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Timidezza? Per favore vai via tanto tu in casa mia

Timidezza e tristezza
Sia l’una che l’altra. Timidezza e tristezza – By PDPics

Timidezza o tristezza

Timidezza o tristezza? Quel motivetto che ci frulla in testa, non era timidezza, ma tristezza… Giusto! È la canzone di Ornella Vanoni che dice così, ma quest’assonanza “tristezza – timidezza” in un racconto così ci sta dai!

Timidezza fondamentale

Come spiegavo prima nella canzone “Amore in Panda” (qui l’articolo precedente), la timidezza mi ha sempre preceduto, giocando un ruolo fondamentale nel mio rapporto con l’altro sesso.

Il mio timore adolescenziale si trasformava, ad ogni appuntamento con una ragazza, in una vera e propria paura della femmina. Se per tutti la paura fa novanta, per me faceva novanta, sessanta, novanta.

E dire che quando ero un ragazzino, gli amici dicevano di me che ero una specie di dongiovanni. Dopo capii cosa intendevano: un prete. Avevo talmente poca confidenza con l’altro sesso che mi vergognavo ad andare in farmacia per comprare i profilattici. Così li rubavo alla Coop. E poi li regalavo davanti alla Standa.

Il timidologo

Per guarire da questa fobia andai da uno specialista: il timidologo.

Lui cercò di convincermi che se fossi riuscito a parlare con una donna, avrei anche potuto farla innamorare. Le donne probabilmente lo sapevano. Quindi evitavano di parlarmi. Così restavo solo, e le rare volte che provavo, lo facevo con quella sbagliata. Una sera, in una discoteca di Genova, una ragazza mi guardava con insistenza. Bella, bellissima, un po’ troppo per me, onestamente. Però quella continuava a guardarmi e ad un certo punto, avvicinandosi mi disse ridendo: “Sei proprio imbranato! Non hai capito che con te ci sto provando!” Cavolo! Le dissi subito di sì!! E lei rispose subito di no.

Era una ricercatrice dell’università, stava facendo esperimenti su chi diceva “sì”.

La scuola di ballo

Per vincere la timidezza provai ad iscrivermi a una scuola di ballo.

Ce n’era una sotto l’ufficio dove lavoravo. Mi dissi: la sera, quando esco, vado a ballare. E invece: “No, signore: per favorire chi lavora le lezioni le diamo nella pausa pranzo.” “Grazie, ma io nella pausa pranzo… pranzo.”

Poi, per un periodo l’ho frequentata comunque. Ballavo davvero! Tanghi, mazurche, danzavo solamente e non mangiavo più: ero una piuma. Finalmente il problema di non avere donne era dimenticato: avevo fame!

L’agenzia matrimoniale

Timidezza : Agenzia Matrimoniale
Agenzia Matrimoniale – By M.Hassan

Per trovare l’anima gemella e sistemarmi m’ero giocato pure la carta dell’agenzia matrimoniale.

Si chiamava “Il salvagente dell’amore”. Mi iscrissi. Dopo qualche settimana mi convocarono in agenzia con una lettera che diceva: “Abbiamo trovato la ragazza per tua felicità, una donna semplice che non si dà delle arie anche perché l’aria gliela darai tu”. Non afferrai e andai in agenzia per capire meglio. Questi de “Il salvagente dell’amore” vendevano bambole gonfiabili! Ormai avevo firmato e dovetti comprarla. L’unica cosa che riuscii ad ottenere fu quella di averne una che costasse poco. Così mi misi in casa una bambola gonfiabile grassa.

La ragazza “casa e chiesa”

Col passare degli anni, fattomi più sfrontato, riuscivo a parlare con le ragazze brutte. Un giorno ne conobbi una serissima. Casa e chiesa. Usciva di casa e andava in chiesa, finita la messa tornava a casa. Per evitare distrazioni s’era fatta costruire un tunnel in plexiglass. Neanche il papa era così devoto! Un giorno la vidi uscire dalla chiesa, mi avvicinai al tunnel e le dissi: “Posso offrirti una cena?” Rispose: “Sì, ma che sia l’ultima.” Diciamolo pure, questo è fanatismo!

