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Walter Albini il padre del pret-a-porter italiano

Walter Albini

Walter Albini - foto di Albini
lo stilista Albini immagine di repertorio

Walter Albini : “Per me ogni vestito ha una storia: d’amore, di rabbia, di violenza.Ogni vestito è un momento, una persona, un posto e ogni vestito ha il suo ruolo, come in teatro.Per cambiare vestito bisogna cambiare attitudine e spirito e entrare in una nuova ‘parte’.Ogni volta, ogni stagione, ogni collezione

 Lo stilista

Lo “Stilista”, termine per lui coniato dalla storica giornalista di Vogue, Anna Piaggi che con i suoi articoli lo farà identificare come il padre del prêt-à-porter italiano, colui che portò la moda dagli atelier alla strada, regalando a tutte le donne il sogno di poter vestire abiti griffati.

Un genio troppo a lungo dimenticato. Ricordato ingiustamente solo tra gli addetti ai lavori o i grandi appassionati del genere.

Gli esordi di Walter Albini

Walter Albini nasce a Busto Arsizio il 3 marzo 1941, sotto il segno dei pesci che per chi crede all’astrologia è un segno di grande sensibilità, buon gusto e creatività.

Nonostante la famiglia benestante cercasse di indirizzarlo verso studi classici, decise non senza scontri con i famigliari di frequentare l’Istituto d’Arte, Disegno e Moda di Torino. Ai tempi era l’unico soggetto di sesso maschile frequentante. Il suo genio si rivela prestissimo, tanto che a 17 anni già collabora con prestigiosi giornali e riviste pubblicando schizzi dalle sfilate di alta moda di Roma e Parigi, dove sceglie di restare a lavorare per 4 anni al termine degli studi.

Magico fu l’incontro negli anni parigini con Coco Chanel spesso fonte di ispirazione (come per moltissimi tra i più grandi stilisti conosciuti).

Nel 1963 firma la sua prima collezione, per Gianni Baldini.

Ma Parigi regala ad Albini anche un altro grande incontro che segnerà la sua straordinaria ascesa anche in Italia. Krizia, al secolo Mariuccia Mandelli gli offrirà una grandissima opportunità di collaborazione. Tre anni di successi e sperimentazioni dove Albini metterà a frutto tutto il suo genio.

Walter Albini - Krizia
Krizia1989- by Manuelarosi ( lic. CC BY-SA 4.0)

Alla fine degli anni ’60 è richiestissimo da tutte le principali case di moda italiane. Collabora con tutte le case più importanti, tra cui Etro conosciuta per i suoi tessuti stampati.

La nascita del pret-a-porter

All’inizio degli anni ’70 Walter Albini si afferma come il più celebre tra gli stilisti e inizia a contemplare l’idea di realizzare una propria maison.

È il 1971, Albini realizza una linea completa fatta di giacche, maglieria, abiti, camicie e decide di cambiare le regole del tempo che volevano Firenze capitale del Fashion. Presenta la collezione a Milano, nella storica sede della Società del Giardino a palazzo Spinola, creando di fatto la prima “settimana della moda milanese”. Seguito con grande entusiasmo da Krizia, Missoni, e altri noti brand dell’epoca, Milano si consacra nuova “capitale della moda”.

Questa scelta azzardata di portare la moda fuori dal contesto cui era inglobata fino ad allora sancisce di fatto la nascita del prêt-à-porter italiano. La moda non sarà più appannaggio degli atelier e delle classi sociali più abbienti, ma si avvicinerà alla gente comune. La sfilata sarà un successo straordinario e Albini sarà di fatto osannato dalla stampa italiana ed estera.

“Le spose e le vedove” e il “Total look”

A Walter Albini si deve molto nel mondo della moda non solo a livello stilistico ma anche produttivo e di marketing, attraverso la pubblicazione dei suoi disegni.
Tra le sue collezioni più note “Le spose e le Vedove”. Otto modelle in abito da sposa rosa lungo e otto vedove in abiti neri corti.
Nella collezione di ispirazione “Preraffaellita”, Albini coniuga alla perfezione moda e arte mostrando al mondo l’altissimo livello culturale che lo contraddistingue.

