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Villa della Regina. Un pezzo di storia sabauda regna qui

Villa - fotografia Villa della Regina
La Villa della Regina sopra la città di Torino

Il cardinale Maurizio di Savoia nel 1642

La Villa della Regina. Già così a leggere, si percepisce il fascino della storia. Questo angolo di nord ovest d’Italia, ci sorprende e ci arricchisce sempre. Dai piccoli borghi invisibili, ai castelli sabaudi, fino a qui, nella lussuosa villa della Regina di Torino.

La Villa della Regina di Torino

Foto di Arianna Marchiò

Tra le residenze sabaude che fanno da corona di delitiae alla città di Torino, un primato particolare è racchiuso nella pittoresca e bellissima Villa della Regina di Torino. Al suo interno abitano la storia sabauda, ricca di intrighi, matrimoni tra casate illustri sabaude, francesi, spagnole, trame e orditi di potere e discendenze, grandezze auliche di progetti artistici di casa Savoia.

La Villa è veramente a un passo dal cuore pulsante della movida chic del quartiere della Gran Madre di Torino. Tra i suoi numerosi dehors, pullulanti di alti tacchi e abbigliamenti alla moda e ristoranti di chef stellati. È anche luogo della tradizione di enoteche e maestranze del gusto torinesi.

Dall’alto sulla collina

Villa - veduta
Veduta particolare – Foto Arianna Marchiò

La Villa della Regina, dall’alto della sua antica storia di grandezza immersa nella collina tra vigne, giochi d’acqua e giardini-eden, sembra osservare i nuovi testimoni dell’epoca contemporanea. E forse, accenna un occhiolino alla città, votando il suo nuovo possibile percorso: il turismo.

Che siano aperitivi al volo nella pedonale Via Monferrato o cene in un qualche vicinissimo circolo di canottaggio con vista sul corso d’acqua del fiume Po, qui in questo quartiere ci si deve fermare almeno una volta ad assaporare il panorama e il chiacchiericcio della città.

I gradoni della Gran Madre

Salendo i gradoni della Chiesa Gran Madre che, nella sua forma circolare sul modello del Pantheon di Roma, abbraccia l’omonima piazza, ci viene offerta al di là del ponte la vista della storica piazza Vittorio. Al tramonto e al mattino presto è davvero una visione suggestiva! I porticati, i colori che si specchiano sul corso d’acqua e le sue architetture sono davvero da ammirare in tutte le stagioni dell’anno.

“Ordo populusque Taurinus ob Adventum Regis” è la scritta che è scolpita sul timpano della Chiesa. Forse, ancora oggi invita noi tutti a godere delle particolarità di questa città magica e complessa.

Non sarebbe Torino by night se non ci fossero gli storici tram arancioni, i lampioni in perfetto stile sabaudo e i toret, le tipiche fontane simbolo della città. Non sarebbe iconico se non ci fosse la statua dell’Angelo di questo complesso religioso pronta a illuminarci la strada all’alba.

Il cardinale Maurizio di Savoia nel 1642

Tuttavia, tutto questo luccichio il cardinal Maurizio di Savoia non lo avrebbe potuto immaginare quando nel lontano 1642, ormai quarantanovenne (e per l’epoca abbastanza âgée) ma desideroso di mantenere saldo il regno in mani sabaude, sposò la tredicenne Ludovica Cristina di Savoia, figlia di Madama Cristina, lasciando quindi le vesti religiose.

A lui si deve la trasformazione della collina al centro di Torino in una Villa da “Regina” come dono per la sua sposa. Il progetto venne realizzato in principio dall’architetto di corte sabauda Ascanio Vitozzi. I lavori continuarono con l’estro di Carlo e Amedeo di Castellamonte, entrambi architetti cari alla casata.

Forse all’epoca di tutto questo Madama Cristina non riuscì per il bene della casata sabauda a ribellarsi a questa trama di corte. L’ex cardinal Maurizio infatti era lo zio della giovanissima Ludovica e premeva per togliersi gli abiti cardinalizi in fretta e furia dopo la morte del fratello Vittorio Amedeo I, così da diventare lui stesso duca.
C’è da dire inoltre che i figli di Madama Cristina in quel medesimo periodo erano ancora tutti minorenni e si sarebbe, nella peggiore delle ipotesi, potuto rischiare il crack della prosecuzione della discendenza.

La villa patrimonio dell’Unesco

La villa finché la duchessa Ludovica fu in vita prese appunto il suo nome. Oggi è inserita nel circuito di bellezze del Patrimonio Unesco così come le altre residenze sabaude che fanno da cornice alla città. Il suo ampio e complesso giardino è ancora oggi uno dei 10 parchi più belli d’Italia. Il progetto di giardino “all’italiana”, anche detto giardino formale, è luogo per eccellenza di piacere e svago, immagine di ordine e simmetria, piacere per la vista.

Panoramica

Splendido il giardino emiciclico scavato nella collina dietro la Villa, con terrazze e belvedere, fontane decorative e il teatro delle acque. Da arbusti e siepi collocati su piedistalli che dividono il perimetro del giardino-villa ai filari di alberi più alti che non nascondo i vigneti e la Villa come vuole la tradizione, alla potatura con forme precise e nette dell’arte topiaria. Tutto questo è l’arte di inventare bellezze armoniche e offrire ispirazione per passatempi e riunioni della corte dell’epoca.

Fontane, sculture, padiglioni aulici, arbusti dalle forme animali, rampicanti, pergolati. Basta lasciarsi guidare in questi labirinti di infiniti trucchi, divertissement, zampilli di acqua e giochi di maestrie artistiche per fare un tuffo nel passato e immaginarsi di vestire i sontuosi panni di duchi e duchesse di Savoia! Dalle Vigne Reali della Villa poi dal 2008 è stata eseguita la prima vendemmia.

La Villa … delle regine

Più che “Villa della Regina” il nome più fedele alla storia di questa Residenza sarebbe senz’altro quello di Villa “delle Regine”. Dopo la morte proprio in questo sito di Maurizio e Ludovica infatti la Villa divenne residenza di principesse e poi regine del regno di Sardegna e ancora più avanti d’Italia.

Qui già all’epoca dei fondatori era luogo di riunioni di accademici, intellettuali e scienziati. Un vero e proprio salotto di idee che prese il nome di Accademia dei Solinghi. Nel dettaglio, nel 1692 Anna Maria d’Orléans che era sposa di Vittorio Amedeo II di Savoia educò in queste colline e nei salotti della Villa le figlie Maria Adelaide e Maria Gabriella, futura delfina di Francia e regina di Spagna.

Anna d’Orleans tra queste colline dispone importanti interventi. Con la guida dell’architetto Filippo Juvarra, e poi di Giovanni Pietro Baroni di Tavigliano proporrà nuovi spazi e rapporti con il giardino, l’arredo e le decorazioni, conservando sempre l’unitarietà del progetto iniziale, di vigna, poi villa con i padiglioni aulici, le grotte, i giochi d’acqua nei giardini e nel parco. Nell’ottocento con l’occupazione francese qui in queste stanze soggiornò lo stesso Napoleone.

La storia continua nel tempo

La storia della Villa prosegue tra alti e bassi fino alla data del 1869 quando a seguito della donazione di Vittorio Emanuele II divenne sede dell’Istituto Nazionale delle Figlie degli Ufficiali e si lega alla storia della guerra e battaglie di indipendenza italiane.

Con Umberto I di Savoia i suoi preziosi arredi interni e i suoi mobilii vennero trasferiti al Quirinale di Roma. Seguì un periodo di degrado ed abbandono post bellico, finché nel 1994 la Residenza passò in mano alla Soprintendenza e nel 2006 riaprì al pubblico.

Non solo gli amanti dell’arte antica e dei giardini formali qui rimangono meravigliati della bellezza del palazzo, delle vigne incastonate nelle colline e del panorama sulla città. Qui anche i ciclisti e tifosi del Giro d’Italia passano accanto alla Residenza nel loro circuito tra Po e collina. Ammirando le fatiche di architetti, maestri e artisti di una storia, cultura e loisir che sono radici e fondamento della città di Torino.

Anche un film

E se non fosse possibile un viaggio verso questi luoghi si può apprezzare tutto questo dalla pellicola “Italian Job” del 1969 che proprio qui ha il suo quartiere generale. La Villa infatti è la base della banda di ladri inglesi che a bordo di tre Mini Cooper rapinavano su questi schermi un convoglio con i ricavati della FIAT. Storico film-cartolina che mostra azione, paesaggi mozzafiato e refurtive del grande colpo. Anche a alta quota nei pressi della frazione di Saint-Rhemy-En-Bosses, in Valle d’Aosta, è stata girata la celebre scena con Michael Caine. Ma questa è un’altra storia che racconteremo la prossima volta!