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I Gemini prima “stallieri”ora pronti a diventare “fantini”

I Gemini - la formazione
La formazione de “I Gemini

I Gemini

I Gemini sono il gruppo musicale composto dal cantante Antonio, da Marco il chitarrista e da Andrea il tastierista. Tutti e tre fanno Sambalotti di cognome. Si perché Antonio e Andrea sono fratelli e il terzo componente è il loro cugino. La loro vena pop rock si sta mettendo sempre di più in luce e all’attenzione del grande pubblico e di conseguenza Globe, curioso su quel che c’è di nuovo nell’aria ha sentito Antonio Sambalotti.

Il cantante racconta la genesi della sua band, in rotazione radio con il singolo Come si fa

Da due mesi sono in rotazione radio con la loro Come si fa. Già da qualche anno i Gemini sono una realtà consolidata nel pop rock italiano, dove si stanno facendo sempre più strada con brani dai testi mai banali e permeati di vita vissuta.

CLICCA QUI e ascolta “COME SI FA”

Dopo aver collaborato, negli anni, con vari artisti tra cui Pierdavide Carone e dopo aver aperto i concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, i Gemini chiudono il 2021 con questa canzone orecchiabile che si fa forza anche di un videoclip significativo. Nelle immagini, infatti, rappresentati di varie arti si esprimono con libertà in un mondo attualmente utopistico, dove tutti ballano in discoteca recuperando un divertimento oggi dimenticato. Ma, soprattutto, recuperando sé stessi in una società sempre più tendente all’omologazione senza motivi concreti.

Antonio, con Come si fa raggiungete un’identità sempre più pop ma soprattutto confermate una maturità importante anche nei testi. Come nasce la canzone?

Sentivamo l’esigenza di raccontarci e, da musicisti, non avremmo saputo farlo meglio se non cantando proprio la libertà di esprimersi di ogni artista. In questo Universo, dove si confondono i confini tra realtà e apparenza, è fondamentale che almeno nel piccolo mondo dell’arte ciascuno possa sentirsi libero di essere quello che vuole. Questo aiuta anche a conservare certi punti di riferimento che altrimenti nella società di oggi stanno un po’ scomparendo.

Siete molto giovani eppure la vostra strada ha già incrociato quella di tanti artisti importanti…

Questo è uno degli aspetti di questo mondo che continua ad affascinarmi e sorprendermi ogni volta: molti incontri arrivano in maniera quasi casuale. Con Paolo Belli, per esempio, ci conoscemmo sui social e da quel momento si interessò alla nostra musica: ricevere i complimenti da professionisti di un certo calibro dà sempre molta fiducia.

Tra i vari protagonisti della musica, anche Bruno Santori. Che incontro è stato con lui?

Quando era direttore artistico di Area Sanremo ci scelse per frequentare la sua Accademia, era il 2014. Un’esperienza importantissima, impreziosita dalla competenza assoluta di Santori e anche dalla presenza di un ospite diverso ogni giorno. Con il Maestro ancora oggi ci sentiamo per scambiarci gli auguri di Natale: una persona estremamente disponibile che sa come aiutare i giovani a relazionarsi con questo mondo tanto affascinante quanto complicato della musica.

C’è un consiglio in particolare di qualcuno che vi portate nel cuore?

Di consigli ne arrivano tantissimi, anche se in fondo il più frequente è sempre quello di rimanere noi stessi. E proprio Bruno Santori ci ha sempre detto di curare ogni minimo dettaglio di arrangiamenti e testi, affinché ci si possa fare ascoltare. Tutto questo, però, sempre rimanendo con i piedi per terra: lui conosce bene gli artisti e sa che dopo un piccolo successo spesso ci si monta la testa. Mi è rimasta impressa, però, in particolare anche un’affermazione di un importante chitarrista…

Raccontacela.

Si tratta di Ricky Portera (chitarrista, co-fondatore degli Stadio, n.d.r.) con cui collaborammo anni fa per uno spettacolo a Perugia insieme a Pierdavide Carone, dedicato a Lucio Dalla. In quell’occasione, emozionati prima della serata, ricordo che durante le prove pomeridiane Portera ci fece trasportare gli amplificatori sul palcoscenico. Di fronte al nostro disagio ci disse: “Prima di diventare fantini, bisogna fare gli stallieri”. E aveva ragione, perché è vero che gli esami non finiscono mai e non si è mai arrivati.

Questo è un bel messaggio: esiste ancora il concetto di gavetta per voi?

Assolutamente. Se vuoi portare a casa un risultato devi sempre allenarti tanto, prima di tutto sui campi da calcio minori.

È una bella metafora che testimonia una certa maturità.

Si matura con gli anni e le esperienze. Mi piace parlare questo linguaggio perché sono stato allenatore di una squadra di calcio di bambini. Ogni bambino cresce l’atleta che sarà domani e aspira a diventare grande con agonismo. Da piccolo quasi nessuno vuole fare il portiere, tutti vorrebbero essere Cristiano Ronaldo. Poi si cresce e si capisce che non c’è solo chi fa gol, ma vi sono tanti ruoli da ricoprire. Così quando si diventa musicisti si scopre che c’è un mondo che sta intorno molto più ampio rispetto a quello che ci si immaginava da piccoli, quando ci si fece comprare la prima chitarra. L’importante è avere sempre voglia di crescere.

Con il calcio avete un rapporto molto stretto: avete realizzato diversi inni…

Sì, noi Gemini siamo tutti e tre tifosi della Juventus e del “nostro” Frosinone, quindi spesso andiamo allo stadio insieme. Ultimamente, in effetti, abbiamo incrementato questa passione con varie collaborazioni. Il primo inno che abbiamo realizzato è proprio quello dell’Aiac (Associazione Italiana Allenatori di Calcio). Ci ha appassionati, quindi, realizzare questa canzone per la quale siamo stati coinvolti da Luigi Giannelli, docente per allenatori. E anche in quel caso ci ha fatto particolarmente piacere ricevere i complimenti di Renzo Ulivieri, Presidente Aiac, che apprezzò il fatto di avere saputo cogliere lo spirito del ruolo del coach.

E poi ci sono gli inni di altre due squadre di calcio.

Esatto, due squadre di calcio a 5: il Real Città dei Papi e il Frassati Anagni, che attualmente gioca in serie C. E anche in questo caso l’inno che abbiamo composto descrive un po’ tutto il loro percorso di sportivi, da quando si è piccoli a quando si diventa grandi e il gioco si fa più “duro”. In ogni sfida, a qualunque età, quel che conta di più è dare il massimo di sé stessi fino all’ultimo.

Anche la strofa di un vostro brano, La mia canzone, dice “Questa notte vincerò la mia partita, anche se la nostra storia è ormai finita”. Come coinvolgeste Alessandro Haber per il videoclip di quel pezzo?

Dopo aver collaborato con Ricky Memphis in un video, ci piaceva l’idea di avere con noi un altro attore italiano importante. Pensammo ad Haber e gli abbiamo mandato un messaggio privato: lui si è incuriosito subito, ha voluto sentire la canzone e conoscere il nostro percorso. Dopo pochi giorni ci disse che canticchiava già la canzone sotto la doccia. E, nella parte di un personaggio che protegge un ragazzo disperato, fu fenomenale come sempre.

Pubblicato il: 27 Gennaio 2022
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