Dante sollecita la Scuola…“a riveder le stelle”

Che Dante sia materia di studio nelle scuole è evidente e scontato. Che Dante il “Sommo Poeta” con il suo ‘ultimo verso dell’Inferno della Divina Commedia, sia in qualche modo fonte di discussione in relazione all’argomento più discusso dell’ultimo biennio no. Una ragione c’è e lo capiremo leggendo quest’ultimo articolo della nostra brillante Dirigente Scolastica.
Dante e l’eretico
Come è noto, nel X Canto dell’Inferno dantesco, l’eretico Farinata degli Uberti apostrofa il Poeta in modo sprezzante domandandogli chi fossero i suoi antenati. Quando, improvvisamente, un altro dannato, Cavalcante dei Cavalcanti, chiede a Dante perché, essendogli amico, il proprio figlio non lo accompagni nel viaggio. Cavalcante, poiché la risposta non arriva subito, credendo che quel silenzio possa celare una notizia drammatica, sviene e non riemerge più dalla tomba. A quel punto, Farinata, come se non fosse successo nulla, prosegue il suo discorso. Riprendendolo esattamente dove era stato interrotto e continua a parlare con arroganza dei suoi avi.
Solo il proprio punto di vista
È un episodio della Commedia certamente dei meno cruenti rispetto alle pene inflitte ai dannati nei diversi gironi. Sicuramente uno dei più espliciti sulla disumanità “infernale” che porta con sé l’incomunicabilità. La chiusura alle ragioni dell’altro, la miopia sociale che induce a considerare solo i propri punti di vista.
Sarà per nobilitare il senso di disorientamento che, anche in questa fase di cauto ma progressivo riavvicinamento alla normalità, ancora domina la vita scolastica, ma mi sono spesso sorpresa a rievocare l’episodio dantesco negli incontri, per altro frequenti, avvenuti tra i Dirigenti scolastici e i Rappresentanti del sistema sanitario.
Almeno a due metri
In particolare, uno dei passaggi più recenti, maggiormente contrassegnati dalla difficoltà di condividere ragioni ed esigenze, ha riguardato la questione irrisolta della raccomandazione dei due metri di distanza. “Almeno due metri”, al momento della consumazione del pasto a scuola da parte degli alunni appartenenti ad una classe in regime di auto-sorveglianza. Si tratta di un’indicazione, prevista dalla Nota dello scorso 8 gennaio a firma congiunta dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute. Assai difficile da applicare in moltissime realtà scolastiche, che già faticosamente, date le condizioni strutturali degli edifici, erano riuscite a garantire un metro “tra le rime buccali”.
Così, nonostante dal punto di vista strettamente semantico la raccomandazione poteva anche non risultare vincolante. Molti Presidi non ne hanno disatteso il richiamo. A fronte di una curva del contagio in aumento nel periodo post natalizio, in alcuni casi hanno interrotto il continuum del tempo pieno eliminando la mensa scolastica, con l’introduzione del rientro pomeridiano dopo il pranzo a casa o dell’orario antimeridiano. Una decisione che comprensibilmente ha scatenato la reazione oppositiva da parte di moltissimi genitori. I quali nell’arco di un weekend hanno dovuto rivedere l’organizzazione familiare per osservare le nuove regole.
Scuola e famiglia
Nella trama dell’alleanza tra la Scuola e la Famiglia è stato uno strappo doloroso che attendeva di essere ricucito al più presto. Per questo, quando il Decreto n.5 dello scorso 4 febbraio ha sostituito le procedure pregresse con provvedimenti atti a ridurre le quarantene e ad aggiornare in senso migliorativo le misure sanitarie, molti dirigenti scolastici hanno provveduto a ripristinare la mensa anche in regime di auto-sorveglianza. Tanto più che dei due metri non sussisteva traccia nelle nuove disposizioni.
Eppure, pochi giorni dopo, la distanza dei due metri è stata non solo raccomandata ma prescritta in quanto indicatore nazionale. All’obiezione sull’impossibilità di adottare questa misura per l’assenza degli spazi necessari a garantirla, la risposta è tornata sulle caratteristiche prescrittive dell’indicazione. L’impossibilità di osservare questo requisito nell’organizzazione della mensa è un problema della scuola. Punto.
Spalle larghe tra il sentirsi “piccato” e le citazioni di Dante
Ho riportato solo la questione della mensa scolastica. Sono però diverse le problematiche che le scuole si ritrovano ancora a gestire e che i “chiarimenti” rischiano di rendere ancora più confuse.
A un tavolo telematico mi sono fatta portavoce di una richiesta di delucidazioni postami da alcuni Docenti Referenti Covid, circa l’arco temporale che può intercorrere tra i quattro casi di positività accertati e il quinto caso che fa scattare, dalla scuola primaria, la distinzione tra alunni che possono rimanere in presenza e alunni per i quali si applica la didattica digitale integrata.
Chi mi ha risposto si è detto un po’ “piccato” per la domanda. Sebbene in possesso ormai di “spalle larghe”, avrei potuto rispondere che, come moltissimi Dirigenti Scolastici, ero un po’ piccata anch’io avendo ricevuto a metà febbraio i provvedimenti sanitari che avrei dovuto inoltrare alle famiglie nel mese di gennaio. Essendo ancora in attesa di procedure uniformi per gli alunni dei Poli gravi, esigenti misure particolari per le condizioni legate alla patologia e all’assenza di dispositivi di protezione.
Ma poiché anche le mie spalle sono ormai non solo larghe ma palestrate, quasi olimpioniche, e ritenendo che la mediazione in vista del risultato sia più importante di ogni reazione, ho preferito evocare ancora Dante. Nel suo saggio suggerimento “Non ragioniam di lor…”.

Dirigente Scolastico


