Ipnosi da mainstream
Ipnosi da mainstream: quando il telegiornale diventa una droga silenziosa

Ci sono milioni di persone che ogni sera, senza saltare un giorno, si piazzano davanti alla TV per “informarsi”. Ma cosa significa davvero, oggi, “informarsi”? Lo fanno mentre cenano, mentre sparecchiano, con i figli che passano, con la mente altrove — ma l’assorbimento è totale. Lo schermo spara notizie, immagini, allarmi, numeri, proclami. E qualcosa, lentamente, si installa.
Quello che pochi osano dire ad alta voce è che ci troviamo di fronte a una sociopatia da esposizione mediatica reiterata, una vera e propria ipnosi da mainstream. Un incantesimo moderno, subdolo, che non ha bisogno di pendolini o di occhi fissi nei tuoi: ti basta accendere il telegiornale. E giorno dopo giorno, la tua percezione della realtà si plasma. Senza che tu te ne accorga.
Il mondo è un inferno. O no?
C’è chi vive convinto che il mondo sia un posto sempre più pericoloso, che Zelensky sia un santo e Putin un folle dittatore. Che Macron sia un avveduto statista e Netanyahu un ardito conquistatore. Che la Von der Leyen l’onestà fatta persona e Trump un arrivista senza scrupoli. Dei nostri politici mi astengo per carità di patria. Insomma, che fuori di casa ci siano solo guerra, fame, emergenza, pandemia, criminalità. Il che è parzialmente vero, certo. Ma è tutto quello che vediamo? No. È solo tutto quello che ci fanno vedere. Ed è qui che nasce il problema, ma, soprattutto, la paura.
La sindrome del mondo cattivo è un effetto studiato da tempo: chi guarda costantemente i notiziari sviluppa un senso di minaccia costante, ansia, diffidenza verso l’altro. Il mondo diventa uno scenario cupo, che ci costringe a rifugiarci in casa, spaventati e confusi. Ecco che allora la TV diventa non solo una finestra sul mondo, ma una gabbia mentale. Perché se vedi sempre e solo disastri, finisci per crederci davvero. E a quel punto, ti fidi ciecamente di chi “ti salva”: gli esperti, i politici, i commentatori. Il messaggio che passa è: tu non capisci, noi sì. Tu ascolta.
Il ritmo dell’ipnosi
Ma cosa rende tutto questo così efficace? Il linguaggio visivo e verbale dei telegiornali segue uno schema collaudato, quasi ipnotico: immagini rapide, sigle martellanti, cambi di inquadratura, parole forti, tono monocorde ma autorevole. Una voce suadente, uno sfondo blu, un messaggio alla volta — e il gioco è fatto.
È la versione virtuale dell’ago ipodermico: il messaggio ti viene iniettato direttamente nella mente, senza possibilità di replica. Non hai il tempo di riflettere, non hai gli strumenti per verificare. Ti resta solo da scegliere: credere o spegnere.
Informarsi o disintossicarsi?
Non è un invito a ignorare il mondo. È un invito a scegliere con attenzione le fonti, i tempi, le modalità. A riprendere in mano il telecomando della coscienza. Perché se è vero che l’informazione è potere, è anche vero che l’informazione può diventare controllo. Soprattutto quando è unidirezionale, reiterata, emotivamente distorta.
La domanda vera è: quante delle tue opinioni sono davvero tue? Quante volte, dopo il TG, hai pensato qualcosa che non avresti mai pensato da solo?
Uscire dall’ipnosi
La cura esiste. È lenta, ma funziona. Si chiama consapevolezza.
Spegni ogni tanto. Fatti domande. Confronta. Leggi anche ciò che non ti rassicura. E impara a distinguere chi ti informa da chi ti manipola plasmandoti. Perché in fondo, anche oggi, non tutto quello che si dice… è davvero detto per farti capire.

Giornalista – Direttore Responsabile Globe Today’s


