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Ultima pillola di “Come se fossi sano” ora leggete il libro

Ultima pillola del libro. Mamma mia come siamo messi!

Ultima. Ultima pillola. Ebbene si quattro puntate per apprezzare “Come se fossi sano”. Ora però se vi è piaciuto il “trailer” del libro, non resta che leggere il libro. Per i distratti le puntate precedenti le trovate cliccando qui: martedì 11, martedì 18, martedì 25. Buona lettura!

veterinario?

Osservandomi nudo allo specchio grande, mi sono accorto di avere il fegato gonfio. In certi casi non conviene rischiare: sono corso da Pigna. In sala d’aspetto c’era molta gente intenta a leggere riviste che ormai conosco a memoria. Quel taccagno potrebbe rinnovare il parco riviste. S’atteggia a luminare miliardario, poi ha la sala d’aspetto che sembra una stazione ferroviaria sovietica: tappezzeria dell’immediato dopoguerra, quadri con disegni di animali manco fosse un veterinario, un portariviste di vimini con due “Stop” e quattro inserti tipo “Il Venerdì di Repubblica”. Improvvisamente m’è balenato un pensiero nemmeno troppo sballato… e se davvero fosse un veterinario? In questo paese siamo zeppi di falsi dentisti e falsi medici.

Di certo non mi stupirei di trovargli, nella vetrinetta dei medicinali, l’amaro Montenegro; o di vederlo smascherato da Striscia la Notizia.  

L’attesa è stata lunga, e la cosa peggiore è che Pigna non m’ha visitato. Non ha neanche voluto vederlo, il mio povero fegato. Ho alzato i maglioni per costringerlo a guardare, ma lui ha fatto una faccia schifata ed ha minimizzato, poi ha chiesto notizie di un mio amico in cura da lui. Ma stiamo scherzando? Se fosse intelligente capirebbe che sta bene, altrimenti il suo telefono avrebbe squillato. È incredibile; c’ero io che gli offrivo il mio corpo, gli davo la possibilità di verificare le sue (eventuali) capacità e lui cos’ha fatto? M’ha detto di rilassarmi e mi ha prescritto un ricostituente cerebrale. Ho il fegato gonfio, porco cane! Un brutto giorno mi esploderà nella pancia.

Così, quando del mio povero corpo rimarrà solo un grande paté, il mio medico sarà messo alla berlina da Max Laudadio. Quel giorno riderò; magari dal paradiso, ma mi farò due sane risate.

dolori articolari    

Quell’ipocondriaco di Carlo.

Avrei tanto voluto scrivere “mai stato così bene”.

Mai dire mai.

Proprio mentre cercavo la penna, m’è arrivata come un lampo a ciel sereno una fitta lancinante alla caviglia sinistra. La solita maledetta caviglia. In ottobre avevo pure fatto i raggi. Non volentieri: i raggi – lo sanno tutti – provocano il cancro, il mio spauracchio numero uno.

Apro una parentesi sui raggi x: perché non inventano qualcosa che faccia bene al corpo? Un esame del genere spesso è inutile ed è sempre nocivo: “Signora, tutto bene: in base ai raggi suo marito non risulta fratturato, però adesso abbiamo un bel carcinoma”. Grazie, ma dico no!

Tornando alla mia povera caviglia, dopo che le lastre mi avevano in parte tranquillizzato (nessun tumore, solo una leggera calcificazione ai tendini dovuta alla scarsa attività), mi ero rilassato senza consultare l’ortopedico: una scelta coraggiosa, ma avventata. Ora lo spasmo è diventato forte, a tratti insopportabile. Un mese fa m’aveva colto d’improvviso; ero in un ristorantino intimo con Olga quando s’è manifestato, intenso e secco come la fucilata di un killer. Strinsi i denti morsicandomi accidentalmente la lingua. Liberata la lingua, continuai a stringere i denti per non urlare la mia sofferenza a tutto il ristorante. La mia ragazza non proferì verbo, ma mi guardò come a dire: “Sei un grande!”. Credo.

Stasera vado nuovamente a cena fuori con lei e pure in questa occasione ho la caviglia in disordine. Al mio posto si ritirerebbe persino Lionel Messi, ma io non mollo.

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GRAZIE A TUTTI PER L’ATTENZIONE