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Visto da lei: tu chiamali se vuoi…trombamici

Trombamici – Foto Deedee86

Da Battisti e Mogol, alla rudezza dei social

Dai versi dolcissimi dei grandi Mogol e Battisti: “Tu chiamale se vuoi…emozioni”, al linguaggio asciutto e un po’ rozzo di wathsApp: “ Tu chiamali se vuoi..trombamici”. Pensate quante cose si scrivono in chat per attaccare bottone. Quindi  attenti alle “single chat”, cosi come a quelle di gruppo, di cui “abbiamo già dato!”

Forse hanno frainteso la locuzione latina Carpe Diem, ma a cogliere l’attimo sono diventati bravissimi! Sono i trombamici maschi che sì, per trombare hanno bisogno di un corrispettivo femminile, ma vi assicuro che la maggior parte delle donne poi cerca conforto nella tomba amica, che asciuga le lacrime, dispensa consigli e mantiene il segreto!

 È inutile che ce la raccontiamo, il “take it easy” non è per tutte, anzi è un compromesso che alla fine più che divertirle le fa soffrire e al “Ti voglio pene” continueranno, inesorabilmente, a preferire il “Ti voglio bene” di un qualsiasi cialtrone!

La trombamiciza

 La trombamicizia, questo fenomeno dilagante e trasversale che ha penalizzato fortemente i rapporti di coppia, le lunghe limonate e il dirsi tutto senza bisogno di parlare, è una moda, una mania collettiva, un comportamento da stormo, visto che di uccelli si parla!

 Ma dove sono finite la fiducia, i baci appassionati e il desiderio di essere corteggiate?

Hanno lasciato il posto all’artiglieria pesante, agli armamenti in pizzo e tulle, alle bocche di fuoco progettate per gli assedi e le invasioni notturne in territori sconosciuti, agli arsenali di sex toys, che a volte, ahimè, forse compensano micce troppo corte!

 Perché alla fine in un rapporto così, senza pretese, senza calore umano, senza menate, vale tutto, vale come intermezzo spensierato per passare una serata infrasettimanale, magari di pioggia, magari d’autunno.

Le tombe amiche

Le tombe amiche ce lo ricordano: i sabati d’agosto scordiamoci di andare a casa loro ( rigorosamente a casa, perché fuori non ci portano ), scordiamoci pure i giovedì, i venerdì e le domeniche.

 Quelle sono serate nelle quali il vostro amico di letto esce per incontrare qualcuna a cui scopare anche il cervello, qualcuna che lo emozioni al di là di un bel seno e della facilità con cui elargisce attenzioni, qualcuna che glie la faccia sudare e che meriti più di un bacio a stampo mentre si fa sesso.

La verità però, cari maschietti trombamici, è anche un’altra, è che, il più delle volte, le donne che vi portate a letto senza paturnie, proveranno a conquistarvi a vostra insaputa, insediandosi piano piano, diventando un appuntamento settimanale fisso, facendovi un primo regalo, cercando di entrare in punta di piedi e armate di tanta pazienza, ma per trasformarvi in un fidanzato… perché, ve lo dico a scanso di equivoci, le donne non vogliono essere portate solo a letto, alle donne non piace che andiate via subito dopo aver fatto sesso con loro o che non le cerchiate per tre o quattro giorni dopo un incontro, non le convincerete mai di quant’ è bello un rapporto così leggero, neanche se vi giurano il contrario!

Se vi viene l’orticaria

Quindi, se la parola relazione vi fa venire l’orticaria, vi chiedo solo di essere estremamente chiari, di ricordare alla vostra trombamica che se incontrate una che vi piace, lei salta come il tappo dello champagne a capodanno, che per voi non archeggeranno mai i violini, al massimo le farete suonare il flauto, che siete voi la figa della copia e che “O così o niente”…

 Allo stesso modo voglio offrire la mia consulenza gratuita anche a voi, amiche in balia di una di una solitudine trattata nel peggiore dei modi, per ricordarvi che al mondo c’è pieno di uomini chiavabili che vi porterebbero a cena fuori, fosse solo per una pizza, che l’unico modo di vivere una passione è con tutte noi stesse, che non è vera la storia che per ogni uomo ci sono 7 donne ( ho controllato ) e che la soddisfazione di tirar fuori le palle davanti a una figa di legno che vi chiede “Ah, ma come? non si tromba?” non ha prezzo!

Il principe e la favola

 Quindi ragazze, donne, arrotine state in campana: per vivere una favola serve un principe, non un ominicchio o un quaquaraquà, perché è  un attimo rischiare almeno una gengivite!