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Dieta chetogenica: perdi peso e aumenti l’energia

Dieta chetogenica: piatto con minestra
Foto di Gorsche

Nello scorso articolo ho descritto i benefici della dieta mediterranea, in questo voglio parlarvi invece della conosciuta dieta chetogenica. Sembra una moda di questi anni, probabilmente anche grazie alla diffusione dei social che permette la possibilità di scriverne di “ogni”. In realtà la dieta chetogenica ha origini molto più antiche.

Le origini della dieta chetogenica

Risale agli anni ’20. Le prime applicazioni sono state adottate per trattare l’epilessia farmaco resistente dei bambini. In seguito ha poi trovato applicazione anche nel trattamento dell’obesità con il Prof. Blackburn e ad oggi è stata riconosciuta da diverse istituzioni come l’EFSA (European Food Safety Authority) che ha definito le linee guida per il corretto apporto nutrizionale nelle VLKCD (Very Low Calorie Diet, dieta chetogenica a basso apporto calorico).

NON ESISTE UNA SOLA DIETA CHETOGENICA: ne esistono diverse. A seconda dell’obiettivo da raggiungere e, cosa assolutamente importante, DEVE ESSERE STILATA DA UN PROFESSIONISTA DELLA NUTRIZIONE, previo accertamento della fattibilità. Esistono infatti delle condizioni in cui non si può fare, come ad esempio in gravidanza e allattamento, in insufficienza renale o epatica, disturbi psichiatrici e diabete mellito tipo 1.

La mia esperienza professionale

Personalmente dopo anni di lavoro la ritengo molto valida in alcune patologie, ma non a scopo di dimagrimento. Soprattutto se la persona arriva da un passato di diete fallite in cui il problema principale è un cattivo rapporto con il cibo. Se non si risolvono le cause alla base della fame emotiva e dell’organizzazione il rischio è quello che si possa rivelare come l’ennesima dieta fallita.

In questo caso dal al mio punto di vista e dall’esperienza acquisita in ambulatorio, non ci sono altre strade se non quella di un profondo lavoro di consapevolezza alimentare. Un lavoro da svolgersi su sé stessi, andando a cambiare a piccoli passi e compatibilmente con il proprio stile di vita, tutte quelle abitudini disfunzionali alla base dell’aumento di peso.

Perché si chiama dieta chetogenica?

Durante questo tipo di protocollo alimentare si riducono i carboidrati sino a raggiungere un quantitativo tale che il nostro corpo inizia ad utilizzare i grassi a scopo energetico.
Da questo utilizzo vengono prodotte delle sostanze definite appunto CORPI CHETONICI utilizzati sia dal nostro cervello che dai nostri muscoli a scopo energetico.
Si entra in quella fase che si chiama CHETOSI NUTRIZIONALE. Da distinguere dallo stato patologico di chetoacidosi diabetica, che è una condizione fisiologica e non pericolosa, se controllata da un professionista.

Il meccanismo che si attiva è assolutamente fisiologico. È quello che ha permesso all’uomo di sopravvivere anche nei periodi di digiuno. Nel digiuno quello che accade è che non si introduce cibo e si perde massa muscolare. Nella dieta chetogenica invece si assicura il giusto apporto proteico, proprio per non depauperare la massa magra. Normalmente dopo il raggiungimento della chetosi e del risultato prestabilito, gradatamente vengono reintrodotti i gruppi alimentari evitati, per tornare a una sana alimentazione.

Cosa si mangia?

Nel protocollo chetogenico vengono ridotti drasticamente i carboidrati provenienti dai cereali e dai legumi (la percentuale assunta deriva dal singolo caso).

Quelli che rimangono derivano dalle verdure e da alcuni tipi di frutti, come i frutti di bosco.

Vi potrebbe capitare di trovare schemi chetogenici in cui compaiono i pomodori e altri in cui vengono aboliti, così come alcuni tipi di frutta questo. Questo perché non esiste uno schema univoco per tutti. Affidatevi sempre al professionista che vi segue e che vi saprà dare tutte le delucidazioni in merito.

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La quantità di carboidrati netti potrebbe variare dai 20 ai 50 g. al giorno a seconda del protocollo scelto.

I carboidrati derivano dalle verdure verdi come broccoli, asparagi, funghi, cetrioli, insalata, cipolle, peperoni, pomodori, aglio (in piccole quantità perché uno spicchio contiene 1 gr di carboidrati), cavolini di Bruxelles, zucchine, melanzane, zucca estiva, cavolfiore.

Escluse quelle amidacee come la zucca invernale, i piselli e i tuberi come le patate. In alcuni protocolli sono da limitare le crocifere crude, i peperoni e le melanzane, fagiolini e cipolle.

Tra la frutta concessa troviamo i frutti di bosco come fragole, lamponi, more e mirtilli. Succo di limone o lime che può essere usato per aromatizzare, avocado e cocco (che troveremo anche come fonte di grasso).

Non è una dieta iperproteica

Al contrario di quello che si pensa NON SI TRATTA DI UNA DIETA IPERPROTEICA. Potrebbe esserlo in caso di FAI DA TE. Le proteine infatti si calcolano sulla base del peso ideale da raggiungere.

Tra le fonti proteiche troviamo la carne, il pesce, le uova, i latticini.

La raccomandazione in questo caso è di scegliere prodotti provenienti da animali allevati al pascolo e galline che razzolano a terra. Dato il consumo prevalente di proteine animali infatti la dieta chetogenica non è amica della sostenibilità ambientale nel lungo periodo così come invece la è la dieta mediterranea.

I grassi sono protagonisti

I protagonisti infatti sono i GRASSI. Anche in questo caso la percentuale varia a seconda del protocollo scelto dal nutrizionista di fiducia.

Fonti importanti sono il ghee, il burro, l’olio extravergine di oliva, l’avocado. Il cocco, la frutta a guscio (mandorle, noci, nocciole, noci di macadamia, noci del brasile, noci brasiliane, anacardi, pistacchi, semi (chia, lino, zucca e sesamo), arachidi e burro di arachidi.

Durante il protocollo chetogenico è importante mantenere una corretta idratazione. Le bevande concesse sono l’acqua, il tè, il caffè (non ginseng e non orzo), infusi, bibite senza zucchero.

Tra i condimenti e le basi in cucina, oltre l’olio extra vergine di oliva, il burro e il ghee già indicati nei grassi abbiamo le spezie e le erbe aromatiche, maionese, senape, pesto, brodo di pollo, alimenti in salamoia e fermentati, dolcificanti tra cui la stevia e l’eritritolo.

I campi di applicazione

La dieta chetogenica sta trovando sempre più applicazioni in ambito clinico. Si stanno facendo ricerche su sindrome fibromialgica, sindrome dell’ovaio policistico, malattie neurodegenerative e autoimmuni, diabete ed epilessia ad esempio. I risultati sono promettenti. MA…

Al di là dell’aspetto tecnico e dei risultati che si possono ottenere resta sempre da considerare la FATTIBILITA’ e la sostenibilità per la persona, e il mantenimento dei benefici a lungo termine. In effetti per molte persone risulta difficile un periodo più o meno lungo senza pane, pasta, pizza etc. Sia dal punto di vista del gusto che della convivialità.

Non serve a nulla “farla bene” un mese e poi ritornare alle vecchie abitudini disfunzionali. È uno spreco sia in termini economici che una frustrazione per la persona stessa. Occorre un giusto atteggiamento mentale. Comprendere in maniera precisa come funziona, quali sono le fasi e quanto durerà in modo da potersi organizzare.