Impattia (Glad and Sorry)

La “impattia” è l’empatia che si prova per qualcuno con il quale si ha avuto un impatto. Incontri un giocatore contro il quale hai giocato molti anni fa e senti qualcosa di particolare. Il contatto fisico è un acceleratore di confidenze. Prova a parlarne a qualcuno che abbia familiarità con l’impattia, farà molti entusiasti sforzi per spiegartela, ma non ci riuscirà. È uno dei sentimenti destinati al dominio esclusivo di chi ne ha avuta esperienza diretta.
IN TUTTI GLI SPORT, MA…
Chiaramente e rispettosamente: succede in tutti gli sport, il re-incontro con qualsiasi ex compagno o avversario diffonde un bel cambio atmosferico, fanno sola eccezione gli invidiosi, gli ex finti campioncini e i/le poveretti/e che giocavano per compiacere qualcun’altro.
Ma quando hai avuto un contatto di spalla, di guantone, di sbilanciamento, la moltiplicazione ormonale è diversa, semplicemente perché il ricordo è attivato ed espanso da ormoni difensivi e distensivi che innescano emozioni permanenti e facilmente riattivabili dall’amigdala.

GLAD AND SORRY
Il mio sentire uditivo e la sua versione limbica si legano a “Glad and Sorry” dei Faces. La connessione viene da un videoclip che io e Daniela (Scalia) avevamo montato a Sportitalia, semplicemente con strette di mano di fine partita, qualche slow-motion senza esagerare (ma per far notare agli spettatori qualche micro espressione del viso).
E “sotto”, ovviamente, questa opera d’arte umana, musicale e psicologica dei Faces di Rod Stewart, Ron Wood e Ronnie Lane (che ogni tanto sogno resuscitato nel mio pub preferito) del 1970. Un giro di piano ripetuto (che forse ha fatto da padre inconscio alla nostra “Cute and Divine”) e le parole semplici che marcano il ritrovarsi dopo un’ostilità non precisata.
“Glad and Sorry” dei Faces: Glad and Sorry

TRA I TANTI ESEMPI
Oyonnax-Perpignan, campionato francese di rugby, grossomodo 15 anni fa. Scrivo a Giampiero de Carli, che all’epoca allenava la squadra ospite. Ci troviamo al piazzale, prima che inizi il “traffico”.
Spiega a mio figlio che tiravo ginocchiate, lui ride e chiede dettagli, sapendo che gran parte dei miei falli erano inconsci e non sono stati memorizzati (da me). Non faccio lo “gnorri”, davvero non ricordo. Mi sfottono entrambi, simpatici, equi, comprensivi e spassosi.
Mi raccontano spesso quelle mie reazioni stupide con simpatia e sorrisi. Io, anche se ricordo vagamente, confermo, perché tutti i racconti grossomodo corrispondono e vengono da persone bellissime, quindi incolpo la confusione che mi annebbiava in partita. Prendo atto, rido e ringrazio, glad and sorry. I miei avversari sono empatici, simpatici e impattici.

Autore TV, Scrittore, Atleta


