La Spagna dà una lezione al mondo e l’Italia deve imparare
La finale mondiale e la lezione calcistica

Abbiamo appena finito di assistere alla finale del mondiale 2026 tra Spagna e Argentina. Novanta minuti più 30 di supplementari e ancora più di cinque minuti di recupero, ma il risultato non è tutto. Due modi da parte delle squadre che hanno raccontato due mentalità calcistiche diverse, ma che entrambe hanno offerto al pubblico televisivo e sul campo una straordinaria lezione sportiva.
La Spagna ha dominato il gioco dall’inizio alla fine. Un dominio tecnico, tattico e mentale costruito attraverso un calcio totale, fatto di possesso, movimento continuo, qualità individuale e organizzazione collettiva. Ma c’è un dato che va al di là di ogni considerazione: questa nazionale delle furie rosse è rappresentata dai suoi giovani. Ed è proprio da questa scelta che deve o dovrebbe ripartire una profonda riflessione per il calcio italiano.
Il nostro poco coraggio ci fa spesso ripetere che un calciatore è troppo giovane, rimandandone la crescita più avanti fino a 22 o 23 anni. La Spagna, al contrario, dimostra che se un giocatore ha qualità, personalità, talento, deve giocare da subito. Manca a noi il coraggio di osare, che si trasformerebbe in un investimento sul futuro.
Il modello spagnolo

Dietro il successo della nazionale iberica non c’è solo una generazione, anzi diverse generazioni di campioni, ma un’organizzazione sportiva pronta, efficace, capace di premiare il merito, la preparazione di dirigenti e addetti ai lavori che lavorano quotidianamente e con competenza. Una struttura sportiva ma non solo, anche politica, che guarda molto meno alle logiche del potere, ma decisamente di più alla qualità delle persone e alla solidità dei progetti.
Non è un caso isolato. La Spagna è protagonista da anni: ha conquistato titoli europei, ha continuato a imporsi nelle competizioni internazionali e oggi conferma il proprio dominio anche su tutti nel mondo. Tutto ciò, ribadiamo, è conseguenza di un modello studiato e poi realizzato nel tempo, in cui i valori morali e la qualità sopravanzano il limite mentale dell’età e dove il progetto che sentiamo troppo spesso nominare, qui si realizza al di là degli interessi personali.
La lezione argentina: resistere sempre

Ma questa finale ci ha regalato anche un’altra grande lezione, quella dimostrata dall’albiceleste sudamericana. Si è stata messa sotto per tutto l’incontro sul piano del gioco, ma non ha mai smesso di lottare neppure in inferiorità numerica, sfiorando il pareggio in due occasioni proprio allo scadere del secondo tempo supplementare. Ha combattuto fino all’ultimo secondo, senza arrendersi, senza rinunciare alla propria identità.
Ecco la morale importante: nello sport, come nella vita, non si molla mai, mai si deve mollare. Occorre resistere e combattere fino all’ultimo secondo nello sport, e fino all’ultima goccia di sudore nella vita.
Il calcio italiano e il valore del collettivo
È questo un altro valore che il calcio italiano avrebbe bisogno di scoprire, ma negli ultimi 12 anni, se vogliamo parlare del fallimento degli ultimi tre mondiali mancati, sembra essersi affievolito il senso del collettivo, sostituito quasi sempre o troppo spesso da interessi personali e individuali, e non solo nel calcio. Eppure, dietro i grandi successi e dietro le grandi squadre, l’insegnamento è che nessun talento può vincere senza il gruppo.
Lo sport, quando supera certi concetti e arriva a certi livelli, va oltre e supera il confine labile del risultato e diventa una scuola di vita. Il Grande Torino ebbe la capacità di interpretare il calcio e indicò un esempio di coesione e di modello collettivo, e oggi questa Spagna dimostra che la bellezza nasce dal coraggio, dall’organizzazione, dalla cultura del lavoro e dalla fiducia nei giovani.
Una finale che diventa un esempio per l’Italia
La finale mondiale fra Spagna e Argentina, pur tecnicamente ed emozionalmente non bella, ci consegna però una lezione che dovrebbe indurci a una riflessione più sincera e profonda, una lezione da copiare, da prendere come esempio e come stimolo per non vedere fallire ancora una volta il calcio italiano, nascondendo la polvere sotto il tappeto, di un’illusione di finta pulizia. Bisogna innanzitutto ripulire le menti e la coscienza e ripartire dall’esempio di questa finale.

Giornalista


