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Tele-visione del corpo maschile (ecche son scema)

La tele-visione secondo Daniela

Tele-visione o televisione è un po’ giocare con le parole e/o con il senso delle parole . Ma siamo abituati fin dall’inizio, da quando cioè abbiamo inaugurato la rubrica “Lo sport nelle immagini”. Sappiamo che lei, Daniela in televisione, ha sempre avuto una tele-visione delle cose, molto profonda. A 360 ° si dice e quanto questo “si dice” si addica (la tentazione era di scrivere si addice) anche ai suoi articoli, lo verificheremo anche oggi, tra queste colonne.

Per esempio la tintarella

Ai tempi di Sportitalia mi sono accorta di quanto velocemente cambi la visione del corpo atletico nello spettatore. E nella spettatrice.

Sappiamo tutti che l’abbronzatura nei secoli scorsi era segno di povertà e poi è diventato un segno di salute, ma ci sono volute centinaia di anni. Insomma prima era il “colore” di chi doveva lavorare nei campi, quindi non era proprio al top della società, perché lavorare all’aperto era roba da proletari. Adesso invece la pelle colorata dal sole significa che stai all’aperto, che vai in vacanza, e aggiunge perfino attrazione fisica.

È un esempio leggerino e non strettamente sportivo, ma fa vedere quanto i fattori “esterni” ci condizionino fino al profondo e al fisico.

Tele-visione - Sportitalia
Tele-visione i due giornalisti in FunAnaliysis su Sportitalia

Quello che non sapevo

Non immaginavo che così rapidamente gli spettatori e ancora di più le spettatrici imparassero a valutare diversamente e più positivamente dei corpi diversi da quelli che si vedono nel quotidiano. Credevo ci volesse più tempo insomma. L’ho imparato nei dieci anni di Sportitalia “full time”.

Sentivo dire “che bel tipo” riferito a piloni di rugby dal fisico abbondante, ragazzi che incontrati per strada avresti potuto definire al massimo “interessanti nonostante il fisico”, ma non certo attraenti.

Mi è rimasta la curiosità di sapere se quelle “innovazioni” nel vedere il corpo degli atleti fosse riservata alla visione televisiva o poi in qualche modo restasse anche nella vita per i tipi fisici simili. Purtroppo non ho mai potuto approfondire.

Il caffè con Federico Foresti

Nelle varie trasmissioni, ma soprattutto nel leggendario “SI RUGBY” facevamo vedere le situazioni ovali e le persone (e di conseguenza i corpi atletici) più diversi possibile dal quotidiano dello spettatore.

Ma lo facevamo per istinto, per filosofia se vuoi, non per calcolo di audience.

Poi un giorno è iniziato uno dei rituali più belli della mia carriera nella TV “open”: la lettura dei dati di ascolto con Federico Foresti, l’analista di audience, share, etc. Ci spiegava la collocazione oraria, ci dava paragoni con altre televisioni (eravamo in chiaro quindi con dati auditel disponibili) e teneva d’occhio “contro cosa” eravamo, cioè cosa trasmettessero le altre reti in contemporanea.

Con la sua classe ma senza frottole teneva presente anche il dispetto permanente dei piani alti di cambiarci SEMPRE l’orario o addirittura il giorno di messa in onda del programma. Brutta cosa (in questo caso e solo in questo caso) lavorare con Luca Tramontin: c’è spesso un ometto invidioso ai piani alti che vuole fargli dispetti perché gli toglie attenzione.

Federico ci faceva vedere l’incremento enorme del pubblico femminile, che a un certo punto ha fatto un picco record del 61% e una media approssimativa del 46%, amici, soprattutto amiche (cito la Gialappa’s), ho detto quarantasei.

Tele-visione - Singapore
Inoke Afeaki, ex Viadana, Hurricanes e Tonga. Colto, simpatico, post carriera interessante. Attuale direttore tecnico di Singapore.

I corpi e le menti diversi

La spiegazione era semplice, gradita ma non certo voluta: davamo modelli maschili alternativi a un pubblico intelligente che era stufo dei bellocci.

“Pantere” polinesiane con laurea in teologia, “mostri” da mischia con sensibilità femminili, “tappi” da un metro e sessanta con un’euforia muscolare e una visione tattica eccitanti. Questo, anzi, questi voleva la ragazza sveglia di ogni età.

“Nella clip iniziale mi faceva un po’ paura, qualche minuto dopo stavo per scrivervi e chiedere l’indirizzo…” ecco, mail così ricevevamo, segno che il corpo legge gli altri corpi passando per tante belle, varie e anche tutto sommato rapide strade.

Tele-visione- Andrea De Beni
Tele-visione: Andrea De Beni, atleta multidisciplinare, in azione sul set di SPORT CRIME.

Il caso De Beni (che non è un caso)

Nell’episodio 3 di SPORT CRIME, a fianco di Alessandro “Picchio” Abbio (sì, il grande del basket) e Daniel McVicar (sì, il Clarke Garrison di Beautiful) abbiamo anche il cestista e super atleta Andrea De Beni. Gioca a basket “normale” (ma fa anche crossfit e gareggia con il quad) senza una gamba e in una scena di spogliatoio (scusate lo spoiler) si toglie beatamente la protesi.

Eppure… dalle visioni private, compresa una sala cinematografica con centinaia di persone, nessuna ragazza ha detto “commovente, meritevole” o altre pietoserie che si sarebbero dette pochi anni fa. Tutte hanno detto “wow, che figo”.

Un altro pelato superfisicato con un pezzo di meno per il nostro nuovo (SPORT CRIME andrà in onda poche settimane dopo l’uscita di questo articolo) pubblico.

Ecche son scema

Come cambiano le cose, eh? L’atteggiamento, l’ironia, sì, d’accordo, ma (riferisco) anche se manca un arto il resto è tonico e notevole, mi riferisco ancora a Andrea De Beni, ma potrei estendere.

Siamo sempre qui a dire che una volta era tutto meglio, invece è ora di vedere come questo aspetto indichi un bel miglioramento, la ragazza sveglia preferisce il corpo vitale, atletico anche se “difettato”, e sembra stufa di quello esagerato o sciatto.

Ma guarda te, devo fare da filtro a un nostro attore-atleta senza una gamba, e a uno senza due dita. Eh sì, ricevo e intercetto messaggi e aggettivi che non posso riferire. Anzi, uno non vietato ai minori ci sarebbe, è di una celebre e simpatica telegiornalista di economia: “Con tutto quello che c’è da guardare da Luca secondo te guardo le dita? Ecche son scema?”.