Dalla collaborazione storica e di lungo corso con Etro nascono le collezioni “Le Bandierine” e “Le Marinarette” con richiami ai bozzetti di Coco Chanel.
A Walter Albini si deve anche la geniale intuizione di proporre il “Total look” di un solo stilista, ovvero la realizzazione di capi e accessori per comporre il look da cima a fondo.
A tal proposito scelse di avvalersi di grandi collaborazioni. Lancia nel mondo della moda nomi destinati a restare in futuro nel gotha ristretto dell’élite, come Gianfranco Ferrè nato come designer di accessori.

Agli anni della crisi risponde con il genio

La metà degli anni ’70 segna fortemente il tessuto economico italiano, sono anni di grande crisi dopo l’eccezionale boom del dopoguerra, e la moda non fa eccezione.

Walter Albini inizia a viaggiare.  L’ Oriente lo affascina e da quei viaggi trae ispirazione per nuove collezioni, che devono necessariamente avere una spinta diversa per tornare ad avere successo.

Per far fronte alle difficoltà economiche Albini ci mette il genio che da sempre lo accompagna presentando le sue collezioni che dal 1974, separeranno l’uomo e la donna, in grande anticipo sui tempi. Le presentò in location speciali e fino ad allora impensabili. Come una trattoria in Brera, dove lui stesso si presenterà in veste di modello ispirandosi agli abiti del Duca di Mantova. Il ristorante di Elio Fiorucci (clicca e leggi l’articolo su di lui) dove istallerà busti beige e neri con la riproduzione della sua stessa immagine.

E ancora la Galleria Anselmino, la galleria Eros dove scandalizzerà l’opinione pubblica mettendo in mostra riproduzioni di falli personalizzati con nomi di amici e personaggi celebri. Ancora a Palazzo della Permanente o alla Rotonda della Besana.

Non solo abiti in queste speciali location, ma anche arte e complementi di arredo, a volte discutibili, che riproducono tessuti stampati sui suoi geniali disegni ispirati a murrine, paisley, motivi cachemire.

Il carattere difficile rompe l’idillio

Albini ha un carattere difficile, capriccioso, è spesso in guerra con la stampa e l’opinione pubblica, e piano piano l’idillio con le stesse si rompe, portando il grande stilista verso l’oblio.
Deluso dal difficile rapporto che si è venuto a creare con i media e il pubblico, Walter Albini inizia lentamente a perdere la vena creativa e la motivazione che fino a quel momento lo aveva spinto verso il successo.

Muore nel 1983 a soli 42 anni, dimenticato dal grande pubblico e dai media, un nome ormai noto solo agli addetti ai lavori.

I capi e i meriti di Albini che hanno segnato la moda

Walter Albini, il genio troppo avanti per i tempi in cui è vissuto resta, ancora oggi un nome conosciuto solo dagli addetti ai lavori. Però se oggi possiamo parlare di “prêt-à-porter” tanto caro alle influencer la cui idea di moda è solo cambiarsi d’abito, il merito lo si deve attribuire proprio a questo stilista.

Rivediamo alcuni dei capi che Albini ha lasciato alla moda. Spicca sopra tutti la giacca-camicia, la giacca morbida e destrutturata che sarà in seguito ripresa da tutti i big della moda italiana. È stato il primo a regalare alla donna una nuova immagine, portandola a vestire in giacca e pantaloni, cavallo di battaglia successivamente di Giorgio Armani.

Ha portato in passerella lo “chemisier”, amatissimo nella moda francese, “presentissimo” ancora in molte collezioni dei giorni nostri.

Ha creato il “Total look” firmando intere collezioni dall’abito al più piccolo accessorio. E’ l’inventore di un nuovo modo di fare sfilate, utilizzando brani musicali del momento e facendo esibire le modelle a ritmo di musica. Ha scelto luoghi inusuali e impensabili per l’epoca, creando di fatto la prima tipologia di “fashion show” che hanno reso la “Milano Fashion Week” una delle più importanti al mondo.

Con Walter Albini sono comparsi per la prima volta in passerella i pantaloni larghi, le scarpe bicolore, i bermuda (n.d.r. beh forse qui qualcosina da dire ce l’avremmo però…). I primi berretti “sloutchy” in maglia. I primi anfibi, impensabili fino a quel momento ai piedi delle donne, mixando con naturalezza e semplicità arte, cinema, moda, cultura e viaggi, ispirandosi per primo al folk presente nel mondo.