L’inatteso cigno nero muta il corso degli eventi nella scuola

Il cigno nero è ancora protagonista all’interno delle pagine di Globe Today’s. È apparso nella moda pochi giorni orsono. Oggi si ripresenta nella scuola. È raro incontrarlo, ma quando accade crea imprevedibilità e mutamenti nella vita di ognuno di noi. Almeno a rigore di metafora.
Agli shock si reagisce innovando
“Agli shock si reagisce innovando”. È l’efficace sollecitazione del Ministro dell’Istruzione Bianchi a non rispondere agli effetti della crisi pandemica sulle Istituzioni scolastiche con un’inutile ricerca di affermazione di modelli passati. Bensì a cogliere la storica opportunità di ripensare davvero e in profondità il modo di fare scuola.
Dopo aver vissuto a lungo e non esserne ancora usciti definitivamente, nella bolla della dissonanza tra la propria natura comunitaria e le misure restrittive della distanza fisica e digitale, affrontando il rischio di snaturamento rispetto al proprio ruolo, la Scuola è oggi chiamata a riappropriarsi, ma con un approccio nuovo, della sua personalità eminentemente sociale, che ha accompagnato la nascita delle democrazie moderne.
Lungo questo percorso, diventa irrinunciabile liberarsi una volta per tutte della rigidità ormai anacronistica della lezione ex cathedra, esclusivamente frontale e trasmissiva, aprendo invece sistematicamente spazi di laboratorialità nella didattica e di mutualismo tra gli studenti.
Il metodo cooperativo
Ricordiamoci che la Pedagogia moderna ha messo in evidenza l’importanza del metodo cooperativo, che favorisce l’attività di gruppo sino a non escludere l’imitazione reciproca. Provocatoriamente, ma in modo sicuramente suggestivo, è stato affermato dai Pedagogisti più illuminati che gli alunni imparano più dai compagni che dagli Insegnanti!
In secondo luogo sarà necessario introdurre o implementare la problematizzazione dei contenuti. Promuovendo il confronto, la discussione, persino la contrapposizione, se regolata dal rispetto reciproco e dalla capacità di accoglienza dei diversi punti di vista. Oltre che dai compagni, i ragazzi, sapientemente guidati dalla regia dei Docenti, imparano dalla capacità di porre domande, piuttosto che dal rituale delle verifiche dello studio individuale e delle risposte attese.
No alla “tripletta ciclica”
È ora di mettere al centro i processi di apprendimento. Liberandoli dal circuito chiuso di quella che è stata definita “tripletta ciclica” – lezione, studio e interrogazione – messa in crisi dalla didattica a distanza. Occorre aggiungere un aspetto fondamentale, opportunamente introdotto negli ultimi Esami di Stato delle secondarie di secondo grado con il curriculum delle esperienze personali più significative: le situazioni di vita degli studenti, spazi di autenticità, il collegamento dell’azione educativa ai loro interessi e attitudini.
Il cigno nero
Come ogni settore della nostra vita, pubblica e privata, nella crisi pandemica anche la Scuola ha incontrato il “cigno nero”, un animale acquatico, elegante quanto raro, che compare, “rara avis”, già nei versi del poeta latino Giovenale. È una metafora antica, che esprime l’imprevedibilità degli eventi, positivi o negativi, e l’impatto che imprimono sulla storia, individuale o collettiva. Il cigno nero non è previsto, poiché si manifesta con bassissima probabilità, ma la sua comparsa può cambiare per sempre il corso degli eventi.
Dall’incontro, anche traumatico, con l’imprevisto, la Scuola è chiamata a essere in grado di rinnovarsi sul serio. È una partita con una posta in gioco molto alta quella attende l’intera Comunità scolastica: Studenti, Insegnanti, Genitori. Potremo vincere solo con la capacità di accogliere nuovi orizzonti e con spirito di squadra.

Dirigente Scolastico


