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Strehler carismatico Maestro di teatro e di vita. 100 anni

Strehler - Strehler
Giorgio Strehler oggi compie 100 anni

Giorgio Strehler potrebbe, seppur vecchio, essere ancora qui tra noi. Ieri abbiamo festeggiato Alfred Hitchcock, lui di anni ne avrebbe avuti 122 e le probabilità nel caso, sarebbero davvero minime. Di sicuro è che entrambi sono e saranno sempre vivi nella storia dell’arte e dell’umanità.

Strehler

La figura del regista non nasce assieme al teatro, assolutamente no. Abbiamo i primi registi alla fine del XIX secolo e inizio del XX, ed il regista inizialmente non è altro che il delegato del drammaturgo, la proiezione dell’io dell’autore. Il regista via via diviene anche un maestro per l’attore, colui che “guida la giustezza della nascita nella direzione giusta”, come diceva Stanislavskij nel 1914. In realtà il primo grande regista fu Richard Wagner che con la sua idea di opera d’arte totale non si occupava di scrivere solo le partiture delle sue opere, ma anche i libretti, curando la messa in scena in tutto e per tutto.

Ebbene il 14 agosto 1921, esattamente 100 anni fa a Trieste, nasceva colui che rinnovò il modo di fare regia, cambiando veste alle opere di Goldoni, e designando Bertolt Brecht come unico erede per la messa in scena dei suoi testi in Italia: Giorgio Strehler.

Affascinante, colto, estroso, contradditorio

Affascinante, colto, estroso e contraddittorio, un uomo di intense passioni artistiche e sentimentali, Streheler ha stregato il mondo regalando al suo pubblico un teatro nuovo, diverso che ha riportato gli autori a sé stessi. Il grande maestro è stato un interprete. Ovviamente le sue interpretazioni erano libere, personalissime, discutibili. In ogni sua regia c’era però un grande amore per il testo rappresentato, come ha scritto in questi giorni ricordandolo un altro regista teatrale, Luca de Fusco.

Ma anche se era triestino Strehler amava Milano, la città che lo aveva accolto e per questo le era fedele. Milano è stata la sua vera città, quella da cui non si staccherà mai, nemmeno quando riceverà l’invito prestigioso di dirigere il Berliner Ensemble, o di allestire La trilogia della villeggiatura a Londra con Laurence Olivier. “A Milano si laùra”, diceva. E certamente era così in quel periodo della crescita, dello sviluppo, di un socialismo vero e non ancora contaminato.

Al Piccolo che fondò assieme a Paolo Grassi il 14 maggio 1947 arrivavano talenti da tutta Italia che portavano la ricchezza delle loro idee. Ed è a Milano capitale mondiale della moda e del design, la metropoli del Nord Italia, a cui dedicherà un tributo d’amore con tre edizioni di El nost Milan di Carlo Bertolazzi. La prima nel 1955 con Valentina Fortunato e Tino Carraro, nel 1961 con Valentina Cortese e infine con Mariangela Melato nel 1979.

Gli amori della sua vita

Con Ornella Vanoni

Tanti gli amori della sua vita tra cui quello per Ornella Vanoni.  Figlia di un industriale farmaceutico, la cantante aveva 19 anni quando si iscrisse alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro, dopo aver studiato lingue in collegi svizzeri, francesi e inglesi. Era il 1953, Ornella si presenta all’audizione per la scuola, Strehler la vede e s’innamora. C’è una differenza di età di 13 anni, neanche tanto, ma lui è sposato. Dopo il saggio di fine anno, ha il coraggio di dichiararsi. Quando dopo una festa la porta in macchina a casa per ultima, eccitato le dice: ‘Adesso faccio El nost Milàn e sarà uno spettacolo stupendo perché ora ci sei tu nella mia vita’”.

Strehler era così…

Strehler era così, tutta passione ed eccitazione, lo racconta anche Monica Guerritore nel suo libro quando parla della sua prima esperienza teatrale all’audizione per caso per il Giardino dei ciligi che la lanciò. La Guerritore era semplicemente andata ad accompagnare un’amica, ma fu scelta lei al posto suo. Quando arrivò davanti a Strehler e non aveva un pezzo preparato ricevette dal regista una serie di insulti. “La sua voce mi sembrava quella di un pazzo” scrive la Guerritore ne La forza del cuore, ma poi senza quella ragazzina che assomigliava alla Bergman, non voleva neanche iniziare le prove del Giardino.

“Era un uomo bellissimo. Cappotto nero su dolcevita nero e pantaloni grigio scuro. Capelli bianchi, leggermente azzurrini (la gradazione dipendeva dall’umore del barbiere che gli faceva il cachet)” così lo descrive la Guerritore e direi che così lo ricordiamo tutti con quell’amore che si nutre per i Maestri, che diventano tali perché sono esempi, quotidiani e straordinari, di un modo speciale di vivere, esprimere e realizzare il proprio lavoro.