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Titti, Anna, Laura, Maria… Ahi Denei dove porti la tua vita?

Titti - Carlo
Ahi Carlo dove porti la tua vita? – Foto rielaborata di N.Casale

Titti, Anna, Laura e le altre. Le altre chi? Le donne ideali di un amore adulto di Carlo Denei. In realtà Denei, ha sempre inseguito obiettivi e ideali oltre le sue possibilità. Rileggete i tentativi fatti col la Panda. Anche la sua timidezza come ostacolo amoroso. Ok! Ma cosa c’entra “Ahi Denei dove porti la tua vita? Beh lo spiega lo stesso Vecchioni riferendosi alla sua splendida canzone Velasquez, quando dice …”la vita spesa per un ideale”. Un po’ arditamente paragonabile alla vita spesa dal nostro Carlo alla ricerca di un amore ideale.

Titti

Cominciando a bazzicare i palchi del cabaret, divenni un po’ più scaltro.

Le occasioni aumentarono. Un giorno conobbi e mi fidanzai con Paola, che io chiamavo Titti, mentre lei mi chiamava Denei. La nostra storia finì per colpa del mio lavoro di comico, sempre in giro a far serate. Non ci vedevamo mai e lei non era molto fisionomista, così andava a letto con tutti quelli che le dicevano “io sono Denei”. Me ne accorsi e le dissi: “Guarda che Denei sono io!” Ma lei mi respinse: “Eh già, è arrivato il più furbo!”.

Con me per convenienza!?

I miei amici dicevano che Titti stava con me per convenienza, perché era povera. Come se io fossi ricco! Ripensandoci meglio, però, lei era davvero povera, perché spesso faceva delle rinunce. La vedevo privarsi persino delle cose di prima necessità, come ad esempio le mutande. All’inizio su questo fatto delle mutande ero sospettoso, poi capii che era vero: si vestiva poco perché era poverissima. Titti portava le gonne di quand’era bambina, microscopiche, indossava delle magliette strettissime e l’ombelico era sempre al vento. Anche in pieno inverno. A me faceva un’enorme tenerezza, pensavo: “Ma non ce l’avrà freddo, quella puttana?” Titti era una ragazza indecisa, soprattutto coi fidanzati. Ancora oggi, che ha superato i cinquanta, è rimasta così e cambia partner ogni settimana. Appena lascia un uomo, tempo 20 minuti ne ha già uno nuovo. È come un parcheggio in centro città.

Se la vedi litigare con l’uomo di turno puoi andar dal tipo e dirgli: “Scusi, va via?”

Anna

Dopo Titti m’innamorai della mia vicina del piano di sopra che si chiamava Anna e che io ribattezzai con vezzeggiativo di “Anna del piano di sopra”.

Anna era bellissima, un’attrice. Ma tra me e lei non è mai successo niente, insomma, non è mai scoccata la scintilla. Poi, con la fortuna che mi ritrovavo in amore, se scoccava la scintilla saltava in aria l’appartamento.

Una volta Anna mi telefonò: “Pronto, sei quello del piano di sotto? Puoi venire su da me?”

Io avrei voluto dirle: “Sarebbe fantastico, meraviglioso”, e invece mi uscì un semplice: “Menimbelino!”.

Andai a casa sua, lei aprì la porta mostrandomi la sua casa, completamente allagata! C’erano quattro dita d’acqua con dei piccoli tsunami. Anna era agitatissima, gridava: “Bisogna fare presto! Si rovina il parquet! Si rovina il parquet!”. Per far bella figura e asciugare tutto in fretta, presi un trapano, feci un bel buco nel pavimento e mandai tutta l’acqua giù… in casa mia.

Una donna precisa quasi svizzera

Quando Anna vide il buco mi urlò di tutto come a un cane, ma perché era una donnina precisa, quasi svizzera. Così mi ordinò: “Ora voglio un buco uguale in tutte le stanze!” Aveva la mania dei centrini, che disseminava ad arte in questa casetta lucida e ordinatissima. L’appartamento aveva quattro vani e, appeso al muro di ogni stanza, c’era un quadretto con la piantina della casa, con su scritto “Voi siete qui”. In cucina aveva un mobile coi cassetti numerati, in camera da letto un comò e sui cassetti aveva applicato le lettere dell’alfabeto. Se aprivi quello con la lettera A, ci trovavi gli asciugamani; cassetto con la lettera M: le mutandine; aprivi quello con la N e dentro non c’era niente.

L’ordine alfabetico

Un giorno la incontrai casualmente al supermercato e mi accorsi che aveva messo le uova in fondo al carrello.

Le dissi: “Anna, le uova vanno in cima altrimenti si rompono.” Ma lei, super sicura, rispose: “No, le uova vanno in fondo perché sono con la U”. 

