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Stress e malattia. Il corpo reagisce in modo inconsapevole

Stress e malattia: burattinaio

Stress e malattia

Sappiamo ormai bene che il nostro sistema nervoso agisce attraverso due meccanismi, il primo, consapevole, coordina l’azione dei muscoli volontari in base agli input sensoriali, l’altro autonomo, che indipendentemente dalla nostra volontà regola le funzioni vegetative volte alla salvaguardia della sopravvivenza, quali la respirazione, la circolazione sanguigna, il movimento cardiaco ecc.

Il sistema “Simpatico”

Quando l’organismo è esposto ad uno stress eccessivo interviene il sistema autonomo (Simpatico) che prepara il corpo a fronteggiare l’emergenza. Tale azione però non distingue la tipologia di stress e la reazione corporea è pressoché simile sia che si tratti di una minaccia esterna che mette in pericolo la vita, sia che si tratti di uno stress eccessivo interno dovuto ad esempio ad un obiettivo che dobbiamo assolutamente raggiungere (una scadenza lavorativa, ne rappresenta un buon esempio). Il sistema simpatico tramite le innervazioni della ghiandola surrenale prepara sempre in ogni caso l’organismo per la “lotta o la fuga”. Selye dimostrò in diversi esperimenti che quando un organismo è esposto ad uno stress eccessivo risponde sempre con una iperattività della corteccia surrenale, una contrazione del timo e dei nodi linfatici che hanno la funzione di messa in allerta dell’organismo.

C’è poca differenza tra stress esterno e interno

Se lo stress continua e permane a lungo immutato, l’organismo in un certo senso tende ad adattarsi alla situazione e la reazione paradossalmente tenderà a far scomparire dalla coscienza la percezione del disagio. L’adattamento elimina l’esperienza di angoscia ma il corpo rimane di fatti sotto una notevole sofferenza. Dal punto di vista fisiologico c’è poca differenza fra uno stress esterno e uno interno, in entrambi i casi la mobilitazione delle energie per affrontare l’emergenza porta a lungo termine a delle modificazioni evidenziabili soprattutto a livello della muscolatura. Quando un muscolo è cronicamente contratto, il nervo effettore è isolato dalla rete nervosa per quanto riguarda i movimenti volontari ed è esperienza comune a tutti, il fatto che abbiamo difficoltà nel percepire ciò che non si muove.

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Le tensioni muscolari indicano gli stress irrisolti

Come afferma Alexander Lowen padre della bioenergetica, è spesso proprio osservando le tensioni muscolari inconsce a permetterci di capire quali stress non sono stati risolti.  Questi segnali sono indicatori di problemi non affrontati, di stress emotivi ancora attivi, che senza un intervento risolutivo inevitabilmente porteranno ad un “esaurimento” nel momento in cui le energie di riserva “messe in campo” per contenerli tenderanno ad esaurirsi. Una mandibola tesa, una respirazione diaframmatica, un addome rientrante, possono indicare tensioni che si sono strutturare a seguito di emozioni represse. L’osservazione del corpo può dirci molto, spesso di più rispetto addirittura al vissuto soggettivo raccontato dal soggetto.

La correlazione tra stress e malattia

C’è correlazione tra stress e malattia

Studi condotti da Holmes sul rapporto tra elementi stressogeni e insorgenza di malattie dimostrano che esiste una correlazione evidente. Di fatti ogni persona ha un livello di tollerabilità differente che lo rende predisposto ad affrontare livelli di stress più o meno elevati. Superato il livello ottimale di funzionamento (Eustress) che rappresenta lo spartiacque tra la produttività e il disagio, le persone tenderanno più facilmente ad ammalarsi proprio perché quel meccanismo di protezione dall’angoscia, nascondendo ai nostri stessi occhi il problema, non farà altro che avvicinarci sempre più al nostro soggettivo punto di “rottura”. In terapia, l’osservazione del corpo, l’analisi dei minimal cues così familiari ai terapeuti che applicano l’Ipnosi Ericksoniana, permettono di individuare queste tensioni e indirizzarne il trattamento in ottica duale, al fine di rendere queste espressioni somatiche consapevoli anche alla mente e quindi, portare a quell’integrazione che spesso si rivela risolutiva della problematica sottostante.