Il caratteriale attraverso l’ovale: #8 Mike Teague
Mike Teague: numero 8

Tra mischia e trequarti, c’è il ruolo importante di piedi, di forza, di mischia. Qui parliamo di Mike Tigue, la terza ala inglese del Glouster, che praticamente non si è mai spostato da lì nella sua carriera e nella sua vita privata. Sulle rive del Severn a sud ovest del Regno Unito. Lui fa parte di questa formazione, di questo “Dream Team”, che si va man mano completando. Assieme a: Il 15:Christian Cullen. Il 14: Patrice Lagisquet. Il 13: Tana Umaga. Il 12: Philippe Sella. L’ 11 Jonah Lomu. Il 10 Stefano Bettarello.Il 9 George Gregan.
La scheda di Mike Teague
Numero: 8
Ruolo: Numero 8 / Number 8 (Loose Forward)
Giocatore: Mike Teague
Aggettivo: il duro

Giocava anche flanker Mike Teague, ma io lo ho fissato nella memoria e nel Globetodays15 come numero 8.
Se guardi la mischia ordinata dall’alto vedi due pacchetti di otto persone fermi, legati con prese precise in attesa dell’introduzione del mediano di mischia e del segnale dell’arbitro.
Il numero otto (per i più stagionati “terza centro”) è l’ultimo da entrambi i lati della mischia, quello che su ordine dalla panchina o (ancora) dal numero 9 può raccogliere la palla e partire per avanzare. Viene da dire “da solo” ma si sa che questo modo di dire nel rugby è fantascienza: certo, i primi due metri il n.8 è destinato a correrli da solo, ma subito ha bisogno del famoso sostegno, per un passaggio o proprio di sostegno nello scontro per la conservazione del possesso di palla.
Niente di offensivo nel chiamare Teague “vecchio bastardo”. Vecchio perché già all’epoca (ha chiuso la carriera internazionale nel ’93 e di club circa un anno dopo) rappresentava la vecchia, istintiva maniera di giocare e anche di allenarsi. Pesi grossi, tronchi di legna in campagna e tutta la poetica che va con questo.
È bastardo, che – attenzione – non vuol dire vigliacco né violento, quelli sì che sono termini negativi.
Teague “the old bastard” aveva il viso già consumato nei primi anni di carriera, giocava e placcava al limite, ma mai gesti viscidi, a great bastard.
Animava la squadra, il suo Gloucester si riaccendeva quando era sotto di molti punti (soprattutto negli epici derby contro Bath) e lui attivava le energie con un placcaggio che adesso si chiama avanzante.
E old style… perché a fine carriera ha aperto dei pub, che consiglio. Classico anche questo.
Cosa raccontava giocando
Direi la mancanza di skills, a patto di ricordarsi che mi riferisco a quel livello, e che quella mancanza di skills farebbe comodo a molti. Raccontava che si può compensare alla mancanza di doti mettendo il triplo degli altri.

Rugbista e Telecronista televisivo


