Non più soli: nasce il Villaggio per l’autismo che cambia le regole
A Udine prende forma la comunità “Enzo Cainero”. Il progetto che riscrive il futuro delle famiglie e delle persone autistiche
TAVAGNACCO (UD) – È un comune friulano il cui nome affonda le radici in un’antica denominazione romana. Anche il Villaggio rivoluzionario “Enzo Cainero” prende il nome da una persona reale: un segno del destino, forse. La prima pietra di questo progetto senza precedenti verrà posata il 10 novembre 2025, alle 17:30, in Via Perugia 7 a Feletto Umberto. Sarà la Fondazione Progettoautismo FVG Onlus a dare ufficialmente il via alla costruzione del Villaggio di cohousing “Enzo Cainero”.

Un “Durante di Noi” che diventa realtà
Il dramma del “Dopo di Noi”, che angoscia chi ha figli con autismo, qui diventa “Durante di Noi”. Qui si vive il presente, il “qui e ora”. Le famiglie rimarranno unite quotidianamente e i figli non saranno lasciati soli. Il Villaggio “Enzo Cainero” sarà, ma possiamo quasi dire è, un contesto protetto, e saranno oltre 60 le persone a vivere qui. I genitori potranno convivere con i propri figli anche quando l’età o la salute inizieranno a pesare.
È questa la vera rivoluzione silenziosa, ma che rompe gli schemi. Un modello abitativo e sociale davvero avanzato e riformista, in due concetti: non più assistenza a distanza, ma coesistenza. Si crea finalmente una comunità stabile che supera le soluzioni temporanee. La cosa fantastica, quella che dà valore a tutto, è che è un’idea nata dal basso, dalla disperazione di un gruppo di madri che nel 2006 ha deciso di non aspettare più.

A questo proposito abbiamo posto una domanda alla presidente del progetto Elena Bulfone:
Vent’anni di attesa, ostacoli e sogni: cosa le ha dato la forza per vincere questa battaglia?
«La forza è quella dell’amore vero di una madre e di un padre non solo per il proprio figlio con autismo grave, ma anche per una figlia che ha il diritto di vivere una sua vita piena senza l’autismo e l’imposizione all’accudimento 24 ore su 24. La responsabilità genitoriale non può essere scaricata in linea discendente, è nostra! La partita si deve giocare sul nostro campo, non su quello di chi si è trovato in una situazione che prima o poi lo coinvolgerà ad assistere ben tre persone: i genitori anziani e un fratello autistico.»
Il coraggio di Enzo Cainero e la forza delle madri


Il Villaggio ha preso il nome da Enzo Cainero, e non è un caso. Enzo è stato l’uomo delle “sfide impossibili”. A lui si deve lo spirito che anima questo progetto: visione, ostinazione, amore per il territorio. La sua è un’eredità che vive grazie a questa impresa collettiva, che unisce famiglie, istituzioni, imprese e mondo alpino.
Sempre Elena Bulfone ha risposto alla seconda delle tre domande:
Ha detto che “non separare i figli disabili dai genitori è una rivoluzione umana”. Ci spiega il senso profondo di queste parole?
«Questo Villaggio non è semplice edilizia, è una rivoluzione culturale e umana: un modello per il “Durante di Noi”, perché non vogliamo separare i figli dai loro genitori. Questa faccenda è uno strappo alla vita, i genitori sono i mentori di questi fragili ragazzi, la bussola per affrontare la vita. Lo strappo dalla famiglia anziana è il nodo sul quale spesso si innestano a catena comportamenti problematici da parte della persona fragile, e quindi un aumento dell’intensità di cura da parte dei servizi che spesso sfociano nei TSO, trattamenti sanitari obbligatori e la somministrazione di farmaci. Dobbiamo imparare a rispettare la diversità non solo a parole ma con i fatti!»
Una rete di alleanze per costruire il futuro
Il progetto prende forma grazie anche a una rete di collaborazioni solide: Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Don Carlo Gnocchi di Milano, Associazione Nazionale Alpini, Brigata Alpina JULIA, 8° Reggimento Alpini, imprese locali e finanza etica.
Una capsula del tempo per non dimenticare
Durante la cerimonia sarà sigillata una “Capsula del Tempo” nelle fondamenta del Villaggio. Dentro ci saranno progetti, simboli dei gemellaggi, una pergamena firmata dalle autorità e un mattone decorato dai ragazzi della Fondazione. Un gesto simbolico, ma potente: una promessa di dignità per le generazioni future.
Una cerimonia che unisce istituzioni, sport e cultura
Numerosa la partecipazione di autorità e ospiti:
- Massimiliano Fedriga, Presidente Regione FVG
- Riccardo Riccardi, Assessore Salute e Disabilità FVG
- Sandra Savino, Sottosegretario al MEF
- Domenico Lione, Prefetto di Udine
- Giovanni Cucci, Sindaco di Tavagnacco
- Sebastiano Favero, Presidente Nazionale ANA
- Francesco Maioriello, Comandante Brigata Alpina JULIA
- Lorenzo Rivi, Comandante 8° Reggimento Alpini
- Don Vincenzo Barbante, Presidente Fondazione Don Carlo Gnocchi
Testimoni d’onore: Toni Capuozzo, Stefano Belisari (ELIO), famiglia Cainero, Chiara Cainero, Elia Viviani e Elena Cecchini.
Conclusione con la terza domanda a Elena Bulfone:
Se fosse solo una cerimonia ufficiale, non ci sarebbero volti noti come Capuozzo, Elio, la famiglia Cainero, Chiara Cainero, Viviani e Cecchini. Perché e cosa significa davvero, per voi, questa presenza così riconoscibile e popolare, accanto alle autorità?
«Significa tanto, ne siamo onorati e commossi. Tutti ci conoscono, sanno del nostro impegno 7 giorni su 7, della gratuità assoluta della nostra opera, dei sacrifici della nostra vita, delle fatiche per innovare il mondo della disabilità grave. I campioni dello sport e della vita conoscono le fatiche che si nascondono dietro ai successi e ci stanno accanto per promuovere la nostra opera. Il mondo della disabilità è il fanalino di coda dell’interesse popolare e loro lo sanno e ci aiutano con grande forza e impegno. Grazie di cuore!»



