“La follia va in scena”

La follia va in scena
Oggi vi parlerò di follia, un tema che sento socialmente molto vicino e la percepisco sempre più nella vita di tutti giorni, osservando volti e azioni. La follia non è solo quella da manuale, legata a uno specifico disturbo di personalità, ma è in uno sguardo, in uno scatto di rabbia, in un tono di voce. Questo quadro, “La follia va in scena”, talvolta è un po’ come camminare, andare al bar e osservare che ci sono strani personaggi: colorati, decadenti, folleggianti d’ispirazione felliniana. Perché’ Fellini diceva: “cerca di accettare la realtà ma anche l’irrealtà”. E dove è la follia? Nel vivere il reale che si trasforma in irreale, surreale, perché spesso non riusciamo a dare spiegazioni a ciò che accade nell‘ essere umano.
“Me ne sto lì seduto e assente, con un cappello sulla fronte e cose strane che mi passan per la mente avrei una voglia di gridare, ma non capisco a quale scopo poi d’improvviso piango un poco e rido quasi fosse un gioco. Se sento voci, non rispondo, Io vivo in uno strano mondo” (Don Backy: Sognando 1974).
La pittura mette in scena una narrazione per immagini
La pittura, come si vede in questo quadro, riesce a mettere in scena una narrazione per immagini, dove l’anima (le figure in volo in alto e in basso a sinistra) si stacca dal corpo e vola libera sopra i personaggi che portano in sé variegati fantasmi psichici. Eccoli, immobili come manichini, congelati nelle loro nevrosi. In primo piano, a sinistra c’è la numero 1500: la “rifatta” (disturbo di dismorfismo), l’illusa dalla ricerca di perfezione. Accanto c’è l’amica, la numero 559: “la bipolare” (sindrome maniaco depressiva).
Scende da un barcone, all’improvviso, la migrante che mai supererà il trauma di essere stata strappata dalla sua terra: il numero 0100 (trauma migratorio). Un giorno, poi, la follia diventa funzionale in un sistema famiglia per sopravvivere e, all’improvviso, lei, la “killer” (la donna criminale di spalle), usa un coltello e dipinge di rosso il palcoscenico.
Seduta, assente “la tossica”, la dipendente (follia chimica). Ora tutti sarebbero pronti sul palcoscenico per danzare la follia, ma sono congelati e statici, perché c’è lui: il 5457. Il carceriere che soffre della sindrome di Lima, con questo disturbo lui diventa empatico con le sue vittime: la rifatta, la bipolare, l’ omicida ,la migrante, la tossica. Lui le controlla ma le ha salvate. ‘’Il mio passato è ormai per me, distante ma ho tutto quello che mi serve, nemmeno il mare nel suo scrigno ha quelle cose che io sogno, e non capisco perché piango” (Don Backy : Sognando 1974) .
Tutti insieme diventano protagonisti, personaggi e interpreti sul palcoscenico della follia, dove “la follia va in scena”
I colori del cuore raccontano la “Follia”
Rubrica ”I Colori del Cuore” di Antonella Iris de Pascale …la follia va in scena




