All’alba con Tonangelo, il pastore di Posada
Sono le 5 del mattino, è ancora buio, ma Tonangelo, il pastore di Posada, mi aspetta per andare dal gregge di pecore situato ai piedi del monte Longu, dove ci aspetta il “servo pastore“. ( si usa chiamare così in Sardegna il lavoratore che si occupava del gregge per conto di un altro pastore).

Giunti all’ovile, il cane che ha sorvegliato il gregge durante l’assenza del pastore ci dà il benvenuto, scodinzolando felice e fiero per aver eseguito il suo lavoro. Si contano le pecore e, subito dopo, messe in fila in un apposito recinto si potrà procedere alla mungitura. Le operazioni di mungitura sono compito del servo pastore, il quale allinea gli ovini in fila indiana, pronti per poter mettere in azione la macchina con i tubi di mungitura che verranno attaccati alle mammelle della pecora. L’operazione richiede tempo, il gregge è numeroso, ma il latte scorre a fiumi nei secchi in acciaio che Tonangelo aveva predisposto prima.

Mi guardo intorno: il sole sta sorgendo e rivela con la sua luce radiosa un ambiente incredibile fatto di una vegetazione di arbusti e lecci. Il sole ci avvolge e ci scalda, il cielo è azzurro, sembra di essere su un altro pianeta.
Baronia terra aspra e fiera

Questa meravigliosa collina sembra estendersi all’infinito e le rocce sembrano accendersi sotto i raggi del sole. Mi guardo a 360 gradi: intorno a me non c’è nulla e il territorio della Baronia evoca momenti bui, in questa regione dove fino a pochi anni fa era il perfetto nascondiglio dei banditi sardi. Un territorio aspro, duro, che mette a dura prova l’uomo, soprattutto quando le temperature arrivano a raggiungere i 30 gradi alle nove del mattino.

Riempiti i contenitori in acciaio del latte, scopro che i due contenitori da 80 litri sono pieni. Questo consentirà a Tonangelo di fare formaggi di diverso tipo, a cominciare dal famoso pecorino, orgoglio dei latticini della Sardegna, ma anche ricotta, formaggio di pecora e burro. Nel frattempo, le pecore munte sono radunate dal servo pastore in un recinto più grande, delimitato dalle reti dei materassi e da pezzi di ferro.
Il cane, il gregge e il silenzio della valle



Il cane abbaia, ha capito che è arrivato il suo momento e, sotto la guida di Tonangelo, si pone all’ingresso per tenerle in ordine. Benché mi sia difficile capire il sardo, capisco che l’intesa tra il pastore e il suo cane è incredibile e, al richiamo di Tonangelo, il cane raggruppa le pecore pronte per passare la collina e andare a brucare nella piana.
Il sole, ormai già alto, illumina la valle e quello che appare ai miei occhi è una distesa di verde meraviglioso, dove gli animali, seguiti dal cane, pascolano liberamente vicini al letto di un fiume. Il tempo sembra essersi fermato: non ci sono rumori, solo il belare delle pecore e i richiami di Tonangelo per tenere ordine tra gli ovini.
Lo scenario mozza il fiato e i versi emessi dal pastore evocano un ritorno al passato, di un mondo che, benché isolato, dimostra fierezza e orgoglio nel lavoro di pastore, che si tramanda da padre in figlio da generazioni.

Fotografo professionista


