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DNA: secondo album di Ghali: inizia la Trap 2.0

DNA l’album di Ghali: ponte tra due poli

DNA: è il secondo album di Ghali. Si parla di “digital divide” e di “musical divide”. In mezzo c’è anche chi media, nel nostro caso, crea un ponte che collega due modi di “capire” la musica. E’ Ghali, almeno secondo il nostro Nadir Moreschi.

Tra “digital divide” e “musical divide”

Si parla spesso del “digital divide”, ovvero la distanza di comprensione della tecnologia, del mondo di Internet e del suo utilizzo tra chi è costantemente connesso, e chi invece non ha la possibilità fisica, o le skills per usarlo. Quando si parla di musica attuale invece, si ci scontra spesso col “musical divide”, ovvero le differenze abissali tra chi “si stava meglio coi Beatles e Rolling Stones”, e chi invece – soprattutto giovani e giovanissimi – vivono ugualmente senza saperne troppo di musica britannica anni ’60, ma sanno a memoria testi Rap, Trap ed Hip Hop attuali.

Il DNA di Ghali e le influenze Trap

In mezzo a questi due blocchi, c’è però un artista, oramai affermato che non ha smesso di voler crescere a livello musicale, e che potrebbe fare da ponte tra i due poli: il suo nome d’arte è Ghali.

Pochi giorni fa ha visto il suo secondo album in studio, intitolato “DNA”, uscire nei negozi e sulle piattaforme musicali online. Se “il secondo album è sempre più difficile, nella carriera di un artista”, come direbbe Caparezza, Ghali non si è fatto mettere paura dal timore di non piacere, e non si è adagiato sul successo del primo album che gli ha permesso di iniziare ad emergere nel panorama Trap/Rap made in Italy. Se “Album”, primo disco del 2017 era Trap a tutto tondo, in “DNA” continuano senz’altro a farsi sentire le influenze Trap, però mischiate con influenze più Pop classiche accompagnate dalla crescita musicale dell’artista milanese. Non mancano generi più ricercati, come le influenze latinoamericane ed africane in “Combo” che vede il feat.di Mr. Eazi, figura affermata dell’Afrobeat.

Non è il solito featuring “tanto per”

La cosa che impressiona all’ascolto di questo pezzo, è il feeling che non si tratti del solito featuring “tanto per”, oppure per strappare quel centinaio/migliaio di ascolti o likes in più, ma che sia qualcosa unito all’anima stessa della canzone e del disco. Con estrema semplicità e senza troppi squilli di trombe, Ghali ci regala una lezione di civiltà attraverso la musica, invitandoci tramite essa a ritrovare radici e percorsi di vita comuni. Lui ci mette la faccia e la voce, e lo fa in modo deciso, capace ma allo stesso modo discreto – cosa che pare quasi un controsenso visto il modo di porsi classico dei trappers/rappers col loro sfoggiare denaro e fama – eppure lui ci riesce in modo genuino.

Boogieman

La stessa “Boogieman”, canzone di punta del disco dalla quale è tratto anche il primo video promo con il featuring (e la presenza nel video stesso) di Salmo, musicalmente coinvolgente, ha invece un significato importante che probabilmente accomuna i due cantanti: l’essere diventati benestanti, ovvero ciò che odiavano (ma che in realtà invidiavano soltanto) quando erano poveri, accorgendosi di quanto ciò ora gli piaccia perchè è qualcosa che si sono costruiti col proprio talento ed il proprio lavoro, e che nessuno gli ha regalato.

Ma le canzoni notevoli sono anche altre, come ad esempio “Barcellona”, con la sua atmosfera più esistenzialista, “Good Times”, che riprende maggiormente i tratti più Trap comunque declinati già in qualcosa di diverso (geniale tra l’altro la breve citazione musicale di “Canned Heat” dell’immortale Jamiroquai), che consapevolmente o meno Ghali sta trasformando mettendoci del suo, se stesso, senza compromessi se non quello di essere se stesso e di farcelo ascoltare.

In fin dei conti quindi “DNA” è un disco di crescita, sia musicalmente che di contenuti nel percorso artistico di Ghali, che vede come punti di forza una rielaborazione dei due elementi sopracitati attraverso l’anima stessa del cantante più che del suo desiderio di vendere. Lui è Ghali, e questa è la sua musica.