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Sondaggio comunità cinese in Italia: rispondono in 22.000

Hanno risposto ben 22.000 cinesi al sondaggio COVID-19

Un sondaggio condotto direttamente da Weishi italy, il giornale cinese fatto in Italia, risponde a domande molto importanti e significative. La crisi generata dal COVID-19 coinvolge tutti, senza distinzioni e senza confini.

Le caratteristiche del sondaggio

I cinesi nel nostro paese sono poco più di 300.000, di questi sono stati scelti come campione, quelli considerati “popolazione attiva”, ovvero studenti, donne e uomini che lavorano e producono. Sono stati esclusi gli anziani e i bambini. In particolare il campione del sondaggio, ha preso in considerazione una popolazione compresa in una fascia di età tra i 20 e i 50 anni. Quelli che a loro parere rappresentano un’area attiva, che lavora, in movimento e che usa internet normalmente. In totale sono circa 120.000 persone. La maggioranza, più o meno il 60% di questo campione è di sesso femminile, il 40% invece è rappresentato da uomini. Hanno risposto al sondaggio circa 22.000 cinesi.

La finalità del sondaggio

22.000 cinesi, pur non essendo un sondaggio effettuato da enti specializzati, rappresenta comunque un campione piuttosto importante e significativo, da cui estrapolare un’efficace analisi di tendenza sul comportamento e sul pensiero, di una comunità numerosa e radicata sempre più nel nostro paese. Le domande proposte da Weishi italy, riguardano tematiche attuali e rappresentano un indicatore, una “cartina di tornasole” sulle esigenze, sulle problematiche e sulle idee di cittadini italo cinesi, ormai quasi tutti di seconda generazione.

Weishi italy e Globe Today’s media partner

Le domande e le risposte in percentuale

Secondo te l’Italia è un Paese sicuro ora?

  1.  SI Sicuro 31%
  2.  NO non sicuro 69%

Da quando è scoppiato il COVID-19 in Cina, hai subito episodi di discriminazione da parte degli italiani?

  1.  SI ho subito 40%
  2.  NO non ho subito 60%

In questa crisi, il comportamento degli italiani nei confronti dei cinesi, secondo te è stato complessivamente più positivo o più negativo?

  1. Più positivo 66%
  2. Più negativo 34%

Terminata la pandemia, pensi che le attività svolte dai cinesi, sì riprenderanno è saranno meglio di prima o peggioreranno? 

  1. SI sarà meglio di prima 9%
  2. NO sarà peggio di prima 24%
  3. Sarà uguale 67%

Quando finirà la pandemia, la tua intenzione è di rimanere in Italia o di ritornare a vivere in Cina?

  1. Italia 74%
  2. Cina 26%

Al termine della pandemia, quale pensiero hai sulla ripresa dell’economia in Italia?

  1. Positivo 51%
  2. Negativo 49%

Pensi che finito il coronavirus le relazioni tra italiani e cinesi saranno migliori o peggiori?

  1. Migliori 76%
  2. Peggiori 24%

La prossima è una domanda aperta. Tra le migliaia di opinioni, sono state estrapolate una decina di risposte. È stata scelta quella di una singola persona ritenuta più significativa, ma anche espressa centinaia di volte in forme e significati analoghi. Tra le 10 risposte, alcune contengono qualche parere già detto, ma tutte quante nell’insieme danno un quadro completo e molto specifico delle esigenze importanti dei cinesi-italiani. Insomma: la voce della Cina sul Covid19.

Al termine della pandemia, qual è la tua difficoltà più grande? Che aiuto chiedi allo Stato?

  1. Spero che il governo possa introdurre alcune politiche che possano aiutare le piccole e medie imprese, perché la chiusura dell’epidemia e il periodo di “congelamento”attuale, in futuro richiederanno necessariamente il sostegno del governo.
  2. Si spera che il governo italiano varerà un decreto che consenta la revoca degli affitti sino al termine dell’emergenza. Penso che questa dovrebbe essere la richiesta di tutta la comunità cinese in Italia.
  3. Spero che vengano mantenute adeguate norme di sicurezza, come quella di indossare le maschere, anche quando la crisi sarà fortemente indebolita. Insisto sull’ indossare maschere, e mi auguro non aumentino le tasse. Ho paura, non potrei reggere una pressione fiscale del genere.
  4. Al termini dell’epidemia, attivare il volo diretto tra Italia e Cina
  5. Dopo l’epidemia, spero che il governo intensifichi gli sforzi per migliorare la sicurezza pubblica e che coloro che si sono approfittati della situazione ricevano un’adeguata punizione. Gli immigrati che sono realmente utili per il Paese dovrebbero essere regolarizzati in quanto è impossibile mantenere a titolo gratuito un così alto numero di persone. Spero che il governo prenda in seria considerazione queste tematiche e consenta ai cinesi di sentirsi al sicuro.
  6. Dovrebbero esserci più scambi tra Cina e Italia e un’informazione a 360 gradi che permetta di far conoscere capillarmente com’è la Cina oggi, lontana dagli stereotipi che talvolta vengono proposti dai media occidentali.
  7. Mi auguro che il Governo sanzioni severamente, anche con leggi più severe delle attuali, chi si è approfittato della situazione, ma che abbia anche la necessaria oculatezza per non tassare eccessivamente settori già duramente provati dalla crisi. La tassazione dovrebbe essere posticipata nel tempo per permettere di riprendere i normali rapporti commerciali. In fondo la buona salute delle imprese si riflette sulla buona salute del Paese e del Governo stesso. Aumentando eccessivamente le tasse, l’intero Paese rischia di collassare e serve a poco avere i soldi per le tasse e non averne per far ripartire l’attività o viceversa.
  8.  Siamo nel settore della ristorazione. Dopo l’epidemia, l’affitto elevato sarà la maggiore difficoltà che dovremo affrontare. Inoltre abbiamo già pagato alcune somme di denaro dopo la sospensione dell’attività. Una volta trascorso questo lungo periodo di inattività, non saremo in grado di pagare l’affitto! Sebbene il governo abbia introdotto misure pertinenti per aiutare le piccole imprese, il primissimo ostacolo è che dobbiamo prima di ogni cosa pagare l’affitto, che se sospeso ci consentirà di ammortizzare le spese per poter ricominciare.
  9. Chiedere sospensioni degli affitti, delle bollette di elettricità, gas e altre spese di soggiorno.
  10. Dopo l’epidemia, le banche prestino soldi a tassi di interesse bassi per sostenere l’imprenditoria.