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Spinosa, ma generosa. Nera e gustosa..è il tempo delle more!

Le nere more

E’ spinosa, ma generosa. Nera e gustosa…Era il tempo delle more! Così si cantava tanti anni fa.

La pianta delle more

Sì, amiche mie, sto parlando della pianta di rovo, ossia il cespuglio carico di spine che a estate inoltrata ci offre i suoi frutti neri, succosi e dolci: le more. Nere, quasi in contrasto cromatico con il rosso ribes che abbiamo già conosciuto.

La pianta del rovo è un arbusto cespuglioso e perenne, il suo nome latino è rubus ulmifolium e appartiene alla famiglia delle rosacee.

È un vegetale sarmentoso i cui fusti aerei presentano sezione pentagonale e sono ricoperti di spine arcuate è semi – caducifoglia ossia, in inverno, parecchie foglie rimangono sui rami. Queste, presentano il margine seghettato, sono di colore verde scuro ed hanno, di solito, forma ellittica. I fiori sono bianchi o rosati, a cinque petali e cinque sepali, raggruppati in racemi. La fioritura comincia all’inizio dell’estate, nel mese di giugno.

Il frutto

Il frutto si chiama mora ed è formato da tante piccole drupe.

 Da principio sono verdi ma durante la maturazione si vanno arrossando per assumere, a processo avvenuto, una colorazione nerastra lucida.

Le more sono completamente mature a fine di agosto, inizi di settembre.

È un arbusto rustico a larga diffusione.

Le more che maturano

Generalmente prolifera molto bene in terreni leggermente umidi e profondi. Ama il sole, come la pianta dell’origano. Si riproduce attraverso semi ma, anche vegetativamente attraverso rami interrati che facilmente emettono radici. È considerata un’infestante di difficile eradicazione tanto che persino incendi e diserbanti non riescono a eliminare efficacemente i rovi dal terreno.

Nonostante la fama di pianta decisamente invadente, questa cespugliosa dalle temibili spine offre molti vantaggi all’uomo.  Le sue siepi sono spesso utilizzate, quando fiorite, come fonte di approvvigionamento di nettare per la produzione di miele.

In Spagna ma anche in Italia è utilizzata per formare dei corridoi ecologici per certi animali.

Le more sono considerate frutti di bosco ed hanno un alto contenuto di vitamina C, vitamina A, vitamina K acido folico, manganese e fibre alimentari.

La leggenda divina della mora

Nei tempi lontani, venne commesso il primo omicidio della storia umana: Caino, preso da irrefrenabile gelosia percosse a morte suo fratello Abele.

Quest’ultimo cadde in una pozza di sangue e fu sommariamente sepolto. Sulla sua misera tomba ben presto crebbe una pianta coperta di spine: il rovo.

Essa proliferava nel tempo ma non era capace né di fiorire né tantomeno di fruttificare.

Ma un giorno…

Un giorno passò accanto alla pianta Iddio ed essa a lui si rivolse chiamandolo con voce flebile e dimessa “Creatore”.

Egli si volse e udendo appena il sussurro chiese alla pianta cosa volesse. Essa umilmente gli rivolse la preghiera di poter fiorire e fruttificare come le altre creature verdi che Egli aveva creato.

Il Signore, molto triste, rispose che il rovo non era una sua creatura ma era una pianta cresciuta sul sangue innocente e che solo il sangue di un giusto avrebbe potuto riscattarla.

Da allora il rovo proliferava su terreni incolti e campi di battaglia. Proliferò perfino nel giardino del romano Pilato.

Un giorno in quel giardino, dove era una colonna, fu condotto un uomo che ad essa venne legato per essere fustigato dai soldati.

Questi non si limitarono a eseguire la sentenza ma schernivano inoltre il prigioniero fino a chiamarlo re dei giudei e pertanto decisero che aveva bisogno di una corona.

Un soldato prese i rami del rovo e li intrecciò. Quindi calcò rudemente la cinta di spine sul capo dell’uomo in catene: subito dalla fronte ferita sgorgò copioso il sangue e una goccia cadde nella terra, vicino alla pianta di rovo.

Immediatamente la pianta sentì quasi un fuoco che avvolgeva le sue radici e i suoi rami mentre una voce diceva: “Dal sangue di un delitto sei nato e il sangue di un Giusto ti ha riscattato”.

 Il rovo, contrito e infelice per tutta la sofferenza cui assisteva, rispose: ”Non a questo prezzo!”

Ma la voce di Dio..

 Ma la voce di Dio gli disse di non dolersi per ciò che accadeva poiché tutto era già stato previsto ancor prima che il mondo stesso fosse creato.

E questo era necessario per una causa ben più alta che la richiesta della pianta ma, l’umiltà del cespuglio, aveva toccato il cuore di Dio stesso e, benché la pianta fosse l’ultima delle creature nata da un crimine, aveva ricevuto il posto più in alto di tutti: Il capo del Cristo.

Da quello sventurato momento il rovo fu annoverato tra le creature del Signore. Così cominciò a fiorire e dare frutti.

I suoi fiori sono bianchi come tutto ciò che è puro, suoi frutti rossi come il sangue.

Il Rotolo alle more

Ingredienti

Procuratevi 140 g di farina, 250 g di gelato ai frutti di bosco, 250 g di gelato al pistacchio, 250 g di more, 4 uova, 150 g di zucchero, burro, 2 cucchiai di grappa di more.

La ricetta

Prendete le more e, dopo averle ben lavate e asciugate, spolverizzatele con qualche cucchiaio di zucchero. Quindi aspergetele con l’acquavite e lasciate macerare il tutto per circa mezz’ora.

Montate a neve le chiare d’uovo con 100 g di zucchero: dovete ottenere un composto sodo e spumoso, amalgamate la farina setacciandola per non fare grumi. Ottenuto un impasto liscio, stendetelo su una placca da forno imburrata (meglio se utilizzate un foglio di carta da forno).

 Infornate e cuocete a 20°C per una decina di minuti. Preparate un canovaccio spolverizzato di zucchero e su di esso rovesciate la pasta. Incorporate le more al gelato ai frutti di bosco ammorbidito. Sulla pasta stendete uno strato di gelato al pistacchio e quindi uno strato di gelato ai frutti di bosco arricchito con le more. Con l’aiuto del canovaccio arrotolate e ponete il rotolo in freezer per circa due ore.

Buon appetito!