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“Le Vongole non hanno gli occhi” di Federica Amadori

“Le vongole non hanno gli occhi”

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Cover e autrice

Federica Piera Amadori, la consideriamo soprattutto una scrittrice amica, ma professionalmente è una grande autrice, ha anche scritto per Globe, con un seguito di appassionati follower o se preferite seguaci, che non perdono un solo capitolo dei suoi libri. Come l’ultimo in uscita, dal titolo davvero singolare “Le Vongole non hanno gli occhi”. In realtà un titolo così non ci sorprende, conoscendo l’autrice, lei è così, si esprime e scrive con una personalità molto evidente. È appassionate leggere i suoi scritti, non ci si annoia mai, anzi, se inizi il primo capitolo è matematico che arrivi fino in fondo e possibilmente tutto d’un fiato, perché ti farai coinvolgere. Sono proprio i titoli, un po’ come quando cerchi un film da vedere che ti colpiscono immediatamente.

È il quarto romanzo

Questo è il suo quarto romanzo e non è un caso che la casa editrice che lo pubblica è GOLEM, dove la CEO Francesca Piazza, non si fa mai sfuggire i talenti e normalmente fa centro pieno. Con Golem aveva pubblicato già “L’ora dei cornuti” (2022) e ripubblicato “Gioca con tuo padre” (2023), prima di quest’ultima fatica. Ma Federica ha esordito nella narrativa con il romanzo “Amari spicchi d’arancia” (Le Mezzelane Casa Editrice, 2018). Ecco con l’autrice, siamo di fronte a un personaggio, nel senso che lei li crea e li trasferisce su carta, ma è lei stessa a esserlo in maniera naturale, senza filtri e senza rete, è una genovese “con quella faccia un po’ così”, come scriveva Bruno Lauzi. Le piace mettere in mostra le sue opere, ma non troppo mettere lei stessa in primo piano, nonostante le sue indubbie capacità oratorie e la sua gradevole presenza.

Abbiamo insistito affinché recensisse di persona e in video il suo libro, ma non ci siamo riusciti.  Forse influisce la sua discrezione tipicamente genovese e la sua origine professionale, dopo essersi occupata del restauro di affreschi e stucchi e aver lavorato nel campo della moda, ovvero aver lavorato da dietro il palcoscenico per mettere in mostra la bellezza dell’arte e della moda. Allora abbiate pazienza, come abbiamo fatto noi e accontentiamoci delle sue risposte alle domande, con cui svelerà un po’ di sé stessa e tanto di “Le Vongole non hanno gli occhi” e delle altre sue opere.

L’intervista

Puoi sintetizzare in breve la sinossi di “le vongole non hanno gli occhi”? Cosa dobbiamo aspettarci da questa tua nuova fatica?

“Le vongole non hanno gli occhi” racconta di un’indagine estremamente articolata, l’indagine “Doppia P”, che sviluppandosi su più livelli si snoda attraverso tutta una serie di dinamiche assurde che offrono al lettore una visione di Genova seducente e sordida allo stesso tempo. C’è la città bella e pulita, ma c’è anche la faccia dietro, quella nascosta, dove i fatti succedono ma nessuno ne parla. Scrivere questo romanzo è stata l’occasione per analizzare o vedere il mondo attraverso tante sfaccettature, tanti strati diversi della società, tante tipologie di persone – dal ricco faccendiere pervertito che basa la propria vita sull’inganno al cane rabbioso di tutt’altra estrazione, dal poveretto che è costretto a pescare nel torbido perché vittima degli eventi al dannato che deve colmare un vuoto che gli è rimasto dentro.

Tutti i personaggi del mio libro sono comunque difettosi per una qualche ragione, ognuno con la propria frustrazione e i propri limiti, ma alla fine si rivelano molto più simili di quel che sembrano. Quello che fotografi nei quartieri della Genova bene, dove le signore del Circolo di Golf e Burraco vedono nel pettegolezzo la possibilità di avere un elemento nuovo nella loro vita senza rischiare niente, lo puoi vedere anche in tantissime altre realtà della periferia e non solo. Dal mio romanzo ci si deve aspettare quindi una fotografia, condita con la giusta dose di critica e di ironia.

Gli ultimi due romanzi, “L’ora dei cornuti” e “le vongole non hanno gli occhi”, hanno lo stesso protagonista. Perché’ ripresenti lo stesso personaggio? Era già previsto o è una naturale continuazione della storia?

Era già previsto, l’idea era quella di scrivere una serie di libri che avessero lo stesso personaggio come protagonista. Le diverse indagini che Arturo Bingazzi segue sono infatti il pretesto per mettere in atto questa mia scelta. Va detto che ogni storia ha una trama indipendente e un proprio titolo e, nonostante più personaggi siano ricorrenti, sta in piedi da sola in piena autonomia; non è quindi necessario leggere quella che la precede per comprenderne il contenuto. Per quanto riguarda il terzo episodio di questa sequenza di romanzi che condividono ambientazione, tematiche e interpreti, non ho ancora iniziato a scriverlo ma ho già un’idea che mi frulla in testa!

Chi è il tuo protagonista? Cosa lo rende unico e quali emozioni speri che i lettori vivano attraverso di lui?

