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La macchia rossa di Giove, guardiamola con un telescopio

La macchia rossa

Da circa vent’anni la grande macchia rossa di Giove si sta progressivamente riducendo passando da una superficie in grado di “contenere” circa “4 terre” all’attuale 1,2.

Con questo tasso di disgregazione, tra un decennio si sarà ulteriormente ridotta e, alla fine, scomparirà.

Una volta tanto non è l’uomo il responsabile ma un fenomeno completamente naturale le cui cause sono sconosciute.

E’ anche possibile che questo immenso uragano che imperversa da diversi secoli (le prime, rigorose,  osservazioni risalgono al 1830 ma abbiamo risalenti testimonianze  al ‘700 e addirittura  al 1665) riprenda vigore in un nuovo ciclo.

Bisognerà vedere ma, intanto, potremmo avere la fortuna di assistere ad un evento cosmico che accade direttamente sotto i nostri occhi.

La tempesta anticiclonica

Questa tempesta anticiclonica era, ed è tutt’ora, veramente imponente tanto da guadagnarsi il primato assoluto in seno all’intero Sistema Solare.

Troneggia 8 km al disopra  delle altre nuvole (quindi è molto più fredda rispetto al resto dell’atmosfera gioviana)  mentre, a circa 800 km sopra la grande macchia, il calore si impenna a 1300 gradi. Non ci sono teorie definitive, ma la più accreditata suggerisce che siano le onde acustiche create dalla tempesta stessa le quali, salendo, riscaldano l’aria.

In pratica, l’anticiclone produrrebbe un rumore così forte da consentire all’atmosfera di fondere i metalli.

I venti composti da idrogeno, metano e cristalli di ammoniaca, superano i 400 km orari in uno scenario apocalittico mentre alla base della tempesta, ad una profondità variabile dalle 50 alle 100 volte la profondità media degli oceani terrestri, fulmini colossali, in grado di distruggere un’intera città, saettano nel cielo ad una pressione che nessun battiscafo terrestre potrebbe contrastare.

E’ tutto vero

E’ tutto vero: quando si tratta di Giove le scale diventano enormi, ogni cosa assume connotazioni epiche.

D’altronde è il padre degli e gli antichi popoli, notando la sua particolare luminosità, gli avevano attribuito il posto d’onore nelle sfere celesti.

Il perché la macchia sia rossa è ancora un mistero, ma la “solita” teoria suggerisce che dipenda dall’interazione dei raggi solari ultravioletti con alcuni componenti dell’atmosfera.

Ad ogni modo si sta “sfilacciando” perdendosi lungo i bordi lambiti da complessi meccanismi meteorologici

per cui  consiglio a chiunque sai dotato di un telescopio amatoriale di dare rapidamente un’occhiata prima che lo spettacolo cessi o resti appannaggio dei soli professionisti.

Pubblicato il: 8 Luglio 2019
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