Walt Disney. Scopriamo la sua passione per la danza
Walt Disney visto in un’ottica davvero particolare. Al di là della fantasia che lo contraddistingueva e dei suoi “favolosi” cartoon. Walt amante della danza, proprio come l’autrice di questo pezzo. Inevitabile che dovesse essere rappresentato in questa luce proprio da lei.

A Chicago nasce Walt Disney
Il 5 dicembre 1901 a Chicago nasceva Walt Disney, l’inventore di Topolino. Chi non conosce questo signore che oltre ad essere un disegnatore di grande talento è stato un grandioso ed abile imprenditore, produttore cinematografico, doppiatore e cineasta? Ma sicuramente non tutti sanno che Walt maturò la decisione di sperimentare la produzione di cortometraggi di animazione all’interno del garage del fratello Herbert, in cui egli viveva insieme all’altro fratello Roy. In questa piccola ma ingegnosa officina d’arte, vennero alla luce i cartoons di successo. Seguendo il consiglio del fratello i Disney si trasferirono ad Hollywood nel luglio 1923, dove fondarono i Disney Brothers Studios. Nel 1926, la società mutò la denominazione sociale in Walt Disney Studios. Infine, nel 1928 gli Studios si trasformarono nella Walt Disney Productions.
Qualcosa di particolare
Ma oggi vogliamo mettere in evidenza qualcosa di particolare che riguarda Disney, ovvero che, pensateci bene, tutti i suoi personaggi danzano. Topolino balla il tip tap in “Through the Mirror” (1936) e in “Musical Farmer” (1932) gli animali ballano grottescamente, in “How to Dance” (1952). Pippo si cimenta in scatenati fox trot. Topolino è la propaganda animata dell’American way of life del New Deal rooseveltiano e la danza è una sua abilità simbolica: Topolino riesce in tutto quello che fa, ballo compreso. Tutti ballano e sembra proprio che non ne possano fare a meno, perché la loro essenza, o meglio la loro anima, è il ritmo.
In “Fantasia” (1940) si ha l’apoteosi di tutto ciò. La musica riarrangiata di Leopold Stokowski, fa da filo conduttore ad alcuni episodi interessanti dal punto di vista della danza. Sono almeno quattro i tipi di musica, e quindi di ballo, nel film. La musica che racconta una storia, la musica assoluta, la musica-balletto e la musica-balletto con intenti parodistici. Musica, canto, dialogo, gesto, danza. Tutto in Disney è volto a umanizzare i personaggi, per offrire non il reale così come è, ma una sua caricatura, ancora una volta l’impossibile plausibile.
La danza abbonda
In queto film la danza abbonda. Le danze animate sono sei, basate sui balletti della suite dello “Schiaccianoci“, opera tratta da un racconto di E.T.A. Hoffmann. Lo spirito dell’episodio aderisce alla matrice romantica nell’evocazione di un cosmo naturale seducente e senziente, traboccante di fate, fiori, piante, pesci, funghi, stagioni che danzano. Contiene una “danza russa” (cardi e orchidee), una “danza araba” (le pescioline) e una delle sequenze animate più celebri della storia, la “danza cinese” con i piccoli funghi.
La “danza cinese” fu aggiunta su richiesta espressa di Walt Disney a partire da un bozzetto lasciato da parte. L’idea per la “danza russa” venne in mente ai disegnatori osservando alcuni cardi nel parcheggio degli studios. La suite è senza dubbio l’episodio più avulso e poetico del film. L’approccio sinestesico raggiunge qui una raffinatezza mai più eguagliata, specialmente nel segmento finale “Il valzer dei fiori,” dove il ritmo autunnale di arpeggi, fagotti e flauti si sposa perfettamente con la doratura, i volteggi e la caduta delle foglie.
L’apprendista stregone
Un altro pezzo forte, nucleo originario di “Fantasia” è “L’apprendista stregone” di P. Dukas. L’ opera di Dukas si ispirava a un poema di Goethe, a sua volta preso da un racconto di Luciano di Samosata, a sua volta sentito chissà dove. “L’apprendista stregone” segna l’inizio della collaborazione tra Disney e Stokowski (1938). Per l’occasione l’animatore Fred Moore ridisegna Topolino, dotandolo per la prima volta di un paio di pupille. Secondo Willis (1987), la relazione apprendista/stregone esemplifica il rapporto schiavo/padrone nelle logiche di produzione capitaliste. Mentre l’incantesimo simboleggia il dominio tecnologico che trasforma la manodopera in un proletariato robotico. Indubbiamente salta all’occhio che l’episodio altro non è che una satira del dispotismo aziendale. Consideriamo che Yensid, il nome dello stregone, è l’esatto contrario di “Disney.” Meraviglioso il ballo delle scope che si moltiplicano all’infinito buttando nel panico il povero Topolino.
La danza delle ore

