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Sono almeno 5 le tipologie di disbiosi. Le differenze

Disbiosi

Sempre più spesso si fa riferimento a quanto sia fondamentale il collegamento intestino – cervello per la nostra salute. In alcuni articoli vi ho già parlato del benessere della pancia, riguardo la stipsi e la pancia gonfia. Oggi voglio soffermarmi sul significato di “disbiosi” che sempre di più si sente nominare e ormai i pazienti arrivano in ambulatorio già con il test fatto.

Disbiosi: intestino
Si può immaginare così (OpenClipart-Vectors)

Stai bene in eubiosi meno con la disbiosi

Facciamo un passo indietro: nella nostra pancia abitano circa 2,5 mld. di microrganismi tra batteri, funghi, virus, protozoi in simbiosi con noi, li chiameremo microbiota.
Il microbiota non si trova solo nella pancia ma anche nelle vie aeree, sulla pelle, in bocca, nei genitali e sono importantissimi per la nostra salute.
Quando la situazione è in equilibrio, ovvero quando la quantità e qualità del microbiota è in eubiosi stiamo bene. Quando invece per qualsiasi ragione questo equilibrio si rompe si instaura una condizione chiamata disbiosi.
La disbiosi non è una patologia. Si tratta di una condizione in cui si ha un’alterazione qualitativa e quantitativa (ovvero sia di numero che di varietà) dei microrganismi presenti all’interno della tua pancia. Quei batteri che vivono con noi e che sono indispensabili per la nostra sopravvivenza.
Un microbiota sano porta a un miglioramento dello stato di salute, favorisce il normopeso, il buon umore e la salute cardiovascolare.

Un microbiota alterato porta a infiammazione, sovrappeso e obesità, depressione e aggressività, rischio cardiovascolare.

Le cause che provocano questa alterazione

Le cause della disbiosi sono molteplici, tra le principali possiamo citare: parto cesareo e allattamento artificiale, farmaci come antibiotici, antinfiammatori, antiacidi, alimentazione scorretta, carenza di sonno, igiene eccessiva, sedentarietà, stress cronico ed emozioni negative, scorretta respirazione e pensieri ossessivi e ricorrenti.

Mangiare sempre le stesse cose o fare diete privative per lungo tempo potrebbe favorire quella che viene definita disbiosi carenziale.

Sono almeno 5 le tipologie di disbiosi

La carenziale

È una riduzione di bifidobatteri e lattobacilli, è causata da un’assunzione ricorrente degli stessi alimenti, dall’utilizzo di antibiotici, cortisonici, inibitori della pompa protonica e altri farmaci. Diete privative portate avanti per troppo tempo non vanno bene così come non va bene mangiare sempre pollo e insalatina o merluzzo bollito e fagiolini.

I sintomi più ricorrenti sono: mal digestione di latte e carne, meteorismo e stipsi.

In questo caso è fondamentale reintrodurre gradualmente gli alimenti che sono stati eliminati dalla dieta in precedenza, valutando di conseguenza la risposta dell’intestino. Inoltre è possibile agire anche con un’eventuale integrazione di probiotici e frutto-oligosaccaridi.

La fermentativa

La disbiosi fermentativa è causata da una riduzione dei lattobacilli con una possibile sovra crescita batterica nell’intestino tenue (SIBO), è possibile identificarla con un aumento dei livelli dei batteri nelle urine e con il lattulosio breath test. Le cause sono molteplici, possiamo citare: stress, poca acidità gastrica, problemi al pancreas e cistifellea, assunzione di diversi farmaci e malattie autoimmuni.

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I sintomi più frequenti sono: meteorismo e gonfiore in zona ombelicale, difficoltà a digerire i carboidrati, reflusso e alterazioni dell’alvo.

Per agire sulla disbiosi fermentativa è utile ridurre i farmaci assunti, sempre sotto consiglio medico.

Nei casi più complessi o in presenza di SIBO, viene indicato un protocollo chiamato dieta Low FODMAP in cui per 4 settimane si vanno a ridurre quegli alimenti che possono provocare fermentazione per poi reintrodurli gradualmente. In tutti i casi è utile ridurre il quantitativo di frutta e verdura attraverso un’analisi del diario alimentare. Può risultare utile anche l’assunzione di lattobacilli ed enzimi digestivi.
Questo è uno di quei casi dove “mangio tanta frutta e verdura” non è la soluzione più adatta.

La putrefattiva

La disbiosi putrefattiva è caratterizzata da una riduzione dei bifidobatteri con aumento dei livelli di scatolo urinario. Questa condizione è causata da una dieta sbilanciata a favore di grassi e proteine, povera di verdure, affiancata a scarso movimento e scarsa idratazione. I sintomi più frequenti sono aria e dolore nella parte alta dell’addome, spesso stipsi, emissione di gas maleodoranti, mal di testa, stanchezza e alitosi.
Dopo un’analisi del diario alimentare è opportuno introdurre gradualmente le fibre e il glucomannano, se serve. Risulta utile anche abbinare un’integrazione con bifidi e oli essenziali. Come vedete si va da un estremo all’altro, c’è chi mangia troppa verdura e chi non ne mangia e le conseguenze possono essere differenti.

La fungina

La fungina è caratterizzata principalmente dalla sovra crescita di Candida Albicans. La diagnosi si effettua tramite esame colturale delle feci con ricerca di candida o attraverso il Candi Test con antimicogramma.

Questo tipo di disbiosi è causata da una dieta troppo sbilanciata a favore di zuccheri e lievitati, povera di verdura, abbinata a poco movimento e scarsa idratazione. I sintomi più frequenti sono mughetto, candida vaginale, meteorismo, crampi intestinali, prurito anale.

In questo caso è opportuno utilizzare farmaci eradicanti, oli essenziali specifici e probiotici. Risulta anche utile eliminare gli zuccheri semplici dalla propria alimentazione, ridurre i carboidrati complessi, i lieviti e i latticini, reintegrando le fibre gradualmente.

 Da sensibilizzazione

Nella disbiosi da sensibilizzazione l’intestino è molto sensibile e iper reattivo a farmaci, alimenti ed emozioni. Questa disbiosi è causata da un’alterazione delle IgA secretorie, da familiarità per malattie autoimmuni e dalla sindrome dell’intestino permeabile. I sintomi più frequenti sono: meteorismo peri-ombelicale, prurito, cefalea, disturbi dell’umore, crampi e dolori.
In questo caso è importante lavorare attraverso l’alimentazione togliendo le sostanze che creano sensibilizzazione, ripristinare la barriera intestinale e, se necessario, introdurre un probiotico con bifidobatteri e lactobacilli.

Questa classificazione viene fatta a scopo didattico per spiegare meglio, ma ci possono anche essere disbiosi miste e spesso le distinzioni non sono così nette.

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