Marco Sciarretta: un viaggio con la musica Tra Nisida ed Atlantide
Marco Sciarretta

Marco Sciarretta, cantautore milanese e musicista raffinato, scrive brevi racconti in musica, dove protagonista è sempre la vita con le sue tante sfaccettature, con giornate di sole e di pioggia, con cadute e ripartenze, a renderla unica e preziosa. Dopo aver gestito diversi locali dove si faceva musica in Italia, ha collaborato con moltissimi musicisti, scritto per sé e per altri, sognando la “sua Atlantide” ha preso il largo, trovando casa e amore a Tenerife.
Il suo progetto musicale e di vita, prende il nome dal suo primo album Tra Nisida ed Atlantide (dove ed sta a sottolineare il passaggio, la navigazione verso la realizzazione dei propri sogni). Un artigiano della musica, che per lui è il complimento più bello. Marco non “rincorre” quello che va di moda ma lascia che sia la musica, la sua, a guidarlo. Una musica che non conosce la fretta, in cui le note sono in equilibrio con le parole che hanno la loro importanza e che Marco canta lasciando loro spazio e respiro, come alle sue chitarre che sono sempre le vere protagoniste.
Il tuo progetto musicale ha un nome “importante”: Tra Nisida ed Atlantide. Ci spieghi il perché?
Ero innamorato del cantautorato italiano e Edoardo Bennato con la sua chitarra, mi faceva sognare. Nisida, isoletta del meraviglioso Golfo di Napoli, è diventata, idealmente il porto dal quale partire verso il “mare magnum” della musica. Atlantide, meravigliosa canzone di Francesco De Gregori, rappresenta per me la meta alla quale tendere. Tra Nisida ed Atlantide, c’è tutto il mio percorso e una biografia musicale che descrive alla perfezione chi sono.
Cantautore per scelta o destino?
Per soddisfazione personale e per necessità. È il mio modo di comunicare, l’unico che mi appartiene. Sono una persona discreta, alla quale non piace invadere lo spazio altrui e amo la riservatezza. Con le mie canzoni posso dialogare rispettando la mia natura, condividendo le mie emozioni. La mia musica è espressione allo stato puro di ciò che sono, senza trucchi o finzioni.
Che cosa hai trovato a Tenerife? Rimarrai qui o pensi di tornare in Italia?

Qui ho trovato la mia casa e una terra che mi ha saputo accogliere nel migliore dei modi. Ho fatto la mia casa e con mia moglie, il mio nido. Tenerife è la mia Atlantide; mi ha permesso di realizzare i miei sogni, trasformando la mia passione in mestiere. Il clima mite e isolano mi permette di vivere di musica, grazie al tempo buono che c’è quasi tutto l’anno. Ritmi diversi e una pace che mi aiuta a vivere meglio. Mentre siamo al telefono vedo i delfini saltare gioiosi. Sono affacciato su una parte di oceano molto profonda che mi regala ogni giorno delle emozioni incredibili, con i soffi delle balene o il canto dei delfini. Spero di poter portare la mia musica ancora in Italia. Questa rimane il mio amato paese, dove spero di poter far sentire la mia voce.
Artigiano di parole e musica: come nascono le tue canzoni?
Parto sempre dai testi e la musica diventa dopo quasi un divertimento. Ricercare gli accordi più giusti è una fase molto godibile, mi piace giocare con le note, con le linee melodiche. Scelgo sempre che non siano del tutto immediate, ma mi piace che richiedano un ascolto più attento. La cosa che mi frena è sempre l’argomento di cui parlare, questa è la fase del pensamento e ripensamento. Devo e voglio capire se quello che sento, possa essere condivisibile. Ogni tanto però, succede che arrivino di getto, senza se e senza ma. Il grande lavoro lo faccio sulle parole che devono essere semplici, ma con una loro dinamica, una loro metrica. Cercare le parole più giuste non è semplicissimo e richiede tempo. La mia “lentezza” è cura, per canzoni che sono “figlie” da affidare al tempo.
Quali sono le prossime tappe di questo meraviglioso viaggio in musica?
Tre: la prima l’uscita di tre singoli, il primo dei quali legato al mio cinquantesimo Cinquant’anni domani, una tappa importante che mi regala un po’ di tranquillità, una serenità data dall’età e dalla consapevolezza di essere ciò che desideravo. Poi la presentazione del progetto del nuovo disco qui sull’Isola. La terza il portare finalmente la mia musica in Italia, sia in live che partecipando ad una serie di concorsi importanti per il cantautorato.
C’è una canzone in Bianco & Nero, album pubblicato quest’anno, che ti rappresenta in modo particolare. Racconta…
Quelli Di…èuna canzone carina che descrive un certo tipo di persone, una “categoria” dove mi trovo perfettamente a mio agio. Quelli a cui piace stare un po’ indietro, che non amano stare al centro dell’attenzione. Quelli che non vanno per forza andare ad una festa. Quelli che come me, preferiscono il pontile alla spiaggia e amano i tramonti più dell’alba. Un ricordo di quando tra i venti e i trent’anni, sognavo di andare in Spagna che rappresentava per tutti noi, la meta da raggiungere. Una ballata cantautorale con un assolo di chitarra elettrica ed una chicca: tre spezzoni audio di Mediterraneo di Diego Abatantuono, che è e rimane il mio film preferito.
Siamo noi Quelli di Mediterraneo Che piangono e ridono E riflettono e ricordano Siamo noi Quelli che Diego il sergente è come noi
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