Olivia Newton John “la bionda Sandy” di Grease

Olivia la biondissima Sandy, noi di Globe la salutiamo così.
Olivia “Sandy”
Se ne è andata dopo aver combattuto con un brutto male, la mitica Olivia Newton John, al mondo sicuramente famosa come “la bionda Sandy” del musical Grease. Aveva 73 anni, ma nell’immaginario collettivo non ha mai superato i 30. Aveva infatti 30 anni quando, in coppia con John Travolta, raggiunge la fama internazionale. Fama che ha resistito ad almeno 3 generazioni, visto che “Grease” è uno di quei cult che vengono facilmente amati dai giovanissimi di ogni tempo.
Sandy “Olivia”
Olivia, quando venne scritturata per interpretare Sandy, non è del tutto una sconosciuta. Ha già infatti diversi album al suo attivo, alcuni dei quali sono divenuti dei successi, scalando le classifiche. “Have you never been mellow” (1975), è il suo ultimo singolo prima del musical, che si piazzerà primo nella classifica di Bilboard, ed in quella di molti paesi.
Già allora, la cantante si distingue per le sue capacità tecniche nel canto. Non è un prodotto improvvisato dell’industria discografica, ma una vera professionista. Soprano leggero, è in grado di variare da una nota bassa come un Re2, per arrivare al FA#5. È una voce che sa essere emotiva, piena, ma allo stesso tempo graffiante per poi chetarsi in moods più cristallini e dolci.
Di origini britanniche, ha tutte le peculiarità del periodo della grande Inghilterra della musica. Dopo “Grease”, infatti, si cimenterà in una produzione in pieno spirito britannico dell’epoca, ovvero “Xanadu” (1980). Un altro musical, ma con ambientazioni di genere fantasy in pieno spirito anni ‘70 e musiche scritte niente di meno che dagli Electric Light Orchestra. L’opera non raggiunge il successo mondiale di “Grease”, ma permette di apprezzare sfumature diverse della Olivia, artista a tutto tondo.
La ragazza di John Travolta
Se nell’immaginario collettivo lei è “la ragazza” di John Travolta, è interessante sapere invece che i due non si frequentarono mai fuori dal set. Le differenze erano abissali, ma anche molto interessanti perché caratteristiche iconiche della scena culturale del momento. Da un lato, John Travolta, il ragazzo arrivato dal nulla e con niente, di origini italiane e quindi di emigrati. Simbolo di una America che nella Discomusic – genere molto in voga tra musicisti di colore – cercava il riscatto morale dopo i decenni delle grandi tensioni razziali. Ma anche di un approccio estremamente consumistico all’arte musicale, e ad essere una star. Dall’altro lato, Olivia Newton John. Nipote di un premio Nobel, talentuosa e non meno “Pop” di Travolta. Allo stesso tempo, senza mai rinunciare alla giusta dose eclettica propria dei musicisti e cantanti britannici del momento.
Star mondiale che di certo non si è mai sottratta ai riflettori, ma che allo stesso tempo sapeva starci con classe. Ed è con classe che Olivia porta avanti la sua carriera, continuando a produrre album, comparendo di tanto in tanto in collaborazioni importanti.
L’esordio nel piccolo schermo con “American Idol”
Come molti grandi artisti, visto i tempi che cambiano e l’interesse sempre più partecipativo del pubblico verso la musica, anche lei si presta al piccolo schermo.
Lo farà inizialmente presentandosi come giudice in una puntata di “American Idol”, il famoso talent americano che ha fatto poi scuola in tutto il mondo. Successivamente, interpretando sé stessa in alcuni episodi della serie “Glee”, una delle poche serie tv incentrate sulla musica, ad avere successo nella prima decade dei 2000. Diventando anche un cult a sua volta.
Nel tentativo di ricordare Olivia per la sua esuberanza artistica, si è scelto in questo articolo di lasciare a margine le vicende più tristi. Ovvero la malattia che già la visita verso la fine dei primi anni 2000. È proprio la sua forza che in quel momento pare avere la meglio, relegando la malattia ad un ospite indesiderato accompagnato alla porta. Ma non solo. La Newton incanala quella stessa energia e speranza, diventando un testimonial, dedicandosi a sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma le tematiche non riguardano solo la salute, ma anche di altro genere come l’ambientalismo.
Nel 2015 guadagna la Hall of Fame, continuando ad alternarsi tra produzioni sempre più personali (come un duetto con la figlia), e momenti drammatici come la scomparsa della sorella Rona prima, e del fratello Hugh poi.
L’epilogo lo conosciamo, ma come ben sappiamo, la musica rende immortali. Ed è difficile quindi non immaginarsela ora, in uno spazio indistinto tra le strade di “Grease” e le distese di “Xanadu”. Intenta a brillare ancora, come l’abbiamo sempre vista fare mentre era ancora con noi.



