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Uomo è inquinamento. Che coppia di ferro

Uomo e inquinamento

L’uomo e l’inquinamento, rappresentano una coppia di ferro. L’inquinamento esiste solo in quanto è abbinato all’uomo. Che guai che combiniamo!

Un binomio antico

Uomo e inquinamento formano un binomio che sembra recentissimo: gli idrocarburi, la plastica, i rifiuti tossici … e, come si usa dire, chi più ne ha più ne metta.

Ma in realtà, la nostra “coppia di ferro” è molto, molo più antica.

Le prime testimonianze di inquinamento risalgono a 300.000 anni fa.

Sono state infatti ritrovate in Israele, all’interno di una caverna presso la località di Quesem, a circa una dozzina di chilometri a Est di Tel Aviv, tracce inequivocabili di inquinamento da fumi.

Dove? Nella placca dentale degli antichi abitatori della caverna. In sostanza respiravano i fumi della loro cucina preistorica. Naturalmente questa pratica risultava assolutamente indifferente al pianeta ma, al contrario, era molto dannosa per loro.

Gli inquinatori per eccellenza

Facciamo ora un bel salto in avanti e arriviamo agli inquinatori per eccellenza: gli antichi romani.

Non con questo che si voglia scusare i Galli o gli Elvezi, giusto per citare due popoli di scolastica memoria, ma i romani sono stati certamente i primi globalizzatori della storia.

È un dato di fatto che avessero conquistato tutto il mondo allora conosciuto e in tutto il mondo, infatti, ritroviamo tracce della loro attività.

Elencare tutti i siti “inquinati” sarebbe un lavoro lunghissimo.

Basteranno quindi alcune citazioni per rendere bene l’idea.

I luoghi degradati

Prendiamo per esempio Ilva, l’odierna isola d’Elba.

L’estrazione del ferro era assai intensa e oggi si possono trovare le tracce dell’inquinamento derivato dalla legna bruciata utilizzata per le fornaci, senza contare quello che deve essere stato l’inquinamento atmosferico in prossimità dei siti di lavorazione.

Spostandoci sul Monte Bianco, intrappolali tra i ghiacci (anche se interessa un po’ tutta l’Europa Occidentale), troviamo segni di inquinamento atmosferico da metalli pesanti: piombo e antimonio.

L’argento veniva poi estratto (dopo una, dal un punto di vista ambientale, “pesante” lavorazione) per stampare monete, il piombo serviva per le opere idrauliche …

Insomma, un vero e proprio prototipo di civiltà moderna e se qualcuno pensasse ad una tarda età imperiale resterà deluso.

Si sono infatti notati due “picchi” principali: il primo tra il 350 e il 100 c. C., quindi in età repubblicana ed il secondo tra l’anno 0 e il 200 d. C. senza, comunque, che tra questi due periodi ci sia stata un’interruzione dell’attività inquinante.

La Spagna

Terminiamo questa rassegna-sprint con la Spagna dove, anche qui, le attività estrattive inquinavano pesantemente il terreno.

E non abbiamo considerato l’Impero nella sua interezza: manca infatti l’Africa, L’est Europa e l’Asia.

Risulta comunque evidente come ben prima dell’età industriale, l’uomo fosse già un discreto inquinatore. Insomma le ricerche non scoprono solo reperti ben conservati come le pagnotte di Forlì o Ercolano, ma anche testimonianze e prove meno gradevoli.

Quindi … l’uomo è cattivo?

Ni.  Bisogna onestamente riconoscere che nessuna civiltà può essere a “impatto zero”.

Il progresso, con tutti i doni che porta con sé vuole sempre qualcosa in cambio.

Però un conto è un “controllato” inquinamento riducendo il più possibile i danni all’ambiente e un altro è la nostra società dove il profitto sacrifica tutto al proprio altare.

Ma almeno adesso sappiamo che abbiamo “preso tutto da nonno Tiberius”.