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Beethoven genio nevrotico, instabile e indisciplinato!

Beethoven - tanti Beethoven
Il Maestro, tanti caratteri – By V. Miskinis

Ludwig van Beethoven lo straordinario compositore austriaco, genio e virtuoso della storia della musica, ma anche uomo e in quanto tale con pregi e difetti, nasceva oggi di 250 anni fa…

Beethoven “è” la musica

Nevrotico, instabile, indisciplinato nel suo modo di vivere, oscillante fra l’introspezione malinconica da un lato e l’esplosione di entusiasmo dall’altro, con una stima di sé amplificata dalla solida convinzione del proprio valore, guastata tuttavia dal compatimento di sé stesso. Questo era Beethoven nato il 16 dicembre 1770. Ma diciamo la verità è là, nelle sue note, che troviamo chi è stato veramente. Beethoven è la musica.  Sono le sinfonie, i quartetti, le sonate, che ci rivelano quello che conta di lui, perché dunque cercare altro? ma quando la curiosità va oltre non è difficile fare un’indagine capace di soddisfare la nostra brama del tangibile e del visibile su questo personaggio amato e celebrato ancora in tutti i teatri d’opera.

I segreti di Beethoven svelati dal suo allievo Czerny

Ad esempio da alcuni scritti Carl Czerny (suo allievo e poi collaboratore) si viene a scoprire che Beethoven aveva una stanza squallida e molto in disordine: carte, vestiti sparsi ovunque, alcune valigie, pareti spoglie senza sedie salvo quella del pianoforte. Anche il suo modo di vestire era piuttosto rozzo. Indossava giacca e calzoni del medesimo tessuto, di una ruvida e scura stoffa pelosa, cosa che a Czerny fece venire in mente l’immagine di Robinson Crusoe. I capelli corvini, tagliati alla Titus, a ciocche incolte e folte. La barba, non rasata da giorni, gli rendeva scuro il suo volto. Altro particolare: pare che le sue mani fossero grandi e molto pelose.

La sordità condizionò il carattere

Johann Peter Theodor Lyser, lo scrittore, pittore e musicista danese che ritrasse Beethoven in età avanzata, ce lo mostra come un povero diavolo, dal corpo piuttosto robusto e tozzo e sempre con la barba non rasata. Ma il grande musicista non era sempre stato così: nei primi anni di Vienna, si era tenuto meglio, seguiva la moda, stimolato anche dai suoi continui innamoramenti. Per un certo tempo cavalcava per le vie come un gentleman di città. Ma, questo stile di vita mutò all’insorgere della sua sordità a trentun anni. Come hanno raccontato in tanti, e come rivelano anche certe sue lettere, con la malattia divenne diffidente, scontroso, e in lui andò crescendo la tendenza ad isolarsi dalla vita sociale, addirittura diventò aggressivo nei confronti dei familiari ed arrivò anche ad offendere i suoi migliori amici.

Altro fatto particolare era che non riusciva mai a stare in una casa per molto tempo. A Vienna ebbe più di trenta indirizzi, per non contare i continui spostamenti estivi. Questo suo continuo cambiare alloggio era motivato a dissidi coi vicini, disturbati dai suoi comportamenti eccessivi. La sua indisciplina intolleranza allontanava da lui, prima o poi, qualunque persona di servizio. Ecco perché chi lo andava a trovare non poteva che verificare il disordine in cui viveva.

Se poi si pensa al suo rapporto con gli editori c’è da mettersi le mani ai capelli! Aveva un enorme diffidenza verso tutti pensando di essere vittima di doppi giochi e di essere continuamente imbrogliato, quando fu lui molte volte il maestro del doppio gioco proponendo la stessa opera a più di un editore contemporaneamente.

Beethoven: “la mèta più alta”

Ma certamente a Beethoven poco importava cosa pensassero gli altri di lui in quanto pare affermasse che del mondo poco gli importava perché “ho una mèta più alta “diceva. La sua vita, lo sappiamo, era tutta dedicata all’arte che considerava un dono divino, non un mezzo da cui ricavare gloria e denaro. Sporschil da Prod’homme ricorda la sua straordinarietà: “sebbene sordo, quando si mette al fortepiano e si abbandona alla sua ispirazione, riesce ad esprimersi con dei piani dolcissimi “il che indubbiamente a quel punto faceva dimenticare ogni più ispido comportamento del musicista.

Händel e Mozart per la musica Omero e Plutarco per la letteratura

Di Händel aveva grande ammirazione: “Händel è il più grande compositore che sia mai vissuto. Vorrei togliermi il cappello e inginocchiarmi sulla sua tomba” diceva e gli elogi di Beethoven per Mozart erano addirittura inesauribili. Fu un grande ammiratore degli antichi, Omero, l’Odissea in particolare, e Plutarco sopra a tutti. Aveva una grande considerazione per il mondo anglosassone di cui ammirava la semplicità dei costumi. Insomma i suoi ritratti in vendita nei negozi di musica non gli assomigliano molto se si va a guardare nel fondo della sua anima. Nel silenzio in cui la sordità lo aveva relegato come in un deserto, nessun rumore, nessuna voce umana poteva giungere sino a lui. Solo l’insieme delle dottrine ateniesi si armonizzava col suo modo categorico di assumere la verità morale, di identificare nello spirito nostro una scintilla di Iddio.