“Grief & Beauty”: spettacolo oltre ogni limite…?

Grief & Beauty di Milo Rau
Morte praticamente in diretta è quello che si è visto ieri nello spettacolo Grief & Beauty di Milo Rau, regista definito non a caso come il “più scandaloso” (New York Times) e il “più ambizioso” (The Guardian) del nostro tempo. La piece arriva per la prima volta a Genova in occasione dell’apertura della stagione del Teatro Nazionale di Genova, del resto è proprio il teatro guidato da Davide Livermore ad esserne coproduttore italiano.
La scena
Quando il pubblico via via prende posto nella bellissima platea del teatro Modena si trova davanti un appartamento sventrato in cui si vedono, da destra a sinistra, bagno, camera da letto, e cucina. E’ la casa di un vecchio signore che, contorniato da tre amici, sapremo dopo aver deciso di porre fine alla sua vita praticando l’eutanasia. Sul fondale scende un grosso schermo in cui appare il volto sereno di una dolce vecchietta. Lì per lì sembra una foto, ma poi ci si rende conto che muove impercettibilmente le palpebre, quindi siamo davanti ad un video. Bisognerà comprendere se in diretta o meno.
Grief & Beauty spettacolo complesso

Lo spettacolo inizia con grande difficoltà di comprensione da parte del pubblico costretto ad ascoltare una lingua che non è sua (un po’ tedesco, un po’ inglese) e i cui sottotitoli, riportati in basso allo schermo con la vecchia signora, spesso sono coperti dagli attori che si muovono in scena. Ognuni di questi attori (Arne De Tremerie, Anne Deylgat, Princess Isatu Hassan Bangura e Gustaaf Smans) racconta la sua vita, il suo privato, dolori e gioie, ma possiamo senza dubbio affermare che si tratta più di dolori che gioie. I protagonisti ci illustrano anche chi sia la signora sullo schermo: si tratta di Johanna, che affetta da anni da una malattia cronica ha deciso di praticare il suicidio assistito.
Ad un certo punto l’attore giovane accompagna il vecchio signore in bagno, lo spoglia, lo lava accuratamente, lo asciuga e lo riporta a letto. Una telecamera con zoom riprende il primo piano del vecchio che racconta di quando era giovane della sua esperienza come soldato, della sua passione per la recitazione e il ballo.
La telecamera come confessionale e “la fine” in diretta
Questa telecamera è lo strumento a cui fanno riferimento anche tutti gli altri attori, una specie di confessionale o la stanza del Grande Fratello in cui sembra più facile aprirsi e parlare liberamente di sé. Confessioni e racconti di tutti vanno avanti stancamente per un’ora e mezza fintanto che si arriva al momento clou dello spettacolo: lo schermo trasmette minuto per minuto la morte della signora Johanna. Non si tratta di un effetto scenico, ma tutto quanto ripreso corrisponde alla realtà. Il pubblico vede come le viene praticata l’iniezione letale e come piano piano si addormenti fino a rimanere col sorriso ghiacciato (ed agghiacciante) sul volto.

Per fortuna lo spettacolo termina ironicamente con l’alzata da letto dell’attore (a cui per fortuna l’iniezione praticata era solo finzione) che, ricordando l’incontro con la moglie in una sala da ballo, danza sulle note di un tip tap seguito dal giovane attore.
Le reazioni del pubblico e il parere di chi scrive
Ma certo il pubblico non ha dimenticato la scena precedente e quando legge sullo schermo la parola fine non si alza dal posto nè sereno nè contento di aver visto uno bello spettacolo, perchè di beauty nel lavoro di Rau c’è solo il titolo. In questo secondo capitolo della Trilogia della vita privata, il regista svizzero, che tende fino al limite ciò che può essere rappresentato sulla scena, oltrepassa il limite del buon gusto. Temi delicatissimi come il lutto, l’addio, la memoria dinanzi ai momenti finali di un’esistenza non possono essere affrontati sbattendo in faccia al pubblico una ”morte in diretta”.
Certo che la rigistrazione del momento della morte ha avuto il pieno consenso da parte della signora Joanna, ma Milo Rau ci specula ogni volta che il suo spettacolo va in scena. C’è chi, pagando il biglietto, più o meno consapevolmente si trova ad essere spettatore di un evento privatissimo messo in piazza. Provocazione, ostentazione, favoreggiamento alla scelta dell’eutanasia? Non sappiamo, ma certamente uno spettacolo del genere non è nè eticamente corretto, nè di esempio per chi ama la vita e a costo di ogni sacrificio pensa sia giusto portarla a termine fino alla sua fine naturale.



