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Guardando l’Italia del Basket mi è tornato in mente che…

Pozzecco Tramontin - incredibile Pozzecco
Ma dai figo: c’è Pozzecco!

Pozzecco e Tramontin … ieri

A margine di un grosso evento targato Vodafone, mi sono trovata – con pochi altri – al campetto da basket con Gianmarco Pozzecco e Luca Tramontin.

Parlo di tanti anni fa, 2012. Si sono messi a ridere, a giocare e sperimentare.

Hanno (abbiamo, perché ovviamente hanno coinvolto tutti, immagina tu, due tipi così… ) provato il basket con il passaggio solo all’indietro, la difesa del rugby applicata alla pallacanestro, i placcaggi, l’inferiorità numerica nei vari sport e, secondo me la parte più divertente, il «TeleQuiz».

Uno chiedeva «tu come difenderesti contro questo schieramento?».

Pozz non aveva nessuna paura del contatto, peccato non avere un video dei suoi placcaggi appena imparati. Si scambiavano idee, battute, impossibile distinguere la profondità tecnica dal senso di cortile, di campetto, che emerge dalle foto.

Voglia di divertirsi e “incrociare”, a proposito di incroci, Pozz faceva le «X» del rugby molto meglio di Luca, immaginarsi le battute del mediano d’apertura Gianluca Veneziano, all’epoca commentatore per Sportitalia ed Eurosport, ma qualche anno prima compagno di squadra di Luca di cui ricordava bene le “non skills”.

Memorabile la frase di Carlo Miccichè (dirigente Mediaset appassionato di basket, per l’occasione senza giacca e in pantaloncini): «Spero che non crescano mai».

Aveva colto il nocciolo adolescenziale di due professionisti con stima reciproca e nessuna esigenza di passare da adulti. E, sperando che «non crescessero», indicava la sua di stima, da grande intenditore di basket e curioso del rugby oltre che della mente umana.

L’evento contemplava anche una telecronaca “live” su schermo gigante alla Triennale di Milano, con Luca e Gianluca che commentavano “fisicamente” per gli invitati, cioè facendo vedere o provare il passaggio o il placcaggio appena visto in Scozia-Italia. Una dimensione fisica, vicina, prossima, confidenziale e molto tecnica.

Una ragazza chiedeva «perché era fallo?» e loro replicavano il “non rotolare via” in mezzo al pubblico.

Ancora adesso persone ce lo ricordano e ce lo ri-chiedono. Non ha avuto seguito, troppo bello, troppo facile, troppo inclusivo. Tenetevi i grandi esperti, i team building farlocchi e i vostri powerpoint, io il senso di squadra e del lavoro lo imparo così.

Pubblicato il: 14 Settembre 2025
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