Nella “La danza delle ore“ troviamo la danza a tutti gli effetti, anche se ad interpretare il noto balletto all’interno de La Gioconda di Ponchielli sono gli animali. Il modello disneyano infatti ripropone tutto in chiave parodica. La danza è divisa in quattro parti: struzzi al mattino, ippopotami nel pomeriggio, elefanti al crepuscolo, alligatori di notte. Coreografie e colori seguono lo schema. Al mattino passi slanciati e tinte algide, nel pomeriggio colori vividi e danze dondolanti, al crepuscolo tinte sfumate e piroette, di notte forti contrasti e le movenze sinuose e ficcanti degli alligatori.
La prima ballerina struzzo, mademoiselle Upanova, è un omaggio a Irina Baronova, che eseguì davanti ai disegnatori le cinque posizioni di base del balletto classico vestita di piume di struzzo. L’ippopotamo Giacinta posa come la Maya desnuda. Ben Ali Gator è un incrocio tra Saladino e Casanova, l’étoile Elephancine allude al coreografo e danzatore georgiano George Balanchine. La mole di elefantesse e ippopotami accentua l’aspetto comico della sequenza, pervasa di un’ironica leggerezza che “viene illustrata musicalmente sia mediante l’uso di fraseggi veloci di arpa clarinetti o violini sia attraverso ritmiche figurazioni attribuite a corni o fagotti, dal timbro più scuro ma non per questo poco agili” (Di Turi 2011, 87).

The Skeleton Dance
Ma va anche ricordata The Skeleton Dance, La danza degli scheletri, iniziata nel gennaio 1929 con Ub Iwerks, la prima Silly Simphony prodotta da Walt Disney (le Silly Simphony sono 75 in tutto, furono prodotte dal 1929 al 1939). L’idea era nata dall’immaginazione di Carl Stalling e dal desiderio di Walt di sperimentare qualcosa di diverso dai suoi lavori precedenti, in particolare ad affascinarlo erano i lavori che fondevano musica e animazione. Delle musiche si è occupato lo stesso Stalling, mentre il tema che accompagna la macabra danza è ‘La marcia dei Troll’ del compositore norvegese Edvard Grief. La danza degli scheletri aveva tutto. Aveva il charleston, aveva uno scheletro che ne usa un altro come xilofono, aveva il giro girotondo e aveva un po’ di sana violenza sugli animali (il gatto strimpellato come uno strumento musicale è un classico, Topolino l’ha fatto per anni).
Un piccolo gioiello di humor nero nel periodo in cui la Disney liberava la fantasia senza fermarsi al politicamente corretto. Rispetto ad altri corti coevi suoni e immagini si sposano perfettamente e non annoiano, tra tante invenzioni visive simpaticamente ciniche. C’è anche una sua coerenza narrativa al centro del cartone, con un inizio e una fine ben precisi. Nel febbraio 1931, il New York Times ha riferito che il film era stato vietato in Danimarca per essere “troppo macabra”.
Una sequenza simile, è stata ripresa più tardi nel corto The Haunted House, dello stesso anno, in cui è Topolino in carne e orecchie a dover suonare la musica di accompagnamento per una danza macabra di scheletri dopo essersi incautamente fermato in una casa abbandonata.
Walt e il balletto che fa sognare i grandi
Insomma sembra chiaro che Walt Disney, colui che ebbe l’abilità di concretizzare le fantasie di ciascun fanciullo, amasse molto il balletto che fa sognare anche i grandi.



