IL PARADOSSO DELLA NOSTRA EPOCA – Unfair Value
A Torino, il 21 dicembre, debutta Unfair Value: l’enigma del Vuotista
C’è un paradosso che attraversa la nostra epoca: più misuriamo il valore, meno lo comprendiamo

Viviamo in un tempo in cui tutto ha un prezzo, ma quasi nulla ha un senso condiviso. È forse per questo che certe idee sembrano nascere da sole, senza preavviso, come vibrazioni che si manifestano solo a chi conserva la rara sensibilità di ascoltare ciò che non fa rumore.
Così prende forma Unfair Value, un esperimento culturale che si terrà il 21 dicembre a Torino, negli spazi di Recontemporary, via Gaudenzio Ferrari 12B.
Non una mostra, non una performance, non un’esposizione.
Forse un rito contemporaneo.
.Forse un dispositivo concettuale.
Forse — e non è poco — un’apertura nella trama troppo fitta delle abitudini percettive.
Un nome che è una dichiarazione
UNFAIR VALUE è un titolo che scompiglia.
Evoca una ribellione gentile, ma precisa: la volontà di mettere in discussione l’idea di valore così come il mercato, la cultura e perfino la psicologia collettiva hanno imparato a codificarla.
Chi ha concepito il progetto resta volutamente nell’ombra.
Nessuna leadership dichiarata, nessun curatore ufficiale, nessuna firma in grado di rassicurare la narrazione. Ci si muove tra mezze frasi, ironie, sottrazioni, un gioco di apparizioni e scomparse che è già parte integrante dell’opera.
Un sistema di menti che sembra oscillare tra lucidità artistica e incoscienza visionaria.
Ed è forse proprio questa ambiguità a rendere tutto così vivo.
Il cuore simbolico: il Vuotista
All’interno di questo spazio concettuale emerge una figura: il Vuotista.
Non un autore.
.Non un performer.
Non un protagonista in senso tradizionale.
Il Vuotista è un archetipo: un volto che affiora dal nulla per osservare ciò che la nostra epoca fatica a vedere. La distanza — sempre più ampia — tra ciò che è e ciò che vale.
Il suo sigillo, un punto rosso, è un gesto minimo che diventa dichiarazione poetica: non aggiunge significato, lo rivela; non pretende interpretazione, la rende inevitabile.
Un’esperienza da attraversare
Di ciò che accadrà il 21 dicembre esistono solo frammenti di racconto.
Si parla di una stanza essenziale, quasi ascetica.
Tele che espongono il prezzo come un teorema.
Presenze che non chiedono attenzione, ma la attirano.
Una drammaturgia minima che non vuole stupire, ma spogliare.
L’intenzione sembra limpida: non emozionare, non convincere, non vendere.
Ma mettere in crisi.
Mettere in crisi l’idea di valore.
.Mettere in crisi la sicurezza del numero.
Mettere in crisi quella dipendenza collettiva dalle cornici che usiamo per dare senso al mondo.
È un gesto raro, quasi anacronistico.
Proprio per questo necessario.
Un varco nel calendario
Il 21 dicembre — data carica di simbolismi — si trasforma così in un varco, un punto di passaggio, un luogo temporale sospeso.
Non è previsto un copione.
.Non è prevista una spiegazione.
Non è prevista una narrativa rassicurante.
Il Vuotista non parla: sottrae.
Non dimostra: espone.
Non risponde: interroga.
Il resto lo farà chi entrerà in quella stanza.
E ciò che accadrà, accadrà nel Vuoto.
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Giornalista – Direttore Responsabile Globe Today’s