Arturo Bingazzi, l’antieroe protagonista del mio libro, è un’ex ricercatore matematico che, messo alla porta dal sistema universitario dopo il periodo del dottorato, si reinventa detective andando a lavorare nell’agenzia investigativa di suo cognato Petunio. E’ un personaggio senza filtri che nella vita di tutti i giorni rappresenta il ciclo della natura che agisce senza consapevolezza: fa quello che va fatto, c’è la volta che fa bene e c’è la volta che fa male, però è quello. Arturo Bingazzi è quasi paragonabile all’inesorabile, alla natura stessa, se deve uccidere una mosca lo fa ma se al posto della mosca c’è un uomo per lui è normale uccidere l’uomo, non vede le differenze perché per lui il bene e l’utile si identificano.

Questo non vuol dire che non sia mai combattuto, a tratti capita che riesca a provare compassione per qualcuno che è vittima di un trauma o per chi vive in perenne soggezione, ma il più delle volte sembra davvero privo di umanità, di empatia, perché gli manca quell’attenzione verso il prossimo che gli permetterebbe di avere una comprensione maggiore delle altrui emozioni.

Continua Federica

Ti faccio un esempio: hai presente quando una persona è estremamente gentile nei tuoi confronti e a te dispiace dirle che ti sta rompendo le scatole? Ecco, laddove tu sopporti per non offenderla, Arturo le dice con assoluta genuinità – come fosse normale farlo – e senza prestare alcuna delicatezza che gliel’ha proprio fracassate! Anche in relazione alle indagini che deve svolgere, le azioni che compie sono per lo più volontario utilitaristiche e, senza troppi dilemmi morali, fa ciò che ritiene giusto. In questo senso è un puro, uno senza sovrastrutture, e lo è anche quando si fa un’idea finita delle persone con le quali entra in contatto: Rosalia è un “bagascione” così come Maria, sua sorella, è tutt’altro che magra.  

La schiettezza è uno dei motivi per cui Bingazzi piace ai lettori, il suo vivere in un mondo strano, fatto di numeri e regole scientifiche mischiati a qualche indicazione di massima, di malintesi e doppi sensi che non è in grado di comprendere, è un altro aspetto che lo fa apparire simpatico. Infine, il fatto che anche per un personaggio come lui l’amore sia la risposta a ciò che gli manca per sentirsi completo, lo avvicina a ognuno di noi.

Le tue pubblicazioni editoriali hanno una cadenza biennale. E ‘stata una scelta pianificata o una coincidenza?

Sono una scrittrice piuttosto prolifica, in sei anni ho pubblicato quattro romanzi e due antologie collettive – peraltro una la presenteremo nella libreria Feltrinelli di Genova tra pochi giorni, l’8 ottobre alle ore 18.00 – ma non ho pianificato nulla, è una coincidenza il fatto che le mie pubblicazioni abbiano seguito un ritmo tanto regolare.

Per concludere, se dovessi definirti con due aggettivi o parole, quali sceglieresti e alla luce di questa intervista, c’è qualcosa che vorresti aggiungere o un messaggio che desideri condividere con i lettori?

Ritengo che i miei punti di vista siano piuttosto manifesti all’interno delle Vongole, una battuta o una stoccata mi hanno permesso di esprimere un giudizio sul cinico, il genuino, il sagace, lo scellerato, così come il ritmo narrativo mi ha aiutato a definire gli stati d’animo dei personaggi che ho raccontato. Il lettore avrà chiare le mie considerazioni sull’amore che dovrebbe essere il sentimento più facile del mondo, ma che si è trasformato in qualcosa di incomprensibile perché, in questo senso, la vita di molti ormai è basata più sull’attrazione fisica e sul togliersi delle voglie che sulla volontà di amare l’altro in modo sincero e comprensivo.

Allo stesso tempo ho però offerto anche un’altra chiave di lettura quando ho lasciato intendere che, se qualcuno è messo nella condizione di vivere un’esistenza che non gli piace, tracciata secondo scelte non sue, costretto in abitudini consolidate, alla fine vorrà uscire da certi paletti per darsi la possibilità di fare altro, rischiando anche di andare oltre.

Non so in quanti riusciranno a cogliere tutti i messaggi che ho cercato di passare nel testo ma uno degli aspetti che più mi piace e più mi diverte dello scrivere è il fatto che un libro è composto anche dall’interpretazione di chi lo legge. L’idea che dentro alle Vongole finiranno inevitabilmente rimandi che vanno oltre le mie intenzioni, perché conditi dall’esperienza del lettore, è intrigante e apre la via a molte inaspettate combinazioni. La vita di un libro è anche questa e se proprio devo condensarmi in due parole, scelgo vivacità e condivisione.

Le prime copie del libro saranno disponibili in anteprima il 6 di ottobre al Book Pride, che si terrà a Genova. La prima presentazione, sempre in anteprima, avrà luogo il 23 ottobre, presso la libreria Feltrinelli di Genova, e sarà condotta da Manuel Bova, anch’egli autore proveniente dai social e ora al suo terzo libro. Successivamente, il libro sarà in tutte le librerie e negli store online a partire dal 9 novembre.  

Pubblicato il: 4 Ottobre 2024
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