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Sindrome di Wendy: Non sei la crocerossina di Peter Pan

Wendy e Peter Pan non sono solo personaggi di una favola, e lei non è una crocerossina. È questo l’ennesimo argomento affrontato con la ‘giusta misura’ dalla Dott.ssa Jennifer Sorabella, che da anni aiuta soprattutto le donne a comprendere le dinamiche di coppia, per capire se il loro rapporto è sano o se necessita di aiuto.

Wendy: WendY e Peter Pan
Rielaborazione cut (By kvaratskhelia)

La sindrome della crocerossina o sindrome di Wendy

La sindrome della crocerossina o sindrome di Wendy, descrive un pattern comportamentale nel quale la persona, nella maggior parte dei casi donna, si dedica con eccessiva cura e dedizione agli altri fino a sacrificare le proprie esigenze e i propri bisogni, con l’intento di “salvare l’altro“.

Questa sindrome prende il nome dalla favola di “Peter Pan” in cui Wendy è una bambina di 10 anni costretta a diventare adulta in fretta a causa delle complicate condizioni di vita, occupandosi dei suoi fratelli e dell’amico d’avventure Peter Pan.

Wendy non si lamenta del ruolo da adulta che ha dovuto precocemente assumere e, anzi, è felice di offrire aiuto, di essere indispensabile e di essere riconosciuta dall’altro come una figura di supporto.

Alla base c’è la credenza di doversi meritare l’amore attraverso il sacrificio, pena l’abbandono e il rifiuto. Chi soffre della sindrome di Wendy è una persona che cerca di risolvere i problemi degli altri mantenendo un atteggiamento basato sul sacrificio di sé, permettendo ai bisogni e alle esigenze dell’altro di primeggiare.

Tendenzialmente chi adotta questo pattern comportamentale ha sperimentato per lo più nella sua vita la fatica e la sofferenza. Questo la porta a farsi carico delle sofferenze altrui e a sentire la responsabilità salvifica dell’altro. 

Le persone con questa sindrome trovano soddisfazione nel vedere il partner trarre beneficio dai loro sacrifici e dal loro supporto e si radica in una percezione di sé come essenziale e indispensabile per la relazione e il benessere del partner, ma allo stesso tempo può determinare disturbi dell’umore, stanchezza e frustrazione.

“Io ti salverò…”

Si rischia di incappare in relazioni squilibrate e malsane, in cui una persona assume un ruolo quasi genitoriale, cercando di evitare conflitti e compiacendo continuamente l’altro, giustificando ogni comportamento, anche violento. E l’altro si autorizza ad assumere atteggiamenti di qualunque natura sapendo che verrà giustificato e compreso. Non è un caso che queste persone scelgano di costruire delle relazioni affettive con partner bisognosi, individui sfuggenti, con storie complicate, emotivamente instabili, tendenzialmente sono uomini problematici.

Questo non fa altro che attivare lo schema protettivo di chi ricopre il ruolo della crocerossina e di validare le sue credenze di base: “l’amore richiede sacrificio, sarò amata solo se …”  E questa credenza porta le donne ad accettare anche amori violenti e disfunzionali. Sono disposte ad accettare e sacrificare tutto ciò che riguarda il proprio benessere e traggono gratificazione unicamente dal sentirsi utili e riconosciute nel loro ruolo.

Se ti riconosci in questa descrizione, se senti di vivere una relazione di questo tipo è importante che tu prenda consapevolezza e chieda aiuto. Rivolgiti ad una psicologa e/o psicoterapeuta e ad un centro antiviolenza.

Se sei vittima di violenza rivolgiti ad un centro antiviolenza e stalking e/o chiama il 15 22 numero gratuito attivo 24 h su 24.

Pubblicato il: 18 Settembre 2024
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