Il vero messaggio della Cometa 3I/ATLAS (1)
PARTE 1
La cometa di Epifania
In tempo di Epifania quale miglior argomento può esserci che le comete? Meglio ancora, poi, se la cometa in questione è un’autentica rarità, come 3I/ATLAS, che proprio pochi giorni fa, esattamente il 18 dicembre, ha raggiunto la minima distanza dalla Terra, prima di riprendere il suo viaggio senza fine.
Secondo gli astronomi, infatti, questa cometa ha almeno 7 miliardi di anni. Ciò significa che è nata 2 miliardi di anni prima del Sole e che ha un’età doppia di quella della vita sulla Terra. Inoltre, ha una composizione e delle dinamiche molto diverse dalle comete che conosciamo. Per queste ragioni si ritiene che provenga dall’esterno del Sistema Solare, il che ne fa il terzo oggetto interstellare fin qui scoperto (da cui la sigla 3I).
Dal punto di vista scientifico si tratta davvero di un oggetto molto speciale, che ci permette di gettare uno sguardo ravvicinato sulla preistoria dell’Universo. È un po’ come se i biologi avessero improvvisamente davanti a loro un dinosauro vivo da studiare. Ma a cosa si deve tanta attenzione anche da parte della gente comune, che in genere si appassiona a questi argomenti solo per pochi giorni, mentre di questa se ne parla ancora pur essendo stata scoperta dall’osservatorio cileno ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) il 1° luglio 2025, cioè ben sei mesi fa?

L’ipotesi aliena di Avi Loeb
La risposta è che ciò dipende principalmente dalle stravaganti teorie di Avi Loeb, per cui la cometa potrebbe essere in realtà un’astronave aliena.
Astronomo di grande fama, Loeb è sempre attento e molto interessato al tema della vita nel cosmo. Da tempo è anche membro del SETI Committee, il gruppo di studio interdisciplinare creato nel 1976 dalla International Academy of Astronautics come punto di riferimento mondiale per la ricerca di vita intelligente extraterrestre (l’acronimo SETI significa appunto questo), del quale faccio parte anch’io e di cui ho parlato diverse volte su queste pagine.
Nel 2022 Loeb e altri tre o quattro suoi colleghi hanno perfino proposto di includere tra i temi studiati dal SETI anche gli UAP. L’acronimo sta per Unidentified Aerial Phenomena (fenomeni aerei non identificati) ed è praticamente sinonimo di UFO (Unidentified Flying Object, cioè oggetti volanti non identificati), ma è meno “compromesso”, dato che UFO nella percezione del pubblico è ormai equivalente a “disco volante”.
Progetto Galileo e la scienza controversa
La richiesta è stata respinta, ma nello stesso periodo Loeb ha lanciato presso il Dipartimento di Astronomia di Harvard, di cui era allora direttore, il cosiddetto “Progetto Galileo”, che si propone di studiare principalmente due temi: gli UAP, appunto, e gli oggetti interstellari, a cominciare dall’asteroide ’Oumuamua, il primo in assoluto, scoperto il 18 ottobre 2017 dall’osservatorio Pan-STARRS delle Hawaii.
Fin qui, niente di male. Peccato però che del comitato scientifico facciano parte due personaggi a dir poco discutibili. Il primo è il noto millantatore seriale Luis Elizondo, che fra le altre cose ha partecipato a un progetto che cercava fantasmi alieni (!) in un ranch texano. Il secondo è il celebre ufologo francese Jacques Vallée, autore della cosiddetta “ipotesi parafisica”, secondo la quale gli UFO proverrebbero da un’altra dimensione situata su un diverso “piano vibrazionale”, teoria chiaramente pseudoscientifica, che tuttavia negli anni Ottanta aveva quasi soppiantato quella extraterrestre, che è altamente improbabile, ma almeno non è intrinsecamente impossibile.
Loeb e le anomalie della cometa
Inoltre, basta dare un’occhiata al sito del progetto per rendersi conto che Loeb fin dall’inizio ha dato per scontato che sia gli UAP che ’Oumuamua siano astronavi aliene, pur non avendo nessuna prova, né allora né oggi, che giustifichi tale convinzione. Infine, qualche tempo fa Loeb ha ripescato il meteorite CNEOS, caduto in mare all’inizio del 2014, che secondo lui è anch’esso extrasolare. Ciò è possibile, ma quel che è decisamente meno possibile è che sia un frammento di un’astronave aliena, come sostiene Loeb, sempre senza nessuna prova. E lo stesso atteggiamento lo ha tenuto anche con la cometa ATLAS.
Loeb ha infatti indicato ben 13 caratteristiche “anomale” che secondo lui sarebbero segni della sua natura artificiale e ha annunciato almeno sei o sette volte che essa era in procinto di fare questa o quell’altra cosa che lo avrebbe dimostrato inequivocabilmente.
Ma tali anomalie non sono sorprendenti, data la sua origine lontanissima sia nel tempo che nello spazio, e sono state tutte facilmente spiegate dagli esperti di comete (una sintesi molto chiara si trova in questo articolo di Wired: Inoltre, nessuna delle sue previsioni su ATLAS si è mai avverata. Infine, le immagini riprese da vari telescopi, sia a terra che nello spazio, mostrano che si tratta di un oggetto naturale.
Continua domani…