Anna era sempre attenta e di me aveva un grande rispetto, solo che una volta mi arrabbiai perché adottò un gatto e poi gli diede il mio cognome. S’è mai visto un gatto che si chiama Denei? Lei mi convinse che l’aveva fatto in mio onore. Sì, bell’onore, poco dopo averlo chiamato Denei lo portò dal veterinario e lo fece castrare! 

Laura, Laura e Laura

Titti - Donne
Laura, Laura e Laura, ma un po’ anche le altre – Foto di 政徳 吉田

Raccontando la breve storia della mia vita, mi sono accorto che ho messo troppi nomi di donne.

Faccio il comico, il cabarettista, non prendetemi troppo sul serio e mi rivolgo soprattutto a mia moglie che si chiama Laura, ma che io chiamo Elettra, un po’ – come spiegavo qualche pagina indietro – per affetto, un po’ per non confonderla con la mia prima moglie che si chiamava Laura. Noi Denei abbiamo una particolare sensibilità verso questo nome perché, oggi, pure il mio primogenito ha una fidanzata che si chiama così. Ne ho parlato persino con Michele, il cantante genovese divenuto famoso con “Dite a Laura che l’amo”, sperando mi concedesse un po’ di diritti Siae.

 L’abbigliamento

Tornando all’argomento donne, vorrei ora affrontare uno spinoso tema in cui le mie meravigliose compagne di vita hanno inciso: il tema dell’abbigliamento. Eh sì, perché non è stata solo mia madre a condizionare il mio modo di vestire. Uno dei capi che m’ha sempre dato grattacapi (scusate, questo gioco di parole è involontario) è il calzino. All’inizio li usavo marroni a righe verdi, verdoni a rombi bordeaux… insomma, ero felice.

Titti - L'eleganza insomma
L’eleganza? Insomma! – Foto by D.Houtteman

Ginetta

Poi conobbi Ginetta.

Le prime volte guardava i miei calzini e rideva, ma un giorno sbottò: “Scegli tu il colore, ma li voglio tinta unita!” Così scelsi un onesto bordeaux. Ingenuamente pensai: “Be’, quelli verdoni a rombi li metterò per andarci a lavorare. Una volta venne a prendermi al lavoro e mi fece una scenata. “Tu sei un cinico!  Tu mi manderesti in giro con la borsetta nera e l’ombrello blu!” Be’, se piovesse perché no? Da quel giorno cominciai a comprare solo calzini bordeaux e quelli a rombi, a poco a poco, li eliminai tutti.

Poi Ginetta mi lasciò e si mise con uno che usava i calzettoni di spugna a strisce lilla.

Carmela

Sopravvissi a quella disavventura e poco dopo incontrai Carmela che, dopo un timido approccio, urlò di dolore di fronte ai miei calzini bordeaux. Con accento marcatamente svizzero, dispose: “I calzini tèvono essere piànki!” E così, per accontentarla, con sole diecimila delle vecchie lire, rifeci il corredo. Quando ormai il cassetto dei calzini era candido come una pista da sci, anche Carmela se ne andò per fidanzarsi con “L’uomo dalle mutande viola”.

Maria

Superato un periodo di crisi mistica (avevo fatto domanda nei carmelitani scalzi), incontrai la persona giusta: Maria.

Maria aveva imparato ad apprezzarmi per quello che ero e s’era complimentata per i miei calzini bianchi. Poi aggiunse: “Di un uomo non guardo il pensiero politico, o il colore della pelle o la religione d’appartenenza, e non guardo neppure il colore dei calzini; però non sopporto gli uomini che i calzini li portano corti, alla caviglia”. Ah, dunque i calzini esistono lunghi… e corti, alla caviglia. Fino ad allora, non avevo mai notato quel particolare! Appena Maria si voltò, accavallai le gambe per controllare i miei calzini: erano alla caviglia.

Nascosi subito la mia vergogna. Poi, con un colpo di coda dettato dall’orgoglio, mi guardai allo specchio e pensai: “Se Maria mi vuole, io sono così, prendere o lasciare, ho un mio modo di vivere e di vestire, camicie sportive, jeans, e calzini bianchi… lunghi. Li presi al mercato. Pur di averla rifeci il corredo con 20 mila lire. Poi, un attimo prima del nostro primo connubio amoroso, Maria lanciò un urlo da lasciarmi senza fiato. Lì per lì pensai avesse visto un topo, invece ce l’aveva col colore del mio slip che, secondo lei, deve essere uguale a quello di canotta e calzini: “Lo slip grigio con i calzini bianchi è da sciattoni! Deve essere tutto bianco!” “Mettiti col papa!” risposi stizzito.

Mi prese in parola: mi lasciò e ci provò col Santo Padre.

Tratto da Secolo Focaccia e Fantasia di Carlo Denei