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Silvana Meloni e “Il salotto letterario di Daniela”

Silvana Meloni: Silvana Meloni
La scrittrice Silvana Meloni

Silvana Meloni

Incontriamo Silvana Meloni, scrittrice, ex avvocata ed ex insegnante. Scrive per il portale Thrillernord.it e ha all’attivo molte pubblicazioni, soprattutto libri gialli. Fra questi ricordiamo “Un caso quasi privato” (2002), “La valigia incartata” (2014), “Bagadìa” (2019), che sono parte della collana Vera Sulis avvocata; la collana poliziesca “Distorting Mirror” include invece “Era svedese” (2021) e “Le colpe di Maria” (2021). Ha inoltre scritto una saga familiare con venature di giallo, che parte dagli anni 1930 e arriva fino ai giorni nostri, divisa in quattro volumi di cui tre pubblicati: “Letizia, mia cara”, “Erba Mala” e “L’Affaire Corbelius”.

Ciao Silvana, grazie per aver accettato di partecipare al mio salotto letterario. Leggo nella tua biografia che hai esercitato la professione di avvocata e di insegnante e che circa vent’anni fa hai cominciato a scrivere romanzi gialli. Come hai fatto a conciliare così tanti impegni (e non li ho elencati nemmeno tutti: sei pure madre!)?

Grazie a te per avermi accolto. In realtà io ho pubblicato per la prima volta circa vent’anni fa, ma ho sempre scritto. Nella professione di avvocata civilista, quale ero io, saper utilizzare la penna (ormai la tastiera) era davvero imprescindibile. Tutto il processo civile è scritto e ti assicuro che gli atti da preparare sono tanti. Certo è un linguaggio diverso, ma si tratta sempre di raccontare storie e il buon risultato arriva quando le storie sono convincenti. È vero che sono sempre stata impegnata su diversi fronti, compreso quello familiare, ma la mia valvola di scarico per una vita piena di incombenze è sempre stata la lettura e, rubando il tempo nei momenti di vacanza o relativa calma, anche la scrittura non tecnica, la narrativa. Tempi lunghi naturalmente, quindi la prima pubblicazione solo nel 2002.

Nei tuoi libri il mistero è una costante. Ma anche l’attenzione per le storie di persone semplici, la donna o l’uomo della strada per intenderci. Cosa ti interessa raccontare? E soprattutto: quanto dell’avvocata e dell’insegnante Meloni c’è nei tuoi romanzi gialli?

Ti svelerò un segreto: a me diverte scrivere il romanzo che mi piace leggere. Scrivere mi da gioia, non è un obbligo e porto sulla carta tutto ciò che, dal mio cuore, preme per essere portato all’attenzione esterna. Quindi è ovvio che nei miei personaggi c’è una parte di me, della mia vita, dei miei amici e delle persone che ho conosciuto negli anni. Ma nulla è volontario perché non scrivo di me, nessuna mia storia è autobiografia. Scrivo il mistero perché m’intriga il mistero che traspare nei romanzi che leggo, soprattutto in quelli che non vengono dichiarati romanzi di genere, perché la suspense è il sale della vita. Che vita noiosa sarebbe se sapessimo cosa ci accadrà domani, fra un mese, fra un anno? Io non amo programmare, amo scoprire.

Per questo tutti i miei romanzi hanno sempre una trama o sotto trama thriller. Però parlano d’altro. L’intreccio delle storie, la suspense, è la modalità con cui racconto, il contenuto è sempre molto meno semplice. Racconto episodi storici, il costume di un’epoca o quello attuale, l’evoluzione della giustizia come sistema e come equità sostanziale, la condizione della donna ieri e oggi, la lotta di classe, la politica e il malaffare. Questi sono gli argomenti che mi interessano e dei quali scrivo anche nelle storie crime che appaiono le più semplici. Non faccio l’insegnante o l’avvocata nei miei romanzi, cerco di costruire personaggi sfaccettati e non faccio proclami, racconto però tra le righe la mia visione del mondo, così come tutti gli scrittori. La mia esperienza è la mia cassetta degli attrezzi.

