Elda Calabrese: l’artista problem solving e il karma
Dalla Lucania al red carpet della Biennale, passando per un lenzuolo rubato alla routine: Elda Calabrese trasforma ogni imprevisto in gesto creativo. A Milano, la sua arte e il suo spirito saranno presenti in un concorso d’arte presso il Circolo Edmondo De Amicis a Milano il 17 settembre prossimo, in una serata che promette bellezza e visione.

Nella sua pittura compie un viaggio interiore
Elda Calabrese non si racconta con le parole, ma con i pigmenti. Originaria di Cersosimo, cresciuta tra scienza e visione, ha scelto la pittura come linguaggio per dire ciò che non si può dire. Laureata in farmacia, artista per vocazione, ha costruito un percorso che sfugge alle etichette.
Le sue opere non decorano: disturbano, interrogano, aprono varchi. I colori, il blu profondo, l’oro, il cremisi, il verde smeraldo, non accompagnano: provocano. Il tratto è attivo, quasi nervoso, e le figure affiorano come apparizioni. Nei titoli che assegna alle sue opere, come Albedo, Neredo, Rubedo o Infinite possibilità 3.0, si scorgono alchimia, trasformazione e senso di libertà.

Ha esposto a Roma, Londra, Parigi. Ha vinto premi. Ma soprattutto, ha saputo costruire un linguaggio che non è alla ricerca di approvazione: cerca contrasto e collisione.
Il gesto che ha fatto il giro del mondo
Poi c’è il lenzuolo. Il furto della valigia sul treno per Venezia avrebbe potuto rovinare tutto. Nessun abito, nessun piano B. Solo un lenzuolo d’albergo e un’idea folgorante: tramutare quell’imprevisto in performance. Il suo innato senso creativo ha risolto il caso, trasformandolo in soluzione e opportunità. Oggi c’è chi viene pagato per questa caratteristica, che nei curricula chiamano “capacità di problem solving”.


Elda ha sfilato sul red carpet della Biennale, dove peraltro nel 2019 ha vinto il premio arte visive con un abito improvvisato, fiero e surreale. “Pensati derubata e vestita con un lenzuolo… ma il karma osserva sempre”, ha scritto sui social. I media l’hanno definita “la regina del karma”. Ma dietro quel gesto c’era coerenza: la stessa che anima le sue tele.
Due minuti con Elda
Dopo le tele, le parole. Dopo il gesto, la voce. Elda Calabrese non si limita a dipingere: sa anche raccontarsi. E lo farà in un breve video girato da lei, senza scenografie né copioni. Solo luce naturale, un’opera sullo sfondo, e la sua voce: quella di chi ha trasformato un lenzuolo in un manifesto.
C’è un’opera che senti davvero tua, non perché sia la più riuscita, ma perché ti ha messo alla prova?
Tutte le mie opere fanno parte di me, perché riflettono ciò che sono e ciò che penso in base al periodo che vivo. Confrontarmi con me stessa attraverso l’arte mi ha portato a una vera crescita personale.
Quando dipingi, i colori nascono dal tuo istinto naturale o sono suggeriti dal soggetto che hai in mente di realizzare?
Dipende dal quadro: alcuni nascono in modo istintivo, altri invece sono pensati in base a ciò che voglio comunicare. I colori, per me, sono emozioni e sensazioni, per questo scelgo sempre con cura come usarli.
Ci sono artisti, di oggi o di ieri, che senti vicini al tuo modo di vedere? Non per imitazione, ma per affinità profonda.
Non ho mai avuto idoli o punti di riferimento assoluti. Certo, ci sono artisti che ammiro per la loro arte o per il modo di essere e comunicare. Ma ho sempre voluto considerarmi “unica”.
Dipingere è sempre stato una forma di comunicazione, ma oggi, in questo decennio così tribolato,potrebbe essere diventato un atto di resistenza? Tu, quando dipingi, stai parlando o stai reagendo?
Per me dipingere è un’evasione dalla realtà, uno spazio in cui i miei pensieri prendono forma attraverso colori o messaggi velati. Quando dipingo faccio entrambe le cose: parlo e reagisco. Racconto ciò che vivo e ciò che voglio trasmettere, ma allo stesso tempo rispondo a quello che la società ci impone. Nei miei quadri parlo di sfide e percorsi che ogni persona deve affrontare per evolversi, indipendentemente dalla classe sociale. Credo che siamo su questa terra per imparare, per crescere come individui e come anime: altrimenti, che senso avrebbe la vita?
Quel lenzuolo a Venezia ha fatto il giro del mondo. Tu, quel gesto, lo hai vissuto come sfida, come istinto o come karma?
Non pensavo di suscitare tanto clamore per aver indossato un semplice lenzuolo, nato in un momento di forte stress. Nella vita sono una persona pratica e dinamica: davanti a ogni ostacolo cerco sempre una soluzione. Solo alla morte non si scappa; in tutto il resto io sono una mina vagante di idee e creatività. Quel gesto è stato spontaneo, figlio del caos che stavo vivendo. Credo nel destino, ma anche nel libero arbitrio: le nostre scelte possono cambiare i piani già scritti. Sono convinta che il karma torni sempre, nel bene e nel male. Io sono una persona altruista e, essendo farmacista, amo aiutare gli altri. Quando lo fai, il karma prima o poi bussa alla tua porta, spesso nei momenti più bui, proprio quando tutto sembra crollarti addosso. E lì comprendi, cresci, ti evolvi.
Elda che parla di Elda: quando non dipingi, dove vive Elda? Nei suoi vizi, nelle sue virtù o in qualche zona di confine?
Vivo in un mondo fatto di pensieri, sogni, paure e sfide quotidiane, ma soprattutto di colori. Amo assaporare il presente per costruire il futuro. Mi perdo tra i tramonti, tra il vento nei capelli, ma sono anche quella ragazza ribelle e allegra che cerca di far sorridere chiunque, con un gesto o una parola. Sono la “folle” del gruppo, estroversa ma anche riflessiva. Odio piangere sul latte versato: preferisco guardare avanti, adattarmi e trasformare ogni situazione. Non amo la routine: voglio che ogni giorno sia diverso, che la vita sia vissuta in tutte le sue sfaccettature.
Hai un progetto che tieni in tasca e non hai ancora raccontato?
Sì, ho dei progetti nel cassetto, ma per scaramanzia preferisco tenerli per me.
Domanda in apparenza semplice, ma non è così. Se qualcuno incontrasse la tua arte per caso, senza sapere chi sei, cosa vorresti che gli restasse addosso?
Vorrei che arrivasse chiaro il messaggio che voglio trasmettere, anche solo attraverso i colori. Mi considero un’artista concettuale e desidero che ciò che comunico tocchi tutti. Non si può piacere a tutti, ed è giusto così: la diversità rende il mondo vivo. Le critiche costruttive le accolgo con gratitudine, perché mi aiutano a fortificarmi.



