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Volare nel blu dipinto di blu, ma non con l’aereo

Volare con la fantasia si può – Foto Cheminot

Volare nel blu dipinto di blu. Naturale come bere un bicchiere d’acqua, viene in mente la canzone del grande Modugno. Ogni riferimento è casuale? Non le considerazioni, sempre attente del nostro Dan Cooper.

Volare, ma di meno

Il crollo della domanda nel mercato del trasporto aereo sta determinando perdite consistenti alle compagnie e, alla lunga, ridisegnerà il panorama internazionale della mobilità. Le ragioni che hanno prodotto questa condizione sono molteplici: la paura dei passeggeri di trovarsi chiusi in gran numero all’interno ambienti ristretti come può essere la cabina di una aereo, il timore di vedersi cancellare il volo all’ultimo istante, il più ipotetico, ma sempre possibile, dubbio di non riuscire a raggiungere la propria destinazione a causa di un repentino cambio della situazione sanitaria a terra o in volo e, più in generale, gli embarghi sanitari che ormai si stanno attuano in molti Paesi del mondo. 

Insomma, si vola molto meno… o per nulla.

La visione dell’ottimista e gli “slot”

Un “ottimista ad oltranza” potrebbe intravvedere almeno l’occasione di “ripulire un po’ i cieli” dopo le pressanti campagne ecologiste degli ultimi tempi, eppure potrebbe non essere così. Infatti, alla diminuzione di passeggeri, non corrisponde la conseguente diminuzione di aerei, almeno in una visione generale.

Le norme Europee, infatti, prevedono che i soggetti a cui sono assegnati gli “slot” gli debbano, in sostanza, utilizzare.

Uno “slot” è una finestra temporale che autorizza l’aereo al decollo.  

Superato questo periodo, l’aereo non può più decollare e deve chiedere una nuova assegnazione (in caso di ritardo, per guasto tecnico o altro motivo).

Ma se la compagnia rinuncia allo slot perché tiene a terra il proprio velivolo a causa della mancanza di passeggeri, di fatto perderà il diritto ad effettuare quella tratta che verrà riassegnata ad altro operatore.

Volare sui voli fantasma

Il mappamondo sorvolato dall’aereo

Queste sono le rigide normative: “usa o rinuncia”. Ecco quindi che si creano veri e propri “voli fantasma” con carichi minimi o nulli.

Tonnellate di carburante che vengono letteralmente sprecate, migliaia di euro che vanno in fumo senza alcuna utilità se non quella, d’altronde vitale, di mantenere la priorità.

Però è singolare pensare come proprio le compagnie aeree che, sino a pochissimo tempo tendevano a stipare i passeggeri come sardine e dedicavano una spasmodica attenzione ai “sovrappesi” dei bagagli, adesso abbiano cambiato priorità e impieghino gli aeroplani senza alcuna remunerazione in cambio.

È vero il detto “questione di punti di vista” e un qualunque “casus belli” può far variare rapidamente tali punti e rendere possibile ciò che prima sembrava fantascienza.

È ipotizzabile che, nel perdurare di questa situazione, dovremo abituarci a simili cambi di scenario. Certo, il settore aereo è il più eclatante, forse proprio per via che, attorno all’immaginario collettivo del “trasporto aereo” stesso, si è radicata una visione di innovatività mista classe e una certa atmosfera “elitaria” ma, temiamo, non sia l’unico teatro a “variare opera”.