Scrivere è sempre stato il tuo sogno nel cassetto, fin da bambina? Da piccola eri una lettrice compulsiva? Raccontaci: come e perché hai cominciato a scrivere?

Ho sempre scritto per diletto e per lavoro. Da bambina adoravo Piccole Donne e, identificandomi col personaggio di Jo, ho scritto il mio primo “romanzo” a otto anni. Però fino ai primi anni novanta non ho mai pensato che un giorno avrei pubblicato qualcosa di mio. Non avevo proprio idea che sarei potuta diventare una scrittrice. Il mio sogno nel cassetto, da che ho memoria, era fare l’avvocata. Non la giudice o notaia, io volevo fare l’avvocata a tutti costi, nonostante la difficoltà di questa strada professionale, per me che non avevo una famiglia facoltosa né una parentela che avrebbe potuto accogliermi in uno Studio Legale. Quindi nel 1984 ho aperto il mio studio legale senza una lira. Per poter lavorare come libera professionista, dovevo fare l’insegnante, attività che mi avrebbe garantito di che vivere. Da allora ho mantenuto il doppio lavoro.

Ho sempre letto molto, per necessità professionale e per diletto, non mi sono mai considerata una lettrice compulsiva, ma piuttosto una lettrice felice. Rivedendo però con gli occhi di oggi la donna che ero, vedo una ragazza che al mare non si stacca dall’ombrellone per non abbandonare la lettura, mentre gli amici giocano, fanno il bagno e si divertono in mille attività. La definizione è effettivamente lettrice compulsiva, anche se non lo sapevo. Altro indizio: quando leggo, da sempre, mi può cascare in testa la casa che non mi accorgo e non mi distraggo, sono nel mondo in cui mi porta il romanzo. Penso di aver cominciato a scrivere per poter esplorare gli universi fantastici, anche quelli che gli altri non raccontavano ma che io riuscivo a immaginare.

Di recente sei arrivata finalista al concorso di sceneggiatura di Casa Sanremo. Complimenti! Raccontaci questa tua esperienza e soprattutto… quale è il tema di questo tuo ultimo lavoro?

Silvana Meloni a Sanremo

Grazie. Non avrei mai immaginato di arrivare tra le cinque finaliste per il concorso sulle Serie TV di Casa Sanremo Writers, quindi questo riconoscimento sorprendente mi ha portato a vivere con soddisfazione e felicità l’esperienza della gita a Sanremo, in occasione del festival, per la premiazione. Nella rosa delle cinque c’era anche un’amica sanremese, Silvana Roselli, anche omonima, incontrarla e trascorrere con lei e con sua figlia, io e mia figlia, quella giornata è stata un’esperienza bellissima. Siamo state invitate a partecipare alla Masterclass dell’attore Lino Guanciale, testimonial di questa edizione di Casa Sanremo Writers, sulla lettura in pubblico, che è stata interessantissima e formativa. Abbiamo ricevuto l’attestato e siamo state comunque felici anche se nessuna delle due ha guadagnato il primo premio. Avevamo già la nostra vittoria: essere arrivate fin lì con le nostre sole forze.

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Ho presentato al concorso un soggetto tratto dall’ultimo libro che ho pubblicato: L’Affaire Corbelius. Un legal thriller che costituisce anche il terzo volume della saga dei Mameli. Ambientato negli anni ’80 a Cagliari, prende le mosse da un famoso caso giudiziario (la scomparsa di un avvocato e il conseguente arresto e processo a tutti gli avvocati di un rinomato studio legale) che ha coinvolto la nostra città in quegli anni. Il protagonista del romanzo, l’avvocato Toni Mameli, terzo rispetto alla stretta vicenda, vi si trova però coinvolto a causa dei danni collaterali che questa comporta. In un primo momento dal punto di vista personale, in quanto genitore di Sergio, travolto dalla tossicodipendenza e dal sottobosco malavitoso che viene a crearsi con l’arrivo in città della criminalità organizzata; in seconda battuta viene trascinato professionalmente nella vertenza perché assume la difesa della moglie dello scomparso avvocato Corbelius, imputata d’omicidio.

