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Smart Working. Sarà il futuro dell’impiego al femminile?

Il lavoro a distanza tra fornelli e computer – Foto Shaila19

Smart working. Letteralmente lavoro agile. Praticamente lavoro da casa. Mai come in questi ultimi tre mesi circa è stato insieme al coronavirus una delle principali ricerche effettuate su Google. Google trends compreso. Silvia Ramilli appassionata di pagelle (vedi Sanremo), di costume e di mini inchieste, si è cimentata e ha rilevato quello che leggeremo sotto. Non è un’indagine di mercato, è un mini campione di mercato. Ecco.

Lo smart working

In questi lunghi di mesi di isolamento sociale, abbiamo sperimentato una forma in Italia tutto sommato abbastanza nuova di lavoro. Il lavoro da casa, lo smart working.

Se già negli ultimi anni alcune grandi aziende di proprietà, in maggioranza straniera, hanno dato ai propri dipendenti la possibilità di lavorare dal proprio domicilio 1 o 2 giorni a settimana, con l’avvento dell’emergenza sanitaria sono circa 1.800.000 i lavoratori che hanno avuto la possibilità di testare questa nuova formula. Sembrerebbe essere stata accolta con favore soprattutto dalle donne.

Ma è davvero così?

In questi due mesi, in cui gioco forza anche io mi sono trovata a lavorare esclusivamente in smart working, non potendo vivere eventi e movida, ho fatto alcune ricerche e raccolto diverse interviste da parte di chi si è trovato a cambiare dall’oggi al domani la propria vita lavorativa acquisendo nuovi ritmi, nuovi orari, nuove abitudini.

Il primo dato rilevato

Il primo dato rilevato si riferisce alla comodità del lavoro in casa, non più la necessità di raggiungere il posto di lavoro. Il non dover perdere tempo negli spostamenti che spesso prendono più di un’ora due volte al giorno.

Non muoversi, determina una maggiore produttività, almeno secondo il campione intervistato, che ha compreso insegnanti, impiegate, libere professioniste. Questo ha permesso con facilità di conciliare casa e lavoro. Il tempo normalmente dedicato agli spostamenti è stato infatti impiegato nelle faccende di casa, prima di iniziare il proprio lavoro in smart working.

Il secondo rilievo

Un altro dato importantissimo riguarda la tranquillità.

Niente distrazioni o stress dovuto a colleghi e superiori in ansia. Il lavoro scorre più velocemente e più fluido con il supporto delle conference call.

Per le single lo smart working sembra essere quindi la soluzione perfetta, che amerebbero restasse attiva anche dopo la ripresa totale. Se non completamente almeno con cadenza settimanale.

E per le lavoratrici madri?

Qui i pareri contrariamente a quanto si possa pensare sono discordanti.

Se da una parte la possibilità di risparmiare sugli spostamenti in termini economici e di tempo può essere un vantaggio, può essere uno svantaggio il lavoro eseguito con la presenza costante della famiglia.

Le lavoratrici madri non sempre hanno avuto dall’azienda i dispositivi atti a lavorare da remoto e spesso si sono trovate a dover condividere con la famiglia il PC. Questa mancanza di strumenti a provocato la necessità di suddividere il tempo tra il proprio lavoro e le lezioni scolastiche dei figli.

Molte lavoratrici madri, hanno anche risentito di difficoltà di concentrazione. La causa in genere è dovuta alla presenza di minori e dalla conseguente impossibilità di tenerli tranquilli per ben 8 ore. Anche i rumori esterni provenienti dal vicinato, sono un altro motivo di difficile concentrazione.

Bisogna tenere conto anche degli orari di lavoro, che spesso sono molto flessibili, andando ben oltre le 8 ore lavorative.

I dati corrispondenti

Tutte le categorie intervistate hanno dichiarato che la mancanza di socialità è il punto più critico da superare.

Nello specifico, pesa l’assenza del contatto diretto con clienti e fornitori, lo scambio di opinioni o un caffè con i colleghi, ma anche il piacere di prepararsi scegliendo il look adeguato a uscire ed affrontare la giornata lavorativa.

Un altro dato importantissimo che molte delle intervistate lamentano è l’assenza della propria postazione lavorativa. Ciò si ripercuote in termini di salute.

Le sedie di casa non sono adatte, non hanno le caratteristiche per sedere al computer per tante ore. L’effetto che ne consegue è che a fine giornata ci si sente stanchi e doloranti, molto di più che se ci si fosse recati in ufficio, dove sono disponibili sedie ergonomiche e pedane.

E da parte dei superiori o dei datori di lavoro?

Anche qui ci sono pareri discordanti.

I più si sono trovati ad affrontare una situazione nuova e a cui trovare una soluzione in pochissimo tempo per poter proseguire le attività. Anche se sono in molti a registrare un aumento della produttività, c’è una parte della categoria che invece ha difficoltà oggettive a far fluire le attività aziendali, a causa per esempio della gestione di conference call disturbate, quindi dal personale distratto da ciò che lo circonda in casa. Un po’ un ribadire comune come spiegato sopra a proposito della “concentrazione” difficile in ambiente di casa.

Sarà lo smart working la soluzione del futuro?

Forse il nostro paese non è ancora pronto per una soluzione che in molti altri paesi è già una realtà consolidata. Questo stop forzato però, dovuto all’emergenza coronavirus, ha sicuramente portato imprenditori e forza lavoro a riconsiderare il panorama futuro nel mondo del lavoro.

Con i dovuti accorgimenti e gli strumenti adeguati, potrebbe realmente essere la soluzione per aumentare l’impiego al femminile. Soprattutto per le lavoratrici madri e per coloro che si trovano ad assistere familiari con problemi di salute non dovendo ricorrere di continuo a permessi che spesso si esauriscono e costringono a far ricorso a ore non retribuite.

Ma l’interrogativo più importante resta uno solo.

Riusciremo a far ripartire il mondo del lavoro dopo questo tempo sospeso migliorando davvero la produttività e la qualità del lavoro dipendente e apportando reali vantaggi alla produttività?