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Il mistero del dolore durante una pandemia

Il mistero del dolore durante una pandemia. Un’analisi quasi filosofica, approfondita in modo personale, ma certamente vissuta sulla propria pelle. Scrive ancora per noi di Globe, il Dottor Andrea Fiorina. Precedentemente aveva scritto un articolo importante e di carattere esclusivamente professionale sul COVID-19.

Un’ immagine emblematica

Il dolore compagno scomodo

In questi tempi di pandemia, a causa della malattia da coronavirus, della sofferenza, delle morti di molte persone anche a noi vicine ci viene presentato quotidianamente un fenomeno che tutti crediamo di conoscere, ma che in fondo è sempre un mistero universale per tutti: il dolore, compagno scomodo della nostra esistenza!

Il dolore del parto

Nasciamo con un parto che sicuramente non è piacevole sia per il nascituro che per la madre, non per niente vengono chiamate doglie le fasi che lo precedono. Il dolore del parto è molto intenso, ma non appena la madre vede il suo neonato e lo sente piangere il dolore diminuisce e lascia il posto a una gioia immensa.

Nel corso della vita tutti gli uomini prima o poi conosceranno il dolore e dovranno conviverci, magari con intervalli di relativo benessere. L’uomo di oggi è sempre meno tollerante nei confronti della sofferenza in quanto interferisce pesantemente sulle funzioni fisiche e psichiche e pertanto chiede di eliminarlo o almeno di ridurlo con tutti i mezzi disponibili.

Le medicine per alleviarlo

Gli antichi medici nella descrizione di un processo infiammatorio riconoscevano i sintomi di rubor, tumor, calor e dolor (rossore, gonfiore, calore e dolore), i primi sono ben visibili e manifesti, solo l’ultimo è sempre soggettivo e variabile di intensità nel tempo e nei singoli individui.

Gli studi biologici hanno dimostrato che alla base del dolore vi sono delle sostanze chimiche che stimolano le terminazioni nervose sensitive e su queste basi sono stati preparati dei farmaci per diminuirlo o annientarlo come gli anestetici, gli analgesici, gli antinfiammatori, ma anche interventi chirurgici.

Analisi e aspetti diversi

Il problema del dolore è molto variegato sia nell’intensità che nella soggettività. Una determinata malattia valutata in un medesimo stadio può generare un dolore che presenta un’intensità differente in diversi individui, sicuramente esistono una componente fisico-chimica e una psicologica.

Si è cercato di valutare le caratteristiche e l’intensità del dolore con varie metodiche, ad esempio con scale analogiche, ma i risultati non sono mai tanto precisi e riproducibili: è sempre difficile valutare un mistero!

Il dolore è legato alla memoria e all’esperienza di episodi precedenti. A volte è ricorrente, specie nelle malattie croniche, altre volte si presenta improvvisamente in seguito ad eventi traumatici o acuti ed è sempre una sorta di campanello di allarme verso situazioni che il nostro corpo riconosce pericolose o nocive, quindi è utile!

Dolore come mezzo di comunicazione

Il dolore diventa a volte anche una sorta di mezzo di comunicazione che esprime agli altri sfiducia, melanconia, pessimismo, idee di rovina, idee di colpa e di persecuzione. Talvolta anche sublimazione in casi di particolari di scelte religiose, culturali con pretesti di espiazione delle proprie o altrui colpe, di eroismo, affinamento dello spirito, martirio.

In questi casi questi individui cercano di convincere sé stessi e gli altri che il dolore va accettato con serena rassegnazione finalizzandolo a dei valori di ordine superiore.

Il dolore accompagna l’uomo nella sua esistenza. Viene, va, a volte diminuisce, scompare oppure persiste, spesso interessa anche le persone che sono vicine a chi soffre generando compassione, sofferenza, disperazione, speranza, amore, però in alcuni casi deprecabili anche soddisfazione e gioia per la sofferenza altrui.

Oggi muta aspetto con il coronavirus

Nel caso dell’epidemia del coronavirus esiste un dolore di chi è colpito dalla malattia che varia a seconda della gravità del caso, ma è senz’altro aumentato dalla solitudine dell’isolamento, del trovarsi faccia a faccia con una malattia implacabile, sconosciuta.

In un ambiente insolito, ostile ove gli unici contatti umani avvengono senza neanche poter vedere il volto di chi ti assiste perché è protetto da mascherina, occhiali, tute, calzari.

Solo la voce umana e le manovre mediche possono in questi casi alleviare la solitudine e il dolore, ma la componente ansiosa, depressiva, la paura per il proprio destino aumentano l’intensità del dolore stesso come un altoparlante aumenta il volume del suono.

È sempre un mistero che ci accompagna

Il dolore è sempre un mistero profondo che ci accompagna, ci fa pensare, a volte ci scuote dal profondo, è sempre un’esperienza spiacevole che però può aiutarci a penetrare dentro noi stessi, a capire meglio gli altri. Quando poi passa ci viene in aiuto l’oblio che nel corso della nostra vita ci aiuta a cancellare le esperienze sgradevoli, attenzione però che queste rimarranno sempre in un angolo della nostra memoria e potranno ritornare a galla in determinati momenti, nei sogni, negli incubi, in nuovi episodi dolorosi dando origine a paragoni, a esclamazioni, a nuove emozioni.

Le domande esistenziali

L’uomo davanti al dolore si è sempre domandato:

Perché a me?

Che cosa ho fatto per meritarmi un dolore così grande?

Perché non colpisce solo le persone cattive?

Quanto durerà?

Riuscirò a sopportarlo?

Il mio dolore sarà utile a chi? A me? Al prossimo?

Chi mi aiuterà? I medici, gli infermieri, il servizio sanitario nazionale, i politici? Ma a chi importa il mio dolore che è solo mio e chi riesce a comprenderlo nella sua interezza e complessità?

Domande che trovano risposte a volte solo parziali e sempre soggettive…. e mutevoli nel tempo.

Si nasce e si muore soli

L’educazione, le credenze religiose o meno, la capacità di autocontrollo, di rassegnazione possono essere di aiuto verso un destino, non sempre facile da comprendere e da affrontare. Infatti si nasce soli, si vive in una società, si soffre e si muore da soli.

Il dolore presenta aspetti poliedrici, a volte anche senza che esista una malattia, si inserisce nella nostra psiche, aumenta di intensità fino a farci come impazzire. E’ il dolore che proviamo verso l’ineluttabile, verso la sofferenza di un nostro caro, di un famigliare, di un amico, a volte si accompagna a rabbia, a speranza, ad amore.

Con il tempo, magari davanti a una morte di un proprio caro in un reparto di rianimazione di Covid-19, senza averlo potuto assistere personalmente, il dolore si attutisce pian piano. Il tempo è sempre un gran medico!

Il dolore rimane sempre però nella nostra memoria, nel nostro intimo come una sensazione che non si può descrivere a parole e ci accompagnerà fino alla nostra fine terrena.

Il dolore resta sempre un profondo mistero! forse come la profondità del nostro animo umano!