Hai pubblicato inizialmente per qualche casa editrice. Oggi sembri prediligere il selfpublishing. Come mai?

Sì, tutti i miei libri, otto finora, sono pubblicati in auto editoria con Amazon, ebook e cartaceo, e da questa piattaforma distribuiti. È stata una scelta ponderata della quale sono molto soddisfatta. In realtà in Italia fare una scelta Indie è ancora poco comune, tuttavia oltre i nostri confini le cose stanno diversamente. Amazon, del resto, è la maggiore piattaforma di distribuzione al mondo, e anche gli editori tradizionali non possono fare a meno di servirsene. Proporre i propri testi senza intermediazione consente un maggior guadagno e un totale controllo della propria produzione, riuscendo a ottenere risultati pur in un mercato come il nostro in cui si legge meno che in altri paesi d’oltralpe.

Un discorso sulle case editrici tradizionali sarebbe troppo lungo. Si può dire che sono molte, forse troppe, non tutte serie, e la maggior parte versano in preoccupante difficoltà economica. Questo impedisce loro di curare realmente gli interessi degli autori, le royalties sono bassissime, la pubblicità è comunque tutta sulle spalle degli scrittori. Anche le grosse CE, che probabilmente hanno capitali più solidi, lavorano più sulla quantità e sul ricambio piuttosto che sulla qualità, cercando di garantirsi gli introiti nel puntare su titoli di largo richiamo e su autori resi famosi da altre competenze che nulla hanno a che vedere con la scrittura. Anche qui con i dovuti distinguo, ma il mercato oggi è questo.

La domanda è: ho voglia di infilarmi nuovamente in questo ginepraio? La risposta è intuitiva, non me lo fa fare nessuno. C’è un gran lavoro dietro ciò che pubblico, mi aggiorno costantemente per arricchire la mia “cassetta degli attrezzi” e non fossilizzarmi, mi servo della collaborazione di professionisti per rendere il mio prodotto “libro” il migliore possibile. Stabilisco, da artigiana, un prezzo equo che possa contenere il valore del prodotto e che sia attraente per l’acquirente, senza rinunciare al mio compenso. Controllo la distribuzione in tutte le sue fasi, mi occupo della pubblicità e di tutto quanto è necessario per la vendita, con presentazioni anche in libreria.

Non è semplice ma è senza dubbio divertente, ora che mi dedico solamente ai miei romanzi.

Che progetti hai per il futuro?

Una immagine sorridente di Silvana Meloni

Non amo star ferma e dunque ho sempre progetti che vorrei realizzare. Di sicuro in primavera pubblicherò il quarto e ultimo volume della Saga dei Mameli. L’azione si svolge nel 2002 al sud della Francia, ma è l’occasione per riprendere le fila della storia e parlare degli esuli italiani, politici e non, che, durante gli anni ‘30, crearono il movimento rivoluzionario antinazista e antifascista che dall’esterno supportò la nostra resistenza.

Sto poi lavorando ad un’altra serie di libri gialli che avrà come protagoniste due donne: Cecilia, avvocata, e Lorena, investigatrice privata.

Poi non so, accarezzo sempre l’idea di trovare il modo di proporre le mie storie per la realizzazione di qualche film o Serie TV. Sognare non è reato.

Ci lasci una citazione da uno dei tuoi libri preferiti? Giusto un assaggio!

Una citazione da L’Affaire Corbelius, incipit.

Il silenzio si definisce per sottrazione: assenza di parole. Ma nel vuoto verbale l’orecchio ascolta. Il ticchettio della piccola sveglia sulla scrivania all’unisono col battito del cuore nel petto, il fruscio della penna stilografica sul foglio, una mosca che ronza intorno al mazzo di fiori nel vaso sul tavolino. E ogni cosa assume un colore diverso, come quando affiori dopo il tuffo e tutto è verde intorno a te, la distesa dell’acqua che dall’alto avevi percepito azzurra.”

Grazie di cuore, Silvana.

Grazie a te per la chiacchierata.

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