La ragazza coi tatuaggi

Un giorno conobbi una ragazza che aveva un tatuaggio su un polso. Raffigurava un piranha e c’era scritto “Marco per sempre”. Non vi diedi importanza. La invitai al cinema. In sala si tolse la giacchetta e mi accorsi che sulla spalla nuda aveva un altro tatuaggio con uno squalo, c’era scritto “Nino, per tutta la vita”. Ci passai sopra. Poi venne l’estate, in spiaggia mi accorsi che su una coscia aveva tatuato un delfino enorme, con la scritta “Enrico, mio per tutta l’eternità”. Feci finta di niente.  Alla sera ci imboscammo, lei si tolse il reggiseno ed io pensai: “Sul suo seno c’è la mia dedica”. Invece niente. S’intravvedeva qualcosina vicino all’ascella destra. Guardando meglio scorsi, disegnato con la penna a biro, un girino, morto. Sotto il girino c’era scritto “Denei, mio fino al 30 giugno!” Be’, sempre meglio di niente.

La ragazza contraddittoria

Accontentarsi era il mio motto.

Più avanti negli anni mi fidanzai con una ragazza contraddittoria, nel senso che era racchia, ma faceva la fotomodella. Dal suo corpo i designer hanno copiato la sagoma che si vede sulle porte dei gabinetti. Io non mi sono mai fermato di fronte all’aspetto fisico poco attraente, anche perché era la stessa cosa che facevano già molte donne nei miei confronti. Un giorno una tipa mi guardò con amore e disse: “Carlo, hai degli occhi meravigliosi. Tutto il resto fa schifo!”

Io, coi miei occhi meravigliosi guardavo l’anima in una donna, non ho mai preteso corpi scolpiti nel marmo, occhi da gatta o seni a coppa di champagne. Certo, la compagna fotomodella aveva un corpo tutto sballato: due occhi di marmo, due seni da gatta e un corpo a coppa di champagne.

Mariangela brutta, bassa e ricca

Ormai m’ero abituato alle bruttone.

Per qualche tempo mi vidi con una certa Mariangela, bruttissima, bassissima, ricchissima, roba da brividi. In quel caso, però, non ero io il fidanzato, facevo la controfigura. Mi pagavano. Il fidanzato vero ci passeggiava per negozi, per le cose più difficili, tipo baciarla, mandava me. In quel caso, dire brutta era un eufemismo, aveva certi difetti che, per passarci sopra, ci sarebbe voluta una Jeep. Qualche piccolo pregio non glielo si poteva negare. Ad esempio, pure lei come me, aveva degli occhi meravigliosi, però tre. Il difficile era trovarle degli occhiali.

Sandra detta Sandracchia

Timidezza: Sandracchia
Sandracchia, carina vero?

Ma la più brutta che ho avuto è stata Sandra, a cui davo il vezzeggiativo di Sandracchia.

Inizialmente non le piacevo, Sandracchia era innamorata di un mio amico. Lui la respinse spruzzandole del Bygon e così la presi io. Per quella ragazza soffrii parecchio. Soffrivo nel vederla penare, soffrivo nel vederla piangere, soffrivo nel vederla.

Ma lei si credeva bella e quando era al mare amava spogliarsi senza pudore, creando intorno a sé quelle piccole spiaggette deserte di un tempo.

Alla sua mostruosità c’era però una spiegazione: un giorno vidi i suoi genitori e capii. Loro erano brutti da cinquant’anni e l’anno del nostro incontro festeggiarono le cozze d’oro.

Come dicevo prima, Sandracchia era racchia ma non s’è mai arresa. Un giorno volle partecipare al concorso di bellezza più importante, quello di Miss Italia: fu un disastro. Si classificò ultima, retrocessa nei maschi.

Tratto da Secolo Focaccia e Fantasia di Carlo Denei