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Insegnanti: a proposito della riforma sulla formazione…

Insegnanti: Corso di formazione
Foto By Claude_star

Insegnanti e formazione. Non solo gli alunni devono apprendere. Gli stessi docenti sono necessariamente chiamati ad adeguare il loro compito. L’aggiornamento costante non può che portare a un miglioramento qualitativo del mondo della scuola.

Jaques Delors e gli insegnanti

Jaques Delors è un noto politico ed economista francese, già ministro e presidente della Commissione europea. Ne “Nell’educazione un tesoro”, ha affermato che “una migliore qualità dell’educazione dipende innanzitutto dal miglioramento dei sistemi di reclutamento e di formazione degli insegnanti”. Individuando nell’educazione per tutta la vita la chiave per aprire possibilità di apprendimento per tutti e valorizzare le opportunità offerte dalla Società.

Certamente è innegabile che la professione dell’insegnante esiga un continuo sviluppo di competenze pedagogiche e didattiche. L’attuale avvio della Riforma sul reclutamento dei docenti, con la previsione, dall’anno scolastico 2023-24, di una formazione su base volontaria ed economicamente incentivata, lascia non poche perplessità.

Le perplessità degli insegnanti

Innanzitutto, proprio nel meccanismo di incremento della retribuzione. Nel metodo, essendo un tema contrattuale di discussione al tavolo negoziale con le Parti Sociali e non materia da affrontare con i requisiti di necessità ed urgenza del Decreto legge. Nel merito, poiché, prima della valorizzazione dei docenti formati sarebbe opportuno un adeguamento stipendiale. Per contribuire tangibilmente a restituire dignità salariale a tutto il personale della scuola, reduce da decenni di classi sovraffollate nelle quali è stato necessario, spesso “in solitudine istituzionale”, adeguare il servizio reso ad alunni e famiglie con le misure imposte dalla pandemia. Non solo, ma anche contrastare quotidianamente il disagio crescente degli studenti. Rispondere ad esigenze educative sempre più complesse, dialogare con genitori non sempre disponibili alla collaborazione. 

Sarebbe utile, quindi, non tanto attingere ancora una volta o per una volta al “pozzo di San Patrizio” del PNRR ,il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma necessariamente consolidare investimenti nel bilancio dello Stato in ordine alla categoria del diritto, prima che all’introduzione di un “premio” destinato inevitabilmente ad una sola parte di lavoratori.

La formazione è obbligatoria

Le occasioni di aggiornamento per il personale docente hanno trovato particolare impulso normativo nella Legge 107 del 2015, al comma 124. La formazione viene definita obbligatoria, permanente e strutturale, a beneficio dello sviluppo dell’apprendimento degli studenti.  Tuttavia è esperienza quotidiana che per raggiungere tale obiettivo sia necessaria la crescita di tutta la Comunità scolastica, chiamata a condividere un clima interprofessionale improntato, come sollecita la bozza del testo della Riforma, all’approfondimento disciplinare. Alla progettazione nazionale ed europea, all’inclusione e all’orientamento, all’innovazione didattica.

Per gli insegnanti le esperienze formative sono efficaci in quanto connesse, partecipative e tali da favorire l’interazione con i Colleghi. Per la scuola, in una prospettiva di formazione permanente, lo sviluppo professionale dei docenti è efficace se si colloca in un contesto che agevoli il confronto e la disseminazione delle esperienze. Non piuttosto a percorsi formativi vissuti e premiati in modo individuale, sulla scorta di attitudini o vocazioni personali. Il continuum della formazione di una scuola non è la somma di eventi formativi, bensì la crescita del sistema nel suo complesso. Per migliorare non solo le singole competenze ma la qualità del processo di insegnamento e apprendimento promosso dall’Istituzione.

Il compito del “Comitato di valutazione”

In quest’ottica, assumerà particolare rilievo il compito del Comitato di valutazione. Un organismo interno alle scuole. Chiamato ad esprimersi in merito all’incentivo economico da assegnare in misura forfetaria agli Insegnanti che abbiano superato positivamente un percorso formativo.

Al di là dell’evidente opportunità che, a fronte dell’applicazione di criteri di valutazione relativi all’innovatività delle metodologie, alla qualità e all’efficacia della progettazione, alla capacità d’inclusione, anche i Componenti del Comitato possano preventivamente beneficiare di una formazione adeguata. E’ più che auspicabile che siano posti nella condizione di tener conto della capacità di ricaduta dei risultati della formazione sull’intera organizzazione scolastica. In cui la costruzione di una comunità di classe risulti proficuamente parte di una Comunità scolastica.

La Riforma proposta dal Ministro dell’Istruzione denota una precisa dimensione procedurale, concreta e funzionale. Rimaniamo in attesa di idee costituenti e fondate su un pensiero pedagogico forte. Perché, parafrasando un aforisma attribuito ad Einstein ma comunque quanto mai condivisibile nell’attuale realtà scolastica, la perfezione dei mezzi spesso è a carico della confusione dei fini.