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Kiefer e Wenders due sguardi

Sergio Schenone inizia la sua rubrica Officina dell’Arte. Lo scopo è fare percepire l’Arte come un patrimonio e una risorsa per tutti, non solo per pochi iniziati, condividendo uno spazio di riflessione dall’ approccio poco accademico ma allo stesso tempo accurato per quanto riguarda le informazioni oggettive, inerenti gli argomenti trattati. Pittura, grafica, cinema, letteratura, poesia e via elencando, sono linguaggi che diventano Arte quando attraverso processi creativi di sublimazione, riescono a raccontare punti di vista unici e irripetibili. Tenterà, in modo inevitabilmente soggettivo, di raccontare i punti di vista che si celano dietro le opere d’arte e le dinamiche spesso imprevedibili che definiscono il codice artistico.

Kiefer e Wenders

Kiefer Angeli Caduti
Kiefer – Angeli Caduti – P.Strozzi

A distanza di poco tempo ho visto prima il documentario del 2023 di Wim WendersAnselm” e poi la mostra a Palazzo Strozzi di Anselm Kiefer. Definire “Anselm” semplicemente un documentario è estremamente riduttivo, poiché andrebbe visto più che come un’opera divulgativa, come una vera sperimentazione artistica in cui il modo di percepire la vita di Kiefer passa attraverso la capacità unica di Wenders di essere evocativo con le sue immagini cinematografiche. Tra le opere recenti del regista tedesco “Anselm” è forse quella più estrema, proprio per la scelta di evocare e non spiegare, suggerire e non dichiarare, in un flusso di suggestioni che comunque riescono a fare sentire vicino un’artista così multiforme e sfuggente.

Anselm Kiefer

Impossibile riassumere senza banalizzare la complessità del percorso artistico di Kiefer, quindi mi limiterò a sfiorare alcuni aspetti della sua arte e della sua vita, a mio giudizio particolarmente illuminanti. L’anno di nascita è un primo elemento da considerare con attenzione, infatti nasce a Donaveschingen in Germania nel 1945; dunque alla fine della guerra e all’inizio dell’elaborazione di una colpa collettiva di dimensioni immani. Kiefer si fa carico in modo spiazzante di questa colpa attraverso la sua arte e nelle sue opere giovanili denominate “Besetzungen” e “Heroische Sinnbilder”, vestendo l’uniforme da ufficiale della Wehrmacht del padre, si ritrae in vari contesti riproducendo il famigerato saluto nazista.

Indossare le scelte del padre, non è una banale provocazione ma la dichiarazione che la colpa non è esterna ma parte di ognuno, quindi il riscatto e l’elaborazione devono passare attraverso la reale consapevolezza che l’abisso nazista è uno stato esistenziale, con cui bisogna fare i conti.

Colpa e riscatto nell’arte di Kiefer

Il tema della colpa e della ricerca di un qualche riscatto, attraverserà tutta l’arte di Kiefer. La monumentalità della sua produzione può essere travisata come una sorta di megalomania ma le dimensioni imponenti di buona parte delle sue opere, sono forse il tentativo di affermare nel modo più maestoso e visibile, l’urgenza di trasformazione e di riscatto dall’abisso. In “Anselm”, in un momento di estrema intensità, viene mostrato l’artista durante la realizzazione di quello che diventerà un gigantesco paesaggio. Paglia, resine, tessuti, asfalto, gommalacca, legno, sono assemblati con un processo dalla potenza ancestrale, in cui un getto d’ acqua e il fuoco di un cannello a gas, trasformano la materia inerte in una rappresentazione figurativa, abbagliante.

Nelle sue opere si percepisce la disperazione delle macerie ma anche la possibilità di riscatto che ha ogni uomo di trasformare e rigenerarsi attraverso l’atto creativo. Kiefer parte dai materiali, dai più semplici e poveri a quelli più ricchi, come l’oro, che lo connette direttamente alla grande tradizione medioevale in cui questo materiale rimandava al divino e alla luce. Non teme il contatto tra alto e basso, povero e prezioso, perché crede che tutto può trasformarsi e proprio gli opposti sprigionano energia vitale.

Nel film di Wenders

Concludo con una delle immagini che più mi hanno emozionato nel film di Wenders; una lunga scena in cui Kiefer vaga in bicicletta solitario in un enorme capannone industriale a Croissy vicino a Parigi, tra le sue opere e un’infinità di altissimi scaffali ricolmi di materiali. In questo spazio che è concretizzazione plastica della sua mente, cerca con pazienza qualcosa sino ad aprire in quella immensità, un cassetto da cui estrae un piccolo oggetto. Non importa cosa sia e a cosa gli servirà ma racconta di una continua ricerca interiore in cui ogni elemento, dal più grande al più piccolo, può trovare una collocazione e dare speranza.

Le macerie sono come il fiore di una pianta; sono l’apice radioso di un incessante metabolismo, l’inizio di una rinascita.” Anselm Kiefer

Sergio Schenone diplomato all’Accademia di Belle Arti di Genova, come pittore ha partecipato a varie mostre e iniziative artistiche e come filmmaker ha realizzato numerosi cortometraggi e documentari. Specializzato in Arteterapia ha pubblicato due libri sull’argomento: “Arteterapia e sindrome di Asperger” edizioni Erickson e “Ogni sguardo è unico” Bruno Mondadori Editore. Docente presso APE scuola di formazione in Arteterapia.

Pubblicato il: 12 Giugno 2025

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