Evolution Fight e vittimismo mimetico

Dietro le quinte di un evento sportivo il cui circuito ha tappe in posti illustri in giro per il mondo c’è da chiedersi come mai una di queste sia a Rosolini, in Sicilia, in un paese che tutti cercano sulla mappa e poi sbagliano a pronunciare per almeno 5 volte, i veneti dicono Rosolina per analogia, ad esempio.
DUE, 2!
Spiegazione: perché ci sono due persone, ho detto 2 (!), che hanno deciso di fare un’eccellenza di una terra che (è ufficiale) ha tutte le sfortune geografiche, politiche e storiche possibili.
Due persone corredate di una squadra efficientissima che prende il meglio della gestione familiare e informale e di quella professionale, tecnica, medica, sportiva e manageriale. Cuochi, autisti, pugili, baristi (fondamentali nell’equazione sportivo-sociale), e persone comuni con competenze specifiche o generiche.
Ma teniamo ossessivamente in mente il numero di elementi (citazione che spiego dopo) agglutinanti. DUE. Nomi: Bruno Botindari e il nostro ex collega a Sportitalia, Giuseppe Errante.
Bruno è il tecnico della nazionale italiana di Muay Thai Fight 1, il Maestro del Trinacria Team di Rosolini e il proprietario (sì, è proprio suo, l’ha comprato e sistemato indebitandosi per onorare la memoria del nonno) del Pala Tricomi che nell’ultimo sabato prima di Natale diventa il Madison Square Garden di Evolution Fight Winter Edition. Peppe è ring announcer e telecronista, di quelli che si allenano nello sport che commentano per capirlo meglio e imparare i tanti nomi complicati della boxe thailandese, ma si occupa anche della comunicazione, della grafica, del codice con cui Evolution Fight si presenta al mondo: un EVENTO di eccellenza sportiva e organizzativa.
Per vederlo vi rimando a Chili, che ha creduto nel prodotto e nell’abbinamento con Sport Crime e per la prima volta porta un contenuto simile sulla sua piattaforma. Io vi porto invece dietro le quinte.

VITTIMISMO MIMETICO
Ne leggerete spesso, perché Luca Tramontin-Dabs è parte di un’équipe di studiosi sparsi nel mondo (credo non più di 20) che scambiano, catalogano, decodificano le situazioni in cui il vittimismo si mimetizza, vestito da scusa, da ottimismo, da prudenza, e da un milione di altre cose.
Sono tremendi questi studiosi, tengono gli studi per loro stessi, li usano, non dicono il nome dei colleghi. Ovviamente il contributo più ampio da parte di Luca è quello della fase sportiva e del vittimismo sotto-sforzo, ma non mi sembra che abbiano confini netti.
La congiunzione tra i due temi del titolo è semplice: lo sport ha troppo vittimismo mascherato.
Avere un profiler anti-vittimista come Luca ti sconcerta: ti dice in anticipo che un evento si bloccherà per quella scusa, che quella persona troverà un problema enorme in quella precisa data, che quella atleta vuole esercizi di un certo tipo per darti la colpa del mal di schiena, etc. Che quell’assessore darà la colpa al calcio e alla politica, mentre un altro a parità di condizioni farà un evento con mille bambini.
Il nostro diavolo anti-vittima ha detto che a Rosolini c’è stata una disinfezione preventiva, ovviamente fatta da Bruno “BB King” Botindari, altrimenti Rosolini e Las Vegas non sarebbero sulla stessa card.




