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Studenti: è tempo di alleanze intergenerazionali

Studenti: studenti
Kelly Wade Foto modif.

Studenti e alleanze intergenerazionali. È giunto il tempo di prendere coscienza. È ora di aprire la mente alla realtà e la scuola, al solito, assume un compito primario e strategico.

Studenti e docenti tra MI e MUR

L’entrata in vigore del Decreto Legge n.1 del 9 gennaio 2020 ha istituito il MI – Ministero dell’Istruzione – e il MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca. Ultimo approdo di un lungo viaggio in cui i due Dicasteri sono stati separati e accorpati più volte. Alternando una gestione unificata, anche sotto il profilo economico, ad una distinzione volta a favorire un maggiore coordinamento delle diverse specificità.

Al di là dei pro e dei contra, il primo biennio di quest’ultima fase di separazione ha coinciso con l’emergenza pandemica. Successivamente con la crisi bellica. Aprendo così nuove prospettive sulla possibilità di un progressivo processo di collaborazione tra le Scuole del primo e del secondo ciclo d’istruzione con l’Università, prioritariamente per contrastare il rischio di dispersione scolastica, alimentato dai disagio sociale ed educativo, conseguenza delle misure di contrasto del contagio in ambito scolastico. Ma non solo.

Studenti universitari a sostegno di alunni delle scuole secondarie

Nella mia città, l’Ente Locale, con l’Associazione Agenzia per la famiglia del Comune di Genova, ha promosso una progettazione volta a sanare le ferite didattiche ed emotive aperte dalle ricorsive battute d’arresto a causa dei provvedimenti di quarantena. Attraverso il coinvolgimento di studenti universitari, selezionati dall’Ateneo di Scienze della Formazione, per accompagnare e sostenere gli alunni in difficoltà delle scuole secondarie di primo grado per un tratto di strada lungo il percorso d’apprendimento.

Si tratta di una collaborazione inter istituzionale. Come ho avuto occasione di affermare in occasione del “lancio” sperimentale dell’iniziativa, rappresenta una preziosa opportunità per contrastare il rischio di dispersione scolastica. Nel primo ciclo d’istruzione è soprattutto implicita e si annida nel mancato o limitato raggiungimento delle competenze fondamentali. Ma non è di certo un aspetto secondario la possibilità, che il progetto potenzia, di consolidare il Patto di corresponsabilità con le famiglie. Di inserire la scuola in una nuova cornice di senso, centrata sulla consapevolezza di quanto sia un bene comune che tutte le risorse culturali e sociali del territorio – in questo caso l’Ente locale, l’Università – sono chiamate a tutelare e promuovere.

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Una proficua “complicità” intergenerazionale

L’immagine di una proficua “complicità” intergenerazionale ritrae oggi una scuola impegnata anche ad accogliere i giovani e giovanissimi in fuga dalle atrocità della guerra. Può offrire agli studenti, sia italiani che ucraini, quella mediazione relazionale e linguistica – con la collaborazione degli studenti universitari che studiano la lingua russa – che spesso non è ancora pronta sul piano dei servizi territoriali. Se è acclarato che gli alunni imparino molto di più di quanto venga loro insegnato, in termini di competenze non cognitive che incrociano conoscenze e abilità relazionali. Questa reciprocità tra i nostri studenti universitari e i ragazzi ucraini può rappresentare un’occasione unica. Può incrementare la preparazione linguistica e la comunicazione democratica, in un clima di classe orientato al dialogo, al confronto, al rispetto delle idee e dei Valori costituzionali.

In questa prospettiva, l’accoglienza dei bambini e dei giovani ucraini può davvero diventare banco di prova dell’approccio educativo interculturale. Un momento propizio per il rinnovamento delle relazioni inter istituzionali tra i diversi cicli e ordini di scuola.

Serve guardare la realtà

È giunto il tempo, di guardare la realtà, anche scolastica, in modo diverso, di investire sulle giovani generazioni, creare valore condiviso. Di insegnare ad imprendere, nel senso di apprendere in modo intraprendente, da protagonisti.

È il messaggio, forte e chiaro, che in questi giorni, inconsapevolmente, mi ha trasmesso un alunno ecuadoriano di una delle scuole primarie del mio Istituto, a forte processo immigratorio. Un bambino di dieci anni, neo immigrato, inserito in un percorso di alfabetizzazione ma non ancora in grado di comunicare in lingua italiana, che si è subito e spontaneamente fatto carico dell’accoglienza di un compagno ucraino più piccolo, fuggito da scenari di devastazione che cominciano ad affiorare dai suoi desolati disegni.

Non si sa come, ma iniziano a capirsi!

Le maestre mi hanno raccontato che – non si sa come! – i due hanno cominciato a capirsi e che, tra gestualità inequivocabili e convincenti indicazioni ispaniche…Sta funzionando!

In questi giorni le scuole cittadine stanno attendendo gli esiti del bando comunale per garantire alle Istituzioni scolastiche un servizio di mediazione linguistica. L’iter dell’Avviso pubblico e la mappatura del fabbisogno raccolto su una piattaforma digitale non hanno tempi brevissimi. Ma una cosa è certa: nel frattempo possiamo contare su di lui!