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Vaginismo: un po’come tornare all’età adolescenziale

Vaginismo: pensieri e angoscia

Vaginismo: un po’come tornare all’età adolescenziale: Sono tanti gli argomenti che la nostra dott.ssa Monica Cappello affronta ogni mese. Sono contenuti, che toccano un po’ tutti: uomini, donne, bambini. Con la solita professionale semplicità vengono chiarite le principali norme da tenere nel caso, ci si trovasse nelle situazioni descritte.

L’età giusta esiste?

Non esiste un’età giusta per avere il primo rapporto sessuale.

Secondo recenti ricerche, l’età della prima volta per i giovani italiani è intorno ai 16 anni, ma esiste una percentuale di persone, circa il 17%, che si avvicina al sesso intorno ai 30 anni.

Se per la maggior parte degli uomini, l’inizio della sessualità attiva è motivato dal bisogno di mettersi alla prova e verificare la propria virilità, per le ragazze, cresciute con modelli di relazione incentrati sulla tenerezza, il rapporto sessuale va di pari passo con la relazione e l’affettività. Un vissuto negativo del proprio corpo, una cattiva elaborazione della propria femminilità, esperienze sessuali traumatiche vissute nell’infanzia o nell’adolescenza (molestie o abuso sessuale), la paura di perdere sangue e/o sentire dolore, il timore di una gravidanza indesiderata, possono provocare forte dolore durante il tentativo di penetrazione, e compromettere l’attività sessuale.

Vaginismo

Il disturbo in questione è il VAGINISMO.

La manifestazione fondamentale di questo problema, è la ricorrente e persistente contrazione involontaria dei muscoli perineali, quando si tenta la penetrazione vaginale con il pene, le dita, un tampone o lo speculum del ginecologo. In alcune donne, la sola idea dell’introduzione in vagina può causare spasmo muscolare. Da qui nasce il blocco psicologico, che conduce all’impossibilità di avere un rapporto sessuale, poiché ad ogni tentativo, si ha paura di sentire nuovamente dolore, e di conseguenza, si contrae la muscolatura vaginale. Per questo motivo il vaginismo può essere una causa della verginità dopo i 30 anni.

Verginità subita, non scelta

Verginità subìta, non scelta! Molti vivono bene così e ritengono il sesso per nulla importante, ma quando si percepisce una dissonanza tra ciò che si desidera e la realtà, allora è necessario fermarsi e mettersi in discussione. È importante sottolineare che la figura del partner ha un ruolo fondamentale per la persistenza del disturbo: spesso, infatti, si tratta di uomini timidi e magari anche con problemi di disfunzione erettile o di eiaculazione precoce, che con la disfunzione della partner, si proteggono dalla manifestazione del proprio disturbo. Se dopo anni di paure, ansie e fobie, non è facile lasciarsi andare, e se da solo o con l’aiuto del partner la situazione non si sblocca, diventa necessario rivolgersi a uno specialista. In molti casi, ciò che spinge la coppia a rivolgersi ad un Esperto, è il desiderio di avere un figlio, e purtroppo, questo disturbo, non permette di realizzarlo.

È necessaria una visita

La donna può prima effettuare una visita ginecologica e l’uomo può rivolgersi ad un andrologo, e successivamente ad uno Psicologo, esperto in Sessuologia Clinica, che solitamente propone una terapia mansionale integrata, basata sul modello cognitivo-comportamentale.

La terapia

La terapia per questa disfunzione sessuale, consiste in un apprendimento graduale da parte della donna del controllo del muscolo vaginale attraverso la respirazione. Facendo delle inspirazioni prolungate e introducendo un dito nella vagina, a poco a poco il muscolo si rilassa; successivamente si introducono due dita e oggetti di forma fallica, di diversa dimensione. Il lavoro avviene contemporaneamente sul piano psicologico, affrontando eventuali fantasie negative legate alla penetrazione, spesso legate ad episodi infantili, che hanno traumatizzato la paziente.

Gli obiettivi della terapia sono di individuare il pensiero che accompagna le emozioni negative, e cercare le modalità comportamentali per affrontare queste emozioni.

La seconda parte della terapia

Nella seconda parte della terapia è il compagno, che fa fare gli esercizi alla compagna. Nell’ultima fase si valuta insieme alla coppia quale potrebbe essere la posizione più semplice e adatta a loro, per poterla mettere in pratica facilmente, nell’intimità.

Nella maggior parte dei casi, questa terapia si rivela risolutiva, regalando alla coppia un vissuto di gioia, serenità e completezza.

Sono molti i pazienti che, dopo un po’ di tempo dalla fine della terapia, mi avvisano di aspettare un bambino, e mi ringraziamo per aver reso possibile, la realizzazione del loro desiderio di diventare genitori…