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Valentino. L’eleganza che ci ha guidati

L’ultimo addio a Roma del maestro che ha reso la bellezza una lingua universale

L’omaggio a Valentino (Garavani)

In questi giorni Roma ha salutato Valentino Garavani come si salutano i grandi maestri: con rispetto, silenzio e una partecipazione rara.

Valentno Garavani - valentinowhitedresses
Valentinowhitedresses (By Annalisa Califano)

Dopo una settimana di omaggi e migliaia di persone passate dalla camera ardente in Piazza Mignanelli, l’addio si è concluso con i funerali nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Valentino non ci ha semplicemente vestiti: ci ha insegnato una grammatica della bellezza. Un modo di stare nel mondo con misura, con grazia, con quell’eleganza italiana che non ha bisogno di alzare la voce per essere riconosciuta. La sua scomparsa ha attraversato moda e cultura con un sentimento raro: il rispetto autentico. Quello che si riserva a chi ha inciso il tempo lasciando un segno destinato a restare. Valentino e i suoi atelier, innanzitutto: luoghi di lavoro e di devozione, dove ogni gesto diventava arte.

Un mondo costruito con rigore e silenzio, capace di parlare al mondo intero senza mai inseguire il rumore. Perché Valentino non era solo moda. Era cultura. Il suo nome appartiene anche al cinema: dalle muse che hanno abitato i suoi abiti fino alla citazione ormai storica ne Il diavolo veste Prada, dove apparve con ironia e intelligenza, intuendo che quella commedia avrebbe raccontato un’epoca. Oggi quella scena è storia del costume. E poi il teatro, l’opera, la scena: territori naturali per chi concepiva il costume come interpretazione, non decorazione. Dai costumi per La Traviata fino alle collaborazioni internazionali, Valentino ha portato modernità dentro istituzioni antiche. I suoi abiti non rivestivano: raccontavano.

Il futuro della Maison e il rito del commiato

Oggi la Maison Valentino continua il suo percorso sotto una nuova guida creativa, con Alessandro Michele, dopo gli anni in cui Pierpaolo Piccioli ha raccolto il testimone accanto al maestro. La storia prosegue, ma la radice resta: quella visione romana, rigorosa e sensuale, che Valentino ha reso eterna. Il commiato, a Roma, è stato un rito. Diecimila persone, nei giorni scorsi, sono entrate nella camera ardente in Piazza Mignanelli. Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, il feretro è arrivato tra le note del Lacrimosa di Mozart.

All’uscita, sulle note di O mio babbino caro di Puccini, la bara è stata accompagnata da un cuscino di rose bianche. Un addio che sembrava una scena d’opera. Perché Valentino apparteneva anche a quel linguaggio: la bellezza come forma alta, come emozione collettiva. Resta una frase che potrebbe essere la sua eredità più profonda: le donne meritano bellezza. E oggi comprendiamo che quella bellezza non era solo estetica. Era un pensiero, un gesto, una civiltà. Valentino ci lascia questo: l’eleganza come linguaggio universale. E come memoria che non passerà.

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Marco Signorile è attore, speaker e Cultural Writer. Giornalista con tesserino europeo, lavora da oltre trent’anni tra teatro, cinema, radio e televisione, collaborando con importanti realtà artistiche italiane. È docente di teatro e public speaking e ha curato anche la direzione artistica di eventi culturali e musicali. Scrive di cinema, moda, arte e spettacolo per diverse testate nazionali, unendo sensibilità narrativa e precisione giornalistica.

Pubblicato il: 23 Gennaio 2026
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