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Tappa 13. Festival che polemizza e Denei che si focalizza

Tappa 13. Il Festival è iniziato e il viaggio richiede ancora tempo – Foto Xaviandrew

Tappa 13. Non abbiamo fatto 13, tanto col 13 al totocalcio si vince poco. È solo che questa puntata 13 rappresenta, una tappa che avvicina il nostro eroe all’agognata meta del Festival. Mentre a Sanremo si polemizza, Denei sulla tappa 13 si focalizza. Meglio dovrebbe almeno; giusto per arrivare prima che i riflettori dell’edizione 68 della canzone italiana si spengano. E per quei pochi ignari della cosa, si sappia che la settimana scorsa c’è stata la tappa 12. Cliccateci sopra se ve la siete persa.

News da Sanremo

giovedì 8 febbraio 2018 -Finale Ligure-Albenga: bellissima giornata, non fredda – tappa 13

Polemiche ieri al Festival. Nel pomeriggio la Rai aveva fatto sapere che Ermal Meta con Fabrizio Moro erano stati sospesi dalla gara, in attesa di approfondimenti.

Pare che il loro pezzo sia un plagio di “Tu scendi dalle cinque stelle”. Oltretutto, in campagna elettorale non si possono nominare partiti politici, quindi i due possibili truffaldini ieri non si sono esibiti. Al loro posto è salito sul palco tal Renzo Rubino, credo sia un commercialista di Taranto. Ma a quel punto non potevano chiamare me, che ci sarei andato a piedi?! (si fa per dire). Sempre ieri hanno cantato quattro nuove proposte tra cui un certo Baglioni con la canzone “Il congiuntivo”. Pure lui andava eliminato con la doppia accusa: nepotismo e, parlando di congiuntivi, campagna elettorale contro i Cinquestelle. Tra i big che conosco c’erano Le Vibrazioni, Elio e le storie tese e Nina Zilli. Tra gli ospiti spiccava il nome di Vecchioni, che ha duettato con Baglioni: Vecchioni e vecchietto.  

Caldissimo

Stanotte abbiamo dormito sudando a causa della temperatura elevata nella stanza. Evidentemente le nostre lamentele per il troppo freddo sono arrivate all’orecchio del direttore del Medusa che ci ha dato, in gradi fahrenheit, gli arretrati delle notti scorse.

La colazione al Medusa è di quelle che lasciano il segno, soprattutto sull’abbigliamento (la marmellata non va via facilmente). Ma il segno si nota anche sotto l’abbigliamento, che è sempre più attillato. Oggi che è caldo, il Roberto Bolle di Rio gira ancora in calzamaglia; poi però, se continua a mangiare in questo modo, quando rimetterà i jeans dovrà fare un nuovo buco alla cintura. Oggi, ad esempio, ha dei problemi all’interno coscia perché ieri, camminando, lo sfregamento gli ha causato un’ustione. Le sue gambe sono così grosse che toccano tra di loro e lo fanno sembrare un omino del calciobalilla.

Fidarsi è bene, ma…

Ieri sera, subito dopo lo spettacolo in Piazza, Marco Fregonese m’ha presentato Fabrizio Fattor, presidente degli “Albenga Runners”.

Fattor m’ha annunciato che domani verrà ad accogliermi a Ceriale con i numerosi componenti degli “Albenga Runners” (che poi in italiano sarebbero corridori di Albenga), poi m’ha chiesto a che ora sarei partito da Finale. Gli ho risposto che sarei partito alle 9 e mezza. A quel punto lui e Fregonese si sono fatti una bella risata dicendo che era troppo presto e che, partendo a quell’ora, sarei giunto a Ceriale prima di mezzogiorno, ora in cui i runners pranzano. Ho risposto di aver letto su Google Maps che i chilometri che ci separano da Albenga sono circa 21, percorribili a piedi in quattro ore e mezza, ma loro hanno riso ancora, dicendo che i chilometri sono meno di 15. Felice per la notizia, ieri sera non ho messo la sveglia, così stamane siamo partiti ben oltre le 10 e mezza. 

Più son vecchi più corrono

Tappa 13. Vecchio o mascherato da vecchio? – Foto M.Drummond

Il tempo si mostra benevolo e c’è un raggio di sole che filtra dalle nubi sempre presenti. Non devo dimenticare che sto facendo la mia prova in “febbraio febbraietto, mese corto e maledetto”.

Superata la curva del colle che da Finale Marina porta al rettilineo di Borgio Verezzi, mi sono trovato davanti un vecchio che non riuscivo a superare. Da una distanza di cinquanta metri vedevo benissimo che si trattava di una persona anziana, ma dopo almeno 10 minuti di cammino a passo svelto non riuscivo a ridurre il distacco di un solo centimetro. La cosa che mi indispettiva di più era Max, che rideva alle mie spalle. Proprio lui, che stamattina ha dovuto comprare la Pasta di Fissan e spalmarla tra le cosce ustionate.

La gara tra me e il vecchio ignaro s’è poi fatta gagliarda: ho cominciato ad accelerare il passo e guadagnare terreno nei suoi confronti.

Vecchio o solo mascherato?

Volevo vederlo in faccia e capire se era veramente vecchio, oppure solo mascherato. Una nonnina tutta bianca, ferma ad aspettare un autobus, mi confermava che il vecchio era proprio vecchio.

Pungolato ancor più nell’orgoglio, ho portato la velocità da “passeggio veloce” a “camminata rapida” per poi passare a “marcia dello scippatore”. Così l’ho raggiunto e, vedendolo davvero decrepito, gli ho chiesto l’età per fargli i complimenti. (Il galateo vuole che, quando si chiede l’età a qualcuno, una volta avuta la risposta ci si debba congratulare, qualunque sia l’età). Così, dopo aver saputo dei suoi 83 anni, gli ho fatto molte congratulazioni, lusinghe sincere perché il maledetto mi aveva fatto perdere un anno di vita per stargli dietro. Ho fatto amicizia con lui, che m’ha raccontato di essere un ex ciclista e di chiamarsi Corrado. Pure in questa occasione gli ho fatto molti complimenti e gli ho detto: “Ecco perché corre, perché lei è Corrado!” Ma forse qui ho esagerato con la piaggeria. Prima dell’addio, l’ex atleta m’ha regalato una perla di saggezza da conservare almeno fino all’arrivo a Sanremo. Eh sì perché, quando gli ho confessato di voler fare una pausa perché stavo un po’ morendo, lui ha replicato: “Non puoi fermarti per questo, ricorda che non c’è sport senza sofferenza”. Un grande, indubbiamente un grande!

Ma, per mia buona sorte, giunti a Borgio Verezzi le nostre scarpe hanno preso due strade differenti: lui è andato a Borgio-centro, al passo “marcia del bersagliere Corrado”, io a Sanremo al passo “papà non correre e pensa a me”. Poi mi sono fermato per una pausa, non stavo soffrendo, stavo proprio morendo.      

Ritardo

Purtroppo per me ho dovuto riprendere subito il cammino riportando il mio passo a “camminata rapida”, per colpa del grave ritardo sul tabellino di marcia.

Ero atteso al bar “Mamita” di Loano dove, una volta fatta la performance, avrei potuto mettere le gambe sotto il tavolo a gratis e riposarmi un’oretta! Solo che, per dar retta al runner albenganese sono partito con un’ora di ritardo; ma i chilometri da percorrere non sono 15, come dicevano gli atleti dei miei stivali, bensì 21 come dicevo io!

Controllando meglio sulle mappe della rete si vede chiaramente che ho ragione e che per arrivare ad Albenga ci vogliono circa 4 ore e mezza andando a piedi, 27 minuti in auto, o un minuto in aereo. (Non è una battuta, è scritto su Italiadistanza.com!) Superata Pietra Ligure alla velocità di un aereo (o quasi), mi rimaneva un’ora per arrivare al Mamita di Loano e meno di 10 minuti per mangiare, in quanto alle 14 in punto ero atteso dai runners di Albenga, a Ceriale.

Io odio mangiare in 10 minuti, specialmente quando è gratis! Quando non pago, adoro stare a tavola tutto il giorno e, se mi portano un guanciale, anche dormirci.

Prima che la giornata finisca, lo dico già: questa è la peggiore della settimana e lo conferma anche il fatto che Max mi infastidisce con domande stupide e private sulla mia vita e il mio passato. Lui sostiene che gli servono per il documentario che deve fare. Ma possibile che dopo dieci anni di Brasile questo venga in Italia a fare un documentario proprio su di me? Manco fossi un tucano emigrato dalla foresta amazzonica!

E a questo punto, vi do l’appuntamento alla prossima per continuare il viaggio insieme