La violenza non va in vacanza. Perchè l’estate aumenta il rischio?
Come proteggersi quando chiedere aiuto diventa più difficile
Perché l’estate ci rende più a rischio? L’aumento dei fattori di vulnerabilità.

L’estate è spesso associata al riposo, alla spensieratezza, ai viaggi e al tempo trascorso con le persone care. Le immagini che ci circondano raccontano giornate al mare, cene all’aperto e momenti di condivisione. Tuttavia, questa narrazione non rappresenta la realtà di tutte le persone. Per chi vive una relazione caratterizzata da violenza domestica, abuso psicologico, controllo o maltrattamenti, il periodo estivo può trasformarsi in un momento di maggiore vulnerabilità.
La violenza, infatti, non va in vacanza. Anzi, le vacanze possono accentuare le dinamiche di controllo.
Trascorrere molte più ore insieme all’autore della violenza e ridurre i contatti con colleghi, amici o familiari significa spesso avere meno occasioni per telefonare, inviare messaggi o incontrare una persona di fiducia senza essere controllate. In molte situazioni, il partner monitora gli spostamenti, controlla il cellulare, limita le relazioni sociali o pretende di sapere costantemente dove si trovi l’altra persona.
L’isolamento, una delle principali strategie di controllo, durante il periodo estivo può diventare ancora più marcato. Le vacanze possono inoltre comportare trasferimenti in luoghi sconosciuti, seconde case o località lontane dai servizi abitualmente frequentati. Questo può aumentare il senso di isolamento e la percezione di avere meno possibilità di ricevere supporto.
Strategie temporanee di sicurezza
Per questo motivo è importante sapere che esistono alcune strategie di sicurezza temporanee. Non eliminano il rischio e non sostituiscono un percorso di uscita dalla violenza, ma possono contribuire a tutelare sé stesse nell’immediato.
È importante ricordare che non esistono comportamenti “giusti” in grado di fermare la violenza. Non è compito di chi la subisce prevenire le esplosioni di rabbia dell’altro, scegliere le parole perfette o modificare il proprio comportamento per evitare un’aggressione.
La responsabilità della violenza appartiene sempre a chi la mette in atto. Tuttavia, quando non è ancora possibile interrompere la relazione o allontanarsi, alcune strategie temporanee possono contribuire a tutelare la propria sicurezza e il proprio benessere.
1. La tecnica del disco rotto
Se la situazione lo consente, rispondi con una frase breve e ripetitiva, senza entrare nella provocazione. “Ne parliamo più tardi.” “Ho capito.” “Non voglio discutere ora.” Può essere una strategia temporanea per non alimentare l’escalation.
2. Creare micro-spazi di decompressione
Quando possibile, ritagliati anche solo pochi minuti per prenderti cura di te: una passeggiata, una doccia, qualche respiro all’aria aperta o ascoltare la tua musica preferita. Non fermano la violenza, ma possono aiutarti a ritrovare lucidità e a proteggere le tue energie.
3. Mantieni un filo con l’esterno
Anche se non ti senti pronta a raccontare tutto, cerca di non isolarti completamente. Un messaggio, una telefonata o un contatto con una persona di fiducia o con un Centro Antiviolenza possono rappresentare un primo passo.
Molte persone temono che durante il periodo estivo i servizi siano completamente chiusi. In realtà, i Centri Antiviolenza organizzano generalmente turnazioni per garantire la continuità dell’accoglienza e, nei casi di emergenza, restano attive le reti territoriali e i servizi di pronto intervento.
Riconoscere la violenza e chiedere aiuto
Non è necessario aspettare che la situazione peggiori per chiedere aiuto. La violenza non è fatta solo di aggressioni fisiche: controllo, isolamento, umiliazioni, minacce, ricatti economici e svalutazioni sono forme di violenza a tutti gli effetti. Riconoscerle significa dare un nome a ciò che si sta vivendo e sapere che è possibile chiedere aiuto. La violenza non si prende una pausa durante l’estate. Può cambiare forma, intensità o contesto, ma continua a lasciare un segno nella vita di chi la subisce.
Se ti sei riconosciuta in queste parole, ricorda che non sei sola. Anche se oggi non ti senti pronta a fare un grande passo, puoi chiedere informazioni o contattare un Centro Antiviolenza. Non è necessario aver già deciso di denunciare o di lasciare la relazione: ogni percorso inizia dall’ascolto, nel rispetto dei tuoi tempi e delle tue scelte.
Perché chiedere aiuto è già un primo passo. E quel primo passo può fare la differenza.
Se stai vivendo una situazione di violenza o pensi che una persona a te vicina possa averne bisogno, puoi rivolgerti al Centro Antiviolenza del tuo territorio oppure contattare il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking, gratuito e attivo 24 ore su 24.



