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ZOOM. Focus sulla piattaforma on line che ha fatto BOOM

ZOOM ha fatto BOOM !

Zoom. Boom! Sembra il nome di un video gioco o un gioco di parole. In realtà invece Zoom è il nome della piattaforma di video conferenza on line, che come si dice in linguaggio “slang” sta spopolando, sta facendo “boom”, appunto. Dopo aver parlato di “economia domestica” per gestire economicamente la crisi, oggi approfondiamo come gestire i rapporti a distanza.

ZOOM

Prima del Coronavirus era una applicazione di utilizzo molto marginale, praticamente sconosciuta in Italia ma non meno che all’estero. Il suo utilizzo era principalmente in ambito riunioni a distanza, con frequenza sporadica. Il dominio assoluto delle videocalls di gruppo era di Skype, seguito di recente da WhatsApp, sebbene di qualità inferiore e con un numero massimo di partecipanti molto ridotto. Più utilizzato in ambito relazionale/famigliare, ad esempio, che in quello lavorativo o professionale.

Cambia tutto con il coronavirus

Col Coronavirus tutto cambia, per forza di cose. Comunicare a distanza non è più eccezione o ripiego, ma diventa una necessità a causa dei vari lockdown che si susseguono in tutto il mondo. Molti inoltre, intuiscono che anche con la fine degli stessi, determinate abitudini dovranno cambiare – almeno fino all’arrivo di un vaccino – necessariamente. Ecco quindi che la app in questione, ZOOM, diventa la prima app per videocalls e video meetings di gruppo, grazie ai vari pacchetti acquistabili a disposizione.

BOOM di ZOOM

Gli utenti medi giornalieri, passano dai 10 milioni del Dicembre 2019, ai 200 milioni del Marzo 2020. Il titolo azionario della compagnia, è tra i pochi che nonostante gli effetti negativi della pandemia sulle borse continua a prosperare. Facendo un minimo di ricerca sul web e sui social, si scopre che in effetti Zoom viene usato per gli scopi più svariati. Dalle riunioni di azienda, a quelle famigliari, alla tombolata tra amici, ad incontri tra appassionati di vari hobby o tra fedeli di varie religioni, in sostituzione alle normali riunioni di culto. Una storia di successo inatteso, che tuttavia presenta le sue criticità.

Successo inatteso e criticità

Infatti, proprio la natura cosi improvvisa del boom di utenti, non ha comportato da parte della compagnia – almeno per il momento – una risposta rapida ai molti problemi di sicurezza che la app presenta. Solo in un secondo tempo, infatti, risorse economiche e professionali sono state indirizzate a rafforzare sia gli aspetti di privacy, che di prevenzione da hackeraggi di varia natura.

Zoombombing cos’è?

La problematica principale sotto questo punto di vista è quella dello “Zoombombing”. Fenomeno che consiste in un raid da parte di un singolo o un gruppo di utenti, che individuano il numero di codice di una riunione in atto (facilmente intuibile, poiché si tratta di numeri in progressione). Una volta ottenuto l’accesso, “sparano” insulti a sfondo razzista, immagini pornografiche ed altro materiale offensivo, per poi scappare rapidamente. Se questo può in effetti passare per “ragazzate”, sono invece anche possibili veri e propri atti di spionaggio da parte di hacker professionisti. La causa che favorisce questo fenomeno, è la mancanza di criptazione delle comunicazioni (come ad esempio sono su strumenti come WhatsApp o Telegram) che quindi risultano tracciabili.

Come risolvere il problema della sicurezza

Si tratta quindi di una app “pacco”, poco sicura e da evitare? No. Come al solito in realtà basta prendere alcuni accorgimenti, nemmeno troppo difficili:

1 – Non rendere pubblico il proprio numero ID di conversazione. Inviatelo personalmente agli invitati.

2- Mettete una password alla conversazione, ed anche questa inviatela solo agli invitati.

3 – Impostare la possibilità di condivisione del proprio schermo solo da parte di chi ospita la chiamata.

4 – Usate l’opzione “Waiting Room”. In tale modo avrete la possibilità di accettare le richieste di ingresso nella